Colombre | Release Party @Le Mura 18/03/2017

Che sia marino e di buzzatiana memoria o che sia di bravura, sempre di un mostro si parla: Colombre ha presentato il suo “Pulviscolo” a Le Mura

Seguo da tempo – ma sempre un po’ supinamente, lo ammetto – le vicende artistiche di Colombre, al secolo Giovanni Imparato: il trascorso nella band pesarese Chewingum e, nel 2014, la coproduzione del disco di Maria Antonietta, Sassi. Quando poi son venuto a conoscenza del suo nuovo progetto solista e del Pulviscolo Release Party a Le Mura, ho pensato fosse un’occasione troppo ghiotta per farmi frenare dal senso di pigrizia che mi attanaglia ogni sabato sera. E sono dell’idea che Colombre sia un moniker davvero incisivo: c’è dietro Dino Buzzati, c’è la voglia di sfidare se stessi, di sfidare il mare, il mare magnum dell’indie pop italiano e i mostri che puntualmente ci inseguono e da cui cerchiamo di scappare, c’è il tentativo di dialogare con loro.

Giovanni fa la sua apparizione sul palco de Le Mura intorno alle 23, camicia verde acqua e ciuffo spettinato. Ad accompagnarlo Alfredo dal Portone alle chitarre e alle tastiere, Lorenzo Pizzorno al basso e Daniele Marzi alla batteria, a sostenerlo tanti amici e colleghi nascosti più o meno bene tra il pubblico. È visibilmente emozionato e quel «grazie, è bellissimo vedervi così in tanti», pronunciato prima di cantare, lascia presagire che sarà un concerto particolarmente sincero e sentito.

L’attacco è affidato a “Pulviscolo”, che è anche il brano che apre questo suo primo album da solista, prodotto dallo stesso Giovanni e da Fabio Grande per l’etichetta Bravo Dischi. A colpire è il contrasto tra la delicatezza del tappeto musicale e le parole spesso taglienti e fin troppo dirette, parole di chi ha finalmente trovato il coraggio di archiviare un passato fatto di scelte scomode e proseguire per la propria strada : “ho buttato via un sacco di tempo / perché credevo fossimo simili / se ci penso bene è uno spreco immenso / se poi doveva andare così“.

Schiettezza e ruvidità che ritornano e, anzi, si intensificano in “Blatte”: qui le tinte si fanno scure e l’interpretazione -efficace, pur senza il contributo di Jacopo Incani (Iosonouncane) – portata agli eccessi, perché non si può essere troppo indulgenti di fronte ad una fiducia non ricambiata: ” Ché le blatte si nascondono in casa tra i panni sporchi e aspettano il buio”.

Mentre le canzoni si susseguono, ne approfitto per dare un’occhiata alle mie spalle ed è piacevole osservare, a distanza di un solo giorno dall’uscita del disco, pulviscoli di ragazzi cantare con Giovanni e ballare sulle note di “Sveglia” e di “Fuoritempo”, che è forse il brano più spiccatamente pop del progetto, dal ritornello trascinante e dal finale ricercato ed intriso di psichedelia.

E mi piace immaginare, nonostante tutto sia cambiato intorno a lui o comunque stia per cambiare, che Colombre continui ad accampare scuse per poter preservare la propria identità e muoversi con le sue gambe, magari fuori tempo, nel fluttuante panorama cantautorale italiano.

La set list non riserva grosse sorprese, ma in fondo è giusto così:

Pulviscolo

TSO

Dimmi tu

Blatte

Bugiardo

Svastiche

Deserto

Sveglia

Fuoritempo

ENCORE:

Anna è una scintilla

Pulviscolo

Blatte

 

Foto di Elisa Scapicchio

 

 

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