Come nasce un producer: intervista a Quiet A Lot

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Dopo l’etichetta Wound continuiamo a scoprire talenti nati a Roma e d’intorni. Oggi abbiamo un ragazzo che è emigrato a Londra per studiare che si chiama Enrico Giuliani aka Quiet A Lot.  E’ un artista appena nato, nemmeno un anno, ma che ha già all’attivo un album di ben otto tracce.

Abbiamo avuto la fortuna di intervistarlo, a distanza, per scoprire come si diventa producer di questi tempi.

E incominciamo proprio dalla distanza .

Studi a Londra. Precisamente cosa studi? E come mai questa decisione di fare le valigie e partire?

Quiet A Lot: Studio Audio Engineering al SAE (School of Audio Engineering, che ha sedi in numerose città ndr). Sono partito perché avevo bisogno di cambiare: avevo capito cosa volevo, e ciò che volevo era, semplicemente, fare musica. Ma era la mia unica certezza. Londra mi serviva per capire se dedicarmi a tempo pieno alle mie produzioni o se invece non convenisse prendere strade più “normali” con un lavoro dove fossi meno protagonista ma più sicuro come occupazione.

Hai detto che avevi già capito che la musica era quello che volevi fare. Come sei nato musicalmente, quali strade hai percorso fino adesso?

Q:Ho iniziato studiando pianoforte per qualche anno. Da lì il passaggio alle tastiere è stato veloce. Ho suonato in un paio di band pop-rock durante gli anni della scuola. Ma mi sono reso conto che preferivo lavorare su cose mie, sul creare nuova musica, più che imparare quella altrui. Ho iniziato a produrre  basi Hip-hop, un bel po’ di anni fa, in maniera molto dilettantistica con software di scarsa qualità. Io e un mio amico ci rappavamo sopra. Nel 2002 abbiamo anche fatto uscire un album, ma fu un po’ una delusione. Da allora è passato un bel po’ di tempo. Ho continuanto a produrre Hip-Hop in questi anni e sono cresciuto molto.

E per quanto riguarda l’elettronica? Cosa ti ha spinto verso questo genere?

Q:L’approccio all’elettronica è stato quasi casuale. Nel 2012 mi sono ritrovato a dover comporre una traccia come assegno per il college. È venuta fuori una traccia minimal con un po’ di house. Ho ricevuto il massimo dei voti e anche molti feedback positivi, anche da produttori per i quali nutro una certa stima.

Così ho continuato a lavorarci, e quella traccia è diventata Quite A lot , nome che poi ha subito una leggera trasformazione: Quiet A Lot  ovvero il mio alter ego come produttore di musica elettronica.

E come mai questo nome? È venuto in mente per caso o ha una sua logica dietro il gioco di parole( può essere letto come “abbastanza” ma anche come “ molto silenzioso” ndr)?

Q: Beh la logica c’è. La contrapposizione tra Quiet e A lot è quella che contraddistingue la musica che faccio: armonie, strumenti ananogici e parti orchestrate contrapposti ai ritmi forti e decisi dell’elettronica.

Solitamente come incominci la produzione di una traccia? Qual è il processo creativo che ci sta dietro? Che software usi maggiormente?

Q: Amo campionare: ascoltare un vinile e cogliere il pezzetto giusto. Spesso da lì parte l’ispirazione per tutta la traccia. Ovviamente quando si campiona bisogna darsi delle regole. La composizione in midi o in analogico non va mai lasciata indietro. Devono procedere in parallelo. Per quanto riguarda le DAW (digital audio workstation, ovvero i programmi per comporre al computer ndr) ne uso varie: Logic, Pro Tools, Ableton, Reason…

Che consigli daresti a chi si è appena affacciato alla produzione elettronica?

Q: Mah essendo un genere al quale sono appena approdato non me la sento di dare consigli particolari.

Penso solo che in generale sia importante lavorare su un proprio Sound, senza cercare di imitare quello di altri, anche se ci piace molto. Tanto l’influenza si farà sentire comunque. Ognuno di noi, dentro ha un’ampia gamma di sonorità. Tutto sta nel tirarle fuori.

Come consiglio tecnico per i producer: non cercate di ricreare strumenti acustici già esistenti con il computer. Ne verrebbe fuori solo una brutta copia.

Parliamo nello specifico dell’album: Get A Name. Come nasce? E prima parlavi di influenze, quali sono state le tue per quest’uscita?

Q: Get A Name è nato per testare il terreno dell’elettronica. Avevo composto le mie prime tre canzoni come Quiet A Lot, avevo ricevuto molti feedback positivi e incoraggiamenti a fare di più. Così mi sono lasciato andare, per quanto possibile, e ho lasciato venire fuori la mia parte elettronica, ancora inesplorata. Riguardo le influenze, ce ne sono varie. A volte posso essere influenzato da Paul e Fritz Kalkbrenner come altre da Nicolas Jaar, Diplo, Gesaffelstein. Nel mio album c’è di base il fatto che ascolto ogni genere musicale e prendo quello che ritengo sia bello da ogni parte.

Oltre quest’album cos’altro hai fatto o stai preparando? Prima parlavi di Hip-Hop…

Q: Sì infatti ho prodotto l’intero album dei Double Mask, di cui facevo parte e ho lavorato per altri artisti di Rieti, città dove vivevo. E comunque l’hip-hop non è una strada che ho abbandonato. Accanto a Quiet A Lot porto avanti il progetto di ZioMc, l’alter ego rapper e producer. Continuo a produrre tracce per altri artisti e strumentali sulle quali rappo io stesso.

Bene, ti ringraziamo molto per la tua disponibiltà  e aspettiamo nuove produzioni. In ogni caso, avremo la possibilità di vederti suonare dal vivo prima o poi?

Q:Non ho ancora mai suonato Live come Quiet A Lot, il disco è uscito da appena un mese e sto ancora valutando e aspettando i giudizi del pubblico. Però sì sto pensando di misurarmi anche con la performance dal vivo, sto buttando giù qualche idea e ascoltando l’opinione di amici dj e producer.

Perfetto, allora attenderemo pazienti!

Vi lasciamo con il video di una delle tracce dell’album. The Sun For Angels

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=WugLQsU_Ok4[/youtube]

Soundcloud 

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V.B.

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