Per essere nuovi, facciamo retrò: Con Due Deca!

Pezzali Repetto

Come è ormai stranoto in questi giorni è uscito in download gratuito Con Due Deca. Un particolare progetto di RockIt che ha preso la crème de la crème del panorama indipendente nazionale per rivalutare gli 883, gruppo, un tempo avremmo detto pop o dance con disprezzo, ormai divenuto storico. Quel che ne esce è un prodotto un po’ nostalgico, che avvicina la musica indipendente di oggi a un genere nostalgico degli anni ’90 ma che cerca di essere un po’ più scuro o particolare, ricatapultando il “pensiero musicale” in un’era, quella degli anni ’80, di cui proprio non sentivamo la mancanza. Per il progetto complessivo consiglio di leggere questo simpatico appunto di Matteo Massi. Per il resto questo è il disco che farà diventare gli 883, per l'”intellettuale”, da “robaccia” a “cult”!
Noi andremo canzone per canzone…

1. I CaniCon Un Deca: canzone di punta del disco, da cui tutto è partito. Fanno male a metterla all’inizio, chi scaricherà l’album intero si fermerà alla prima traccia. Per quanto riguarda il cane in se (Niccolò C. si fa chiamare, o forse N. Contessa non mi ricordo!), nonstante la registrazione sia di pessima qualità, a dimostrazione che è una cosa voluta e non causa dell'”indipendenza” dei primi tempi, e senza contare che non riesce a raggiungere l'”acuto”, se così lo possiamo chiamare, sulla parola Deca, rimane una delle canzoni più belle del disco. Voto: 6

2. Carpacho!Nord Sud Ovest Est: sembrano soffrire anche loro dell’influenza malvagia dei Cani, ma sono più capaci. Tante quanto futili citazioni (non male quella di AM180 dei Grandaddy e quella finale di A Day In The Life dei Beatles) alla fine non aggiungono nulla a questo pezzo e, esattamente al contrario di quanto dice Max Pezzali, in piena sindrome da primi della classe. Voto: 5,5

3. SeltonCome Deve Andare: fra i tanti confusi dagli accenti spostati resi celeberrimi da Pezzali. Ne escono con una strofa in portoghese. Se non conoscessi il pezzo non andrei dopo il primo minuto. Voto: 4

4. Colapesce Gli Anni: degli 883 ci restituiscono la plasticona. Di questo gruppo c’è molto da dire, ma forse questa canzone non è la miglior cosa che hanno fatto. Non hanno fatto una bella cover fedele, ne una ben riarrangiata. Tolta completamente l’epicità generazionale che fa grande questo pezzo. Fredda. Voto: 4

5. Amour Fou& Anite QCome Mai (Pregando per un Synth): il titolo è chiaro. Questa canzone ci riporta all’oscuro medioevo degli anni ’80. Non male però. Se gli 883 non avessero sofferto già della brillantezza dei ’90 è così che avrebbero suonato Come Mai. Comunque sia, ennesimo tentativo di trovare il moderno nel retrò e uno stile nel semplice uso dell’elettronica. Voto: 5,5

6. Casa del MirtoUna Canzone d’Amore: sembra Je T’aime Moi Non Plus. Non regge il confronto, come quasi nessuna del disco, con l’originale. Però merita: il testo parlato è un’intuizione non da poco e l’arrangiamento non abbandona la voce a se stessa. Voto: 6,5

7. Niccolò CarnesiRotta Per Casa di Dio: fedele reinterpretazione. Anche qui cambia la metrica, non sappiamo se volutamente o sempre perchè Pezzali la stravolge in un modo tutto suo difficile da emulare e che comunque solo a lui viene così bene. L’arrangiamento è molto simile, non ha stravolto la canzone. Comunque plasticone (sembra che sia la cosa che più ispira gli artisti quando pensano agli 883) e dance. Passabile. Voto: 6

8. Numero 6Hanno Ucciso l’Uomo Ragno: bella. Molto. Molto scura, gotica e soft, crea un’atmosfera adatta al testo. Forse l’unico pezzo che potrebbe essere preferito all’originale, ed era – essendo una pietra miliare – il più difficile da riarrangiare. Un grande merito va a chi ha arrangiato il pezzo in modo da non esplodere mai veramente, ma facendolo rimanere fino alla fine in una sospirata tensione. Il pezzo più bello del disco, scaricatelo! Voto: 10

9. Ex OtagoSei un Mito: l’unica canzone che della “plastica” anni ’90 aveva veramente bisogno ne è stata privata. Impossibile da seguire il testo, privato di ogni significato. Il riff è stato mantenuto con un flauto, unico atto notabile nell’ambito di un arrangiamento che lascia a dir poco perplessi e delusi. Voto: 3

10. MacrobioticsLa Regola Di D’Amico: il D’Amico del testo è Dargen D’Amico stesso. Sembra sbagliato parlare di cover in questo caso: solo una parte del testo, rimanipolata in tutto, viene usata. Come pezzo hip hop è sorprendente in un certo senso. Fa molto strano sentire le parole di una canzone con cui siamo cresciuti cantate in questo modo, se uno non ci fa caso non se ne accorge nemmeno. Non abbastanza però. Voto: 5

11. Ghemon – TPS: ovvero Ti Porto Sfiga. Mai titolo più azzeccato: portò sfiga a Pezzali, uno dei pezzi meno belli degli 883, e così alla cover. Se fa schifo l’originale, è difficile fare meglio. Voto: 3

12. Amari Non ci spezziamo: come TPS, brutta l’originale brutta la cover, e come Gli Anni, priva di significato dal punto di vista dello sfogo generazionale. Alla prossima. Voto: 2

13. Egokid La Regina del Celebrità: geniale l’idea di cambiare il punto di vista del testo. La base, anche qui è tutta plasticona-dance-elettronica, che viene da chiedersi: come mai adesso vengono tutti approvati quando lo fanno, mentre all’epoca gruppi come gli 883 venivano adocchiati dagli intellettuali di turno come la merda più schifosa della musica? Caruccia. Voto: 5,5

14. Il TriangoloNella Notte: riarrangiamento folk, con tanto di armonica, non male. Peccato per la qualità veramente povera della registrazione che rende il pezzo spiacevole da ascoltare. Un minimo in più di produzione, e avrebbero fatto un capolavoro. Rimane una buona prova. Voto: 6,5

15. Maria AntoniettaWeekend: mamma mia. Ma che è saltato in mente al produttore? La voce è sparata a mille con sotto degli incomprensibili pad elettronici, e nonostante questo non si capisce una parola. Maria Antonietta cambia ogni vocale che incontra e spaccia questo per capacità interpretativa, che tutti le lodano. A me pare un bluff. Voto: 4

16. Soviet Soviet Il Grande Incubo: storpiano uno dei pezzi più belli di Pezzali-Repetto. Eliminano il riff della canzone che è spettacolare. Una profanità per i fan del pezzo, ma al di là di questo una schifezza completa: registrazione, arrangiamento, voce, suoni. Pezzali dice che sono post-punk, allora vorrei dirgli che una risposta a tutte le loro domande, i Soviet Soviet, la possono trovare proprio in una canzone dei “colleghi” del primo brano. Tutto sbagliato. Voto: 0

17. Girless & The OrphanSenza averti qui: brutto il suono, probabilmente non per colpa loro. L’arrangiamento sembra carino, ma, davvero, impossibile da ascoltare. Voto: ?

18. Lava Lava LoveBella Vera: uno degli ultimi pezzi degli 883, e non fra i più belli. Questa versione spazza via tutta la “coattaggine” dei primi 2000 al brano. Bravissima la cantante. Un altro pezzo decisamente più bello dell’originale, anche se non ci voleva poi tanto. Voto: 7

19. I Camillas feat. Liverani & Orson CamillasAeroplano: ancora una volta, confondono l’elettronica con lo stile. Ci vuole concretezza. Se questo pezzo non fosse già stato portato alla notorietà dagli 883 nessuno lo ascolterebbe per più di 30 secondi. Musica elettronica non deve significare nessun arrangiamento, troppo facile così. Voto: 3

20. News for LuluCumuli: ancora una volta, anche se sembra voluto, peccato per la registrazione. Un po’ troppo lunga e noiosa, ma rispetto al resto del disco, siamo a cavallo. Voto: 5,5

21. DiMartinoNessun Rimpianto: bellissima. Fra le più belle, anche se solo vocale, quindi troppo strana per rimanere a lungo nell'”on-the-go” di qualcuno. Ma quando è capitata così, all’improvviso, dopo questo disco pieno di torture, è stato un conforto. Complimenti, chiusura in bellezza. Voto: 7,5

Non me ne vogliano gli artisti, che abbiamo avuto e avremo modo di giudicarli per ben altre ragioni… Questo disco, nasce anche un po’ così in modo ludico, e così la recensione! A prestone

F.B.

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