I Consigli Del Narciso #3| Music Non Stop

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Il buono del mese scorso, il buono a venire

Riecco, precisi come un disco che gira, I Consigli Del Narciso sulle pagine di Cheap Sound. Per chi ancora non conoscesse la rubrica (cliccate qui per leggere le puntate precedenti) vi basti sapere che vengono suggeriti dischi buoni del mese appena trascorso e puntato un faro verso il buono a venire. C’è sempre una foto dei dischi che consiglio, o perlomeno di un paio di essi, e in coda un pezzo da ascoltare riguardo a qualcosa di nuovo in arrivo (coming soon). Puntata ricca, quella che vi apprestate a leggere, perché ad agosto ci prendiamo una piccola pausa – si va al mare – per tornare i primi di settembre più curiosi che mai. I dischi di giugno sono serviti.

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Plaid – The Digging Remedy ebbene sì, è tornato lo storico duo di casa sono Warp Records con un disco ricco di suggestioni e di sperimentazione. I londinesi Ed Handley e Andy Turner, già nei Black Dog, sono maestri nel gioco di far sembrare facili soluzioni elettroniche complesse, dove gli incastri ritmici rimangono sottotraccia rispetto alla ricerca certosina sul piano melodico e armonico. A fare la differenza, anche nel caso di questo ultimo disco, è la scrittura musicale e le atmosfere, di volta in volta giocose, malinconiche, oniriche, che puntualmente ti portano da un’altra parte. Ascoltare il primo singolo estratto “Do Matter” per credere.

Autechre – elseq 1-5 stessa classe dei Plaid (casa Warp) eppure da tutt’altra parte. Qui siamo in territori astratti, per 250 minuti di musica, suddivisi in cinque parti, che il duo mancuniano Rob Brown e Sean Booth ha rilasciato unicamente in formato download. Esperimenti industriali, ambient e techno dub che odorano di futuro, pur essendo strettamente interconnessi con quell’Intelligent Dance Music (IDM) che ha segnato la storia elettronica degli anni ’90. L’orizzonte sonoro è nero e apparentemente impenetrabile, il consiglio nel consiglio è di prestare un orecchio attento al disco, di seguire la lunga maratona tutta d’un fiato. Non ve ne pentirete.

Dam-Funk – Dj Kicks se siete amanti del funk vecchia scuola questo è il disco che fa per voi. La celeberrima serie di compilation della !K7 ingaggia, per il nuovo volume, il musicista americano che da sempre flirta con le musiche nere a cavallo degli anni ’60 e ’70. La sua selezione musicale è raffinata e mette in fila nomi semisconosciuti della scena funk, soul, boogie, electro e house per un lavoro che non delude le aspettative e che mette al centro di tutto l’atmosfera. Il groove è multiforme, tra nostalgia e progressismo come sostiene lo stesso Dam-Funk, potrei aggiungere che si presta bene anche per la pista da ballo. A buon intenditor… poche parole.

Kaos – Coup De Grace è stato stampato per la prima volta in vinile dalla Tannen Records proprio a giugno. L’ultimo lavoro di Marco Fiorito, in arte Kaos, dimostra un’urgenza espressiva che non si è stemperata dopo più di vent’anni di attività nel rap, quello meno indulgente (un tempo si sarebbe definito underground). Lui è il migliore, da tutti i punti di vista, quello metrico, stilistico, immaginifico, ha classe e forza e questo lavoro è un colpo di grazia dal primo all’ultimo secondo di musica. Per chi crede che il nuovo cantautorato possa essere ricercato anche tra i solchi dell’hip-hop.

Lo sguardo a quello che verrà mi porta a suggerirvi due dischi in uscita a luglio. Matthew Herbert – A Nude (The Perfect Body) nel momento in cui andiamo on-line dovrebbe essere già stato pubblicato, è un disco che ruota attorno alla figura dell’uomo e ai suoi umori/rumori. Come da tradizione del musicista inglese, che sviluppa temi musicali e non-musicali dalle profonde implicazioni artistiche, sociali e politiche, questa volta trasfigura in musica il suono di un corpo nudo in una stanza, tenuto in osservazione per 2-3 giorni. Il lavoro è diviso in otto parti, ciascuna ispirata ad un’azione comune come dormire, svegliarsi, mangiare, muoversi, defecare.

L’altro disco buonissimo in uscita è Badbadnotgood – IV ovvero un lavoro fusion che ammicca agli anni ’60 ma con il gusto e la sensibilità di oggi. Si tratta di un quartetto di giovanissimi talenti di Toronto che mettono insieme un piano ed un basso di stampo jazz con trovate – minime – di matrice elettronica/hip hop. La loro ultima fatica discografica è meno contaminata con roba “altra” rispetto ai precedenti volumi ed è quindi prettamente jazz, senza trucchi e parrucchi né sperimentazioni d’avanguardia. Però è un lavoro davvero per tutti, anche per chi è assolutamente a digiuno di queste sonorità. Onore al merito.

Ecco il coming soon di Badbadnotgood (Time Moves Slow feat. Sam Herring).

 

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