Cosmo @Monk 22/02/2017

Marco Jacopo Bianchi chiama, Roma risponde

Con Cosmo è tutta una questione di empatia. Lo abbiamo seguito dal vivo in occasione di concerti in piccoli club e in grandi piazze, ballato la sua musica quando sul palco era prevista solo la sua presenza e nelle cornici dei nostri festival preferiti; consigliato L’Ultima Festa come uno dei più significativi del 2016 e anche mangiato assieme una succulenta cacio e pepe.

Perciò ci è sembrato doveroso salutarlo nel migliore dei modi possibili il 22 febbraio scorso, durante la seconda data del doppio sold out romano; tour di commiato che fortunatamente è un “arrivederci a presto” anziché un’effettiva ultima festa.

É tutta una questione di empatia, dicevamo, perché se si supera l’iniziale diffidenza – ahimè molto diffusa anche in taluni addetti ai lavori – a considerare non gradita la musica italiana che appare semplice (ma che semplice non è affatto), quella che non si vergogna di confrontarsi con il pop nel modo più sincero possibile, quella che ad un certo punto funziona davvero sia su disco che dal vivo, allora si scopre un artista nel quale riconoscersi e pezzi da cantare a voce sguaiata.

Cosmo è tutto questo, e assistere a una sua esibizione cancella ogni dubbio su eventuali furbizie dell’operazione: c’è un amante della musica dei cantautori e di quella elettronica, del rock come del pop, insomma un produttore che ha saputo mettere bene a fuoco diverse influenze mediandole con la propria sensibilità, per un risultato che sta perfettamente in piedi qui e ora.

E’ un Monk Club stracolmo di spettatori ben prima dell’apertura delle porte; quello che ci attende è un mercoledì sera speciale. Le luci si spengono e inizia un rito ben preciso, sempre uguale a sé stesso eppure sempre emozionante. Si parte con “Cazzate” tratta dall’ultimo disco per proseguire in un’ora e mezza filata dove vengono reinterpretati quasi tutti i pezzi sia di Disordine (l’album di debutto del 2013) che de L’Ultima Festa, con momenti davvero memorabili – almeno per chi non ha mai partecipato a una comunione del genere –  in cui tutta la folla canta “Dicembre” o “Impossibile” o ancora “Le Voci” talmente forte da sovrastare i vocalizzi di Cosmo. Poi ci sono gli inevitabili stage diving in cui il microfono tende il suo lunghissimo filo in mezzo alla platea con Marco che si emoziona e continua a cantare in posizione orizzontale. E poi ancora le volte in cui Cosmo scende dal palco per abbracciare i suoi fan e perdersi nella folla mentre il beat continua incessante. Gli aspetti più da club dei suoi pezzi – la cassa in quattro che batte e batte – vengono rafforzati e dilatati; diventa una danza rituale e si prende fiato solo prima dei ritornelli da cantare tutti assieme. Finisce in un attimo e ci si ritrova in tanti sul palco; proprio in mezzo a tastiere e percussioni a saltare assieme a Marco e i suoi due sodali (sono invitati a salire in venti ma ci si ritrova in cento) mentre nel cielo del locale vengono sparati coriandoli a festa.

Finito il carnevale si ha confermata l’impressione che la 42 Records sia riuscita a valorizzare un altro talento che già ai tempi di Disordine – ma anche a quelli dei Drink To Me – era cristallino, eppure meno “esposto” al pubblico. Oggi Cosmo raccoglie ciò che ha seminato e declina una sensibilità artistica non comune con entusiasmo e voglia di condividere tutto: energie e turbamenti.

Ma che bella l’Italia musicale in questi ultimi anni; ma che bello Cosmo. A presto Marco, alla prossima festa!

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