Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Sono sicuro che esiste.
Sono certo che la necessità è un concetto insito nel residuo animale che alberga nell’animo umano.
La necessità ci attanaglia costantemente, ci spinge a prendere decisioni istintive, ci indirizza verso qualcosa che pretendiamo.
La necessità è un fattore talmente influente da poter creare a sua volta altre necessità.

Mettiamo che ad una ragazza dark venga impedita la sua necessità di silurarsi la faccia di inchiostro ad acqua e di stringersi i suoi anfibi con zeppa: dall’altra parte ci sarà un ragazzo hipster a cui verrà impedita la sua necessità di masturbarsi su una ragazza dark per sentirsi vicino a una realtà che è diametralmente opposta alla sua e della quale avrebbe voluto far parte se non ci fosse stata la necessità di diventare hipster, necessità che al giorno d’oggi è necessaria.
Rabbrividisco dinanzi al potenziale di un’idea, alla catena inscindibile di necessità consequenziali che si creano quando un’idea funziona, e cioè quando una libertà diventa una necessità.
La necessità piega il volere del mondo, ed è l’unica cosa che conta.
Tutto è fatto di necessità.
Il business, ad esempio, è fatto di necessità, più o meno condivisibili, più o meno malleabili.
Il business è fatto di mercato, che è fatto di prodotti, più o meno belli, più o meno fruttuosi.
La musica è fatta di prodotti, più o meno belli, più o meno apprezzabili.
Anzi no, la musica è fatta di musica, più o meno bella, più o meno vendibile.
La musica, dove viviamo noi, non è un prodotto, non nasce da una vera necessità, e non è vendibile.
La musica non è una necessità.
“Ma non ci posso credere, ma sei un genio!!”;
” Ma vergognati di quello che hai scritto, sei solo il risultato di un agglomerato culturale suburbano che ha estrinsecato la filosofia dall’arte e ne ha decretato la trasformazione a mero oggetto”;
“Sei un cojone, zi”.

Sì sì, già vi sento, già vi leggo, già sudo, già correggo.
Ma è così.
Se vi aspettavate l’ennesima dissertazione moralista sul ruolo della musica in generale, o solo nel nostro paese, o dove vi pare, non è questo che dovevate leggere.
O forse sì.
Forse è proprio questo che aspettavate da tempo di leggere, di sentirvi dire, di vedervi recitato.
Noi esercenti della musica viviamo di randellate sonore, di paste scotte dei locali, di un concerto al mese, di un pedale di chitarra che fa un suono assurdo e di un gruppo che ha tanti amplificatori e che ci fa piangere tanto.
Tutte cose di cui nessuno qui ha bisogno, di cui nessuno ha mai chiesto veramente, per cui nessuno nutre fiducia.
La capacità dell’azienda musica di creare appeal, di coinvolgere investimenti importanti e di creare una necessità è pressoché nulla.Il bacino d’utenza a cui si rivolge l’azienda musica in Italia è lo stesso che ha annullato qualsivoglia interesse nel settore, lo stesso che ne decreta la fine intellettuale e che ne sancisce la fine come necessità.
Nessuno ha più bisogno di un gruppo di bravi musicisti che edifica un percorso artistico.
Nessuno ha più bisogno di un gruppo di bravi musicisti che inventa una nuova felicità.
Nessuno ha più bisogno di una scusa per avere bisogno di qualcosa.
Tutti hanno bisogno della semplicità di fare cose, e la musica non è semplice.
La cultura cambia, la moneta pesa, le possibilità aumentano, le realtà diminuiscono.
Ci sono realtà musicali che si scontrano con la cultura attuale, e che cercano di addomesticarla, fallendo.
Ci sono realtà musicali che si fondono con la cultura attuale, che cercano di assecondarla, fallendo.
Ci sono momenti, che racchiudono un pensiero, l’attimo giusto, una parola detta in modo musicale, una nota liquida, che sopravvivono a stento, sui quali noi galleggiamo.
Noi esercenti della musica galleggiamo su una cortina sottilissima di superficialità e di necessità sbiadite, delle quali noi non facciamo parte.
Il bisogno di fare musica nasce dal bisogno di concretizzare il flusso intangibile di sensazioni devastanti che ci accompagnano in ogni momento.
Il bisogno di ascoltare musica anche.
Ma noi oggi non abbiamo necessità di sapere, non abbiamo necessità di ascoltare, non abbiamo necessità di aspettare.
Noi vogliamo soltanto scappare.

Valerio The Wiz

 

 

 

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