Random Access Memories: un bel disco, che delude

daft-punk-get-lucky-streaming

READ THIS ARTICLE IN ENGLISH! daft-punk-get-lucky-streaming

E finalmente è uscito.  Da che sembrava fosse solo una burla nata su internet si è  tramutata in solido disco di 13 tracce.
Un nuovo album dei Daft Punk era qualcosa in cui non si sperava più da un bel po’ di tempo. Per cui incominciamo a recensirlo dicendo “Grazie”, grazie di essere tornati, e grazie pure di averlo messo in vendita a poco più di 9 euro.

Cosa più che apprezzabile e soprattutto inaspettata vista l’attenzione che si era venuta a creare e la domanda del pubblico.
Era probabilmente il disco più atteso dell’anno, ci sarebbe un tomo da scrivere per recensirlo con tutte le impressioni del primo, del secondo, del terzo ascolto e così via, che fanno sempre venire in mente cose nuove.
Ma di norma le recensioni lunghe sono interessanti solo per chi le scrive, sono invece una noia per chi si trova a leggerle.

La questione è riassumibile in una sola frase: E’ un gran bel disco, ma è una delusione.

E’ una delusione per il motivo spiegato qui. Sono delle belle canzoni, alcune più alcune meno. Ma sicuramente nessuna è un grande pezzo, nemmeno Get Lucky. E soprattutto nessuna è un punto di svolta. Un indicazione per capire dove andrà la musica per i prossimi 5 anni.

“Eh ma tu vuoi un po’ troppo però…” direte voi. Probabilmente a ragione.
Il fatto  è che quando uno fa un disco come Discovery, raggiunge l’apice. E l’apice è una zona scomoda. Un disco  allo stesso tempo bellissimo, accattivante e sperimentale. Diventa difficile però ripetere una cosa del genere. Ma tuttti se lo aspettano.

Diciamo che io, e non credo di essere il solo, mi ero convinto che il duo francese avesse scoperto una sorta di formula magica. Una formula che permetesse loro di fare delle canzoni che riascoltandole dopo 10 anni sarebbero comunque suonate fresche come appena uscite. Quello che contraddistingue gli dei dell’Olimpo dai normali musicisti.  Quello che hanno fatto per Discovery ma che sembra non siano riusciti a ripetere.
Ecco questo disco non è uno Tsunami che spazza via tutto quello che c’era prima per lasciare, dopo il suo passaggio, un nuovo, vasto territorio tutto da esplorare.

E’ un disco che conferma che Guy Manuel e Thomas sono bravissimi a creare loop accattivanti e ripetitivi con qualcosa di magico che non stanca mai , seppure le tracce in media siano lunghe 4-5 minuti. Un disco che conferma questo talento. E basta.
D’altronde la mancanza di avanguardismo è segnalata forte e chiara dal titolo: “Random Access Memories”. Memories appunto.

L’impressione è che in quest’ album i Daft Punk avessero voluto rispolverare, riformulare tutto il loro amore per un certo tipo di musica. Funk, Disco, House .
Come se avessero voluto rifare quello che, col senno di poi, avevano sempre desiderato fare da giovincelli. Stavolta con attrezzature di tutto rispetto, che all’epoca non avevano.
E con una padronanza della scienza musicale che non avevano.
Perché parliamoci chiaro il disco comunque è bello. Scivola che è una bellezza. Una traccia dopo l’altra. Magari qualche cantanto in vocoder di troppo. Ma è un disco che va. Se l’avesse fatto uscire un emerito sconosciuto questa recensione sarebbe tutta un elogio. Il disco va perché, come detto sopra, a fare questo hanno confermato di essere bravissimi. Oltretutto le collaborazioni vanno in questa direzione.

Pharrell Williams, Il divino Giorgio Moroder, Paul Williams. Sono altri che sanno come far “funzionare” una traccia. Per funzionare intendo trovare sempre quei due, tre accordi che la rendono accattivante, riascoltabile volta dopo volta senza noia.  O trovare quel ritmo, quei suoni che ti fanno venire voglia di muoverti anche se li stai ascoltando seduto in una biblioteca. Queste tracce sono Loose yourself to dance, Get Lucky , Fragments of Time e Touch, quest’ultima, a mio avviso, la migliore dell’album.
In altre viene invece fuori tutto quello che hanno acquisito dalla lavorazione alla colonna sonora di Tron Legacy: Motherboard, Beyond.

Spiccano Giorgio by Moroder e Doin’ it right. Doin’ it right è una gran bella canzone e  non c’entra molto con il resto dell’album, non ha ritmi accattivanti ed è forse un po’ più difficile all’ascolto.

Giorgio By Moroder non sarebbe un pezzone, non è molto originale ma credo sia un po’ fatto apposta. E’ un mero elogio a tutto ciò che Moroder è stato, più che una collaborazione con lui. Rimane il fatto che l’attacco “My name is Giovanni Giorgio, but everybody calls me Giorgio” è qualcosa di straordinario.

In conclusione mi ripeto, e’ un bel disco. I pezzi sono belli, alcuni molto belli. Ma se ci si mette ad ascoltare la discografia completa, passare da Get Lucky ad una Face To Face, una Around the World. Il giudizio è netto. Face To Face rimarrà per sempre sul mio ipod e suonerà sempre come un pezzo appena uscito. Get lucky rimarrà una buona canzone, che mi ricorderà che hanno fatto uscire anche un altro album. Non molto più di questo.

V.B.

.

Autore: Daft Punk
Titolo: Random Access Memories
Etichetta: Daft Life / Columbia.

daft-punk-random-access-memoriesTRACKLIST

1. Give Life Back to  Music (feat. Nile Rodgers)
2. The Game of Love
3. Giorgio by Moroder (feat Giorgio Moroder)
4. Within (feat. Chilly Gonzales)
5.Instant Cruch (feat. Julian Casablancas)
6. Lose Yourself to Dance (feat. Pharrel Williams, Nile Rodgers)
7. Touch (feat. Paul Williams)
8. Get Lucky (feat. Pharrell Williams, Nile Rodgers)
9. Beyond
10.Motherboard
11. Fragments of Time (feat Todd Edwards)
12. Doin’ It Right (feat. Panda Beer)
13. Contact (feat. DJ Falcon)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *