Damien Rice incanta Roma (con tanto di mini-concerto extra)

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Chiunque si fosse trovato nella notte tra il 30 ed il 31 luglio a passare davanti all’Auditorium Parco della musica di Roma sicuramente avrà notato l’insolito spettacolo che verso le 23.30 ha avuto luogo nel piccolo giardino antistante la struttura.

Mentre l’Auditorium congedava i propri ospiti, infatti, davanti ai suoi cancelli, si veniva formando un circolo di persone tutte intente ad ascoltare e fotografare un uomo che, tra una sigaretta e l’altra, con la sua chitarra intonava canzoni, incitando il ristretto pubblico seduto ai suoi piedi a cantare insieme a lui.
Una situazione insolita che diventa eccezionale se si considera che quell’ uomo era Damien Rice, il più importante cantautore irlandese che neanche mezz’ ora prima aveva infiammato la platea della Cavea.

Atteso da un fervente pubblico internazionale, il 30 luglio Damien Rice è infatti salito sul suggestivo palco del Parco della Musica e con la sola semplicità ed eleganza della sua voce, di una chitarra e un pianoforte, ha dato luogo a uno spettacolo intenso e travolgente.

I suoi unici due album (“9” e “O”),  prodotti in ben quindici anni di carriera (testimoni dell’originalità di questa figura cantautoriale, da sempre impegnata a sottolineare la propria indipendenza dalle logiche di mercato più banali e scontate), hanno preso vita in un susseguirsi di sussurri, urla strazianti, segreti e tragedie che animano brani come Delicate e Eskimo.

Damien Rice si è dimostrato, oltre che un grande musicista, anche un vero intrattenitore in grado di alternare, con ironia e naturalezza, i propri pezzi a simpatici intermezzi di dialogo.
Così, tra un brano e l’altro, c’è stato il tempo di esaltare la bontà della cucina italiana (in particolare della mozzarella di bufala e della burrata) e di riproporre il jingle della pubblicità irlandese del gelato italiano, storpiatura funzionale di “O sole mio”.

L’artista istaura un vero e proprio rapporto di complicità con il pubblico. Lo fa piangere, ridere e cantare. Al punto che per  Volcano  il cantante incita la platea, costruendo una serie di controcanti che danno vita a un suggestivo coro che fa vibrare l’intera Cavea.
E fortunata a dir poco è stata la giovane Amie, spettatrice che, fatta salire sul palco insieme al suo ragazzo, ha ricevuto una serenata più unica che rara da parte del cantante, il quale le ha dedicato la canzone del suo album “O” che, per l’appunto, si intitola Amie .
E la stessa coppia di fan è stata nuovamente protagonista della spettacolo insieme a Damien Rice quando l’artista ha riproposto una delle sue canzoni più struggenti, Cheers Darlin’, in chiave semi ironica inscenando una simpatica vignetta con tanto di calici e bottiglia di vino bianco, che ha avuto il piacere di svuotare in non più di cinque minuti.

Ma i sorrisi che l’ Irlandese è riuscito a strappare sono stati spesso interrotti dalla commozione suscitata dalle sue canzoni.

Per alcuni suoi brani, Rice ha chiamato più volte il buio totale sul palco così da permettere all’intimità del concerto di raggiungere il suo apice. E che dire poi di quando, allontanatosi dai microfoni, spenti su sua richiesta, ha intonato a voce libera Cannonball dando vita ad un’atmosfera fuori da ogni dimensione terrena.

E diventeremmo prolissi,  forse, se continuassimo ad elencare ogni emozione che la voce di Damien Rice, le sue parole e la sua musica hanno portato sul palco romano.

Basti quindi un ultimo accenno alla stupenda interpretazione dell’ Hallelujah di Leonard Cohen (incatenata alla sua Cold Water), che ha riportato in vita per qualche minuto il compianto Jeff Buckley, e l’accenno a Creep dei Radiohead tra le note della celebre The Blower’s Daughter che ha chiuso il concerto.

O meglio, la prima parte del concerto.

Terminato lo show nella Cavea, infatti, come già accennato, il cantautore ha proseguito il suo spettacolo all’esterno dell’Auditorium, proponendo alcuni tra i molti suoi successi mai inclusi in album in studio e concludendo la serata con un pezzo inedito che ha cantato insieme a quel piccolo pubblico seduto ai suoi piedi.

Una serata incredibile regalata a Roma da un grande Artista, che con la sua delicatezza e semplicità non smette mai di stupire tutti coloro che seguono con sincera fascinazione le note delle sua canzoni.

Alice Ignazi

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