Daughter @Villa Ada Incontra il Mondo 8/08/2016

Daughter e Wrongonyou incantano Villa Ada in una sera d’agosto. Sogno indie -folk di una notte di mezza estate

Villa Ada nelle calde sere estive è in grado di regalare delle ambientazioni da sogno… Te ne accorgi già tra i viali alberati che ti portano all’“Isola che c’è”, al laghetto e al suo microcosmo sempre in fermento di artisti ed appassionati che lo hanno scelto come casa e rifugio durante l’estate romana.

Così lo scorso lunedì 8 agosto, mentre sull’isola cala la sera, il fronte palco di “Villa Ada Incontra il Mondo” si riempie di orecchie impazienti di ascoltare qualche ora di ottima musica live nella capitale: è Wrongonyou, il romano Marco Zitelli, a traghettarci verso il live dei Daughter. Lo stile di Wrongonyou è un mix di indie-folk impreziosito da incursioni electro e soul, disegnando ambientazioni delicate e sognanti, che si intrecciano alla perfezione con la location suggestiva del parco in cui siamo immersi. I suoi testi ispirano libertà e paesaggi di quiete, la sua voce a volte struggente a volte sussurrata ci riporta dall’evasione al reale: nel breve set propone alcuni brani nuovissimi insieme a singoli già usciti come “Rodeo” e il recente “The Lake“, per chiudere con l’intensa e ormai famosa “Killer“, brano in cui la sua particolare vocalità si esprime al massimo. Il pubblico di Villa Ada ha apprezzato da subito e si è lasciato accarezzare e conquistare dalle melodie di WoY, in uno scambio emozionale evidente di applausi e calore che hanno creato la giusta atmosfera per l’atteso live dei Daughter.

La formazione londinese arriva alla tappa romana dopo le partecipazioni al Primavera Sound di Barcellona e al Lollapalooza dello scorso luglio a Chicago, con due dischi all’attivo: If You Leave del 2013 e Not to Disappear del 2016. Il loro sound attinge all’indie-folk e alt-rock, con contaminazioni new wave e incursioni dream pop, regalando una declinazione intimista, sognante e melanconica del rock contemporaneo.

Il contributo della leader e cantante Elena Tonra risulta determinante nell’equilibrio stilistico della band: suoi sono i testi spiccatamente autobiografici in cui amore, rabbia, risentimento, e malinconia vengono cantati con slancio emozionale e ricchezza vocale, da ricordare nello stile una giovane Dolores O’Riordan (The Cramberries) e Florence Welch (Florence and the Machine). Inquietudini e ricordi trovano la loro espressione musicale negli arrangiamenti e nelle chitarre di Igor Haefeli, i cui suoni seguono alla perfezione il viaggio emozionale guidato dalla voce di Elena, sorretti dalla base ritmica e pulsante delle percussioni di Remi Aguilella.

Per il loro primo palco romano i Daughter scelgono una setlist equilibrata tra i brani dei due album, optando per suoni ed arrangiamenti più intensi e materici rispetto a quelli più evanescenti del primo album, conservando ricchezza e varietà, in un crescendo emotivo senza mai eccedere. Dinamiche precise, suoni leggeri e dream pop si intrecciano alla perfezione con una matrice rock (ma non troppo) merito anche di un quarto elemento sul palco: abbondanti chitarre e delay a braccetto con ritmiche di batteria e basso più spinte fino ad echi tribali, che tornano poi sommessi per lasciare spazio alla voce maestosa di Elena… e sono brividi.

Sono bastate le luci basse e le prime note di “How” per soggiogare i presenti e cullarli del tutto ammutoliti nelle ambientazioni sonore e nell’animo dei Daughter: un pubblico eterogeneo, ma egualmente emozionato, rapito da un live empatico, a cui ha risposto con trasporto ed emotività. I corpi ondeggiano seguendo il ritmo, sorrisi, e sguardi emozionati di chi ha aspettato per mesi e ha fatto chilometri essere lì (chi da Viterbo, Abruzzo, Toscana, qualcuno ha posticipato le vacanze), per godere di uno spettacolo in cui musica e brividi vanno di pari passo.

Il live di un’ora e mezza ha dato spazio a ben 16 tracce, regalando anche qualche rara esecuzione, in cui sono emerse a pieno le doti vocali e sonore della band. L’apertura con “How” racchiude il mood del live: un intreccio preciso, quasi algido, di strumenti e voci, per poi abbandonarsi nel ritornello sostenuto da un impeccabile base ritmica. I loop più ipnotici e dream pop li troviamo nell’esecuzione di “Number” spingendoci verso echi tribali e derivazioni eteree, mentre l’intima “Smoother” con suoni poco electro e la voce che si fa un sussurro tocca i cuori dei presenti. I momenti più energici sono segnati dalle note di “Human” e “No Care“, dove la linea ritmica fa da padrona e la voce di Elena si fa un tutt’uno con le percussioni.

Il pubblico si emoziona durante “Youth“, pezzo famosissimo della band che i presenti non hanno esitato a cantare timidamente fino all’ultimo verso, per non sgualcire la voce sottile della cantante. La band ha sentito il calore dell’agosto romano e del pubblico numeroso, svelando quasi un pizzico di rammarico annunciando l’ultimo pezzo: è bastato un ulteriore applauso per convincerli a regalare un’ultima traccia con una chiusura emozionante di “Made of Stone”, traccia conclusiva di Not to Desappear.

Il live dei Daughter è stato un momento di intensa evasione musicale: rimanere sospesi ai fili dei loro accordi, ai ricami della voce di Elena e alle armonie sonore della band è stato emozionante: se il loro intento era attraversarci con i loro sussurri fino al profondo, rubando gli ultimi versi del live “Structures of whispers /Pass throught our veins” (“Made of Stone!), sicuramente ci sono riusciti.

 

Se avete nostalgia della serata trovate qui la setlist completa:

How

Tomorrow

Numbers

Alone/With you

Amsterdam

Human

Smother

Shallows

Doing The Right Thing

Winter

No care

Home

New Ways

Youth

Fossa

Made of Stone

 

Foto di Damiano Capiato

8 Comments

    • Eu adoro iscas! o molho que fica grossinho por cima das batatas é uma verdadeira tentação… e no final do prato vazio, um belo pão caseiro cozido a forno de lenha, serve para limpar até à perfeição o molhinho apetitoso :)Era prato obrigatório nas matanças de porco que assisti na infância.

    • Didi 😉 comentou em 23 de março de 2009 às 18:27. Jú, vc se destacou em meios a tantos visuais caretinhas. O vestido, eu jurava que era um Balmain ou um Balenciaga. Vou tentar aprender com vc, pois tenho mania de me desfazer de tudo… é por isso também que vc é ícone fashion, pois poucas pessoas sabem o melhor momento de sacar aquela roupa esquecida no fundo do guarda roupa. Amei tudo! Bjusss

    • What i don’t realize is in fact how you’re now not actually a lot more well-liked than you may be now. You’re so intelligent. You already know therefore significantly when it comes to this topic, made me in my view believe it from a lot of various angles. Its like men and women don’t seem to be interested unless it’s one thing to accomplish with Girl gaga! Your own stuffs excellent. At all times care for it up!

    • scrive:Non dimentichiamo la noia esistenziale, la quale è molto più radicata nel nostro inconscio…Una cosa non mi annoia mai: la dialettica intelligente, quella che sa intuire e vedere l’altra faccia della medaglia.Ma sono così pochi coloro che sanno mettersi in gioco. Tutto sembra diluire niosamente nei luoghi comuni….

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