Critica musicale 2.0 | Intervista a Sandro Giorello

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La musica e la critica musicale ai tempi del web 2.0

La scena musicale italiana è in fermento, le produzioni dorate e non abbondano e le melodie catchy ci riempiono le orecchie. C’è solo  l’imbarazzo della scelta e perdersi nel mare della grande offerta della musica liquida è davvero facile. In un momento in cui blog, social e canali web propongono contenuti più disparati può essere interessante avere qualche punto di riferimento da seguire per poter creare ed affinare un proprio gusto e capacità critiche in campo musicale.

A questo proposito abbiamo fatto qualche domanda a Sandro Giorello, Redattore di Rockit.it e Dailybest.it, in occasione dell’avvio della seconda edizione del Corso di Critica Musicale organizzato da Better Days School l’Ass. di Promozione Sociale C’MON! , che tiene presso il Monk di Roma. Il corso inizierà questo lunedì, 14 novembre, e gli ultimi posti sono ancora disponibili!

Sei da molti anni nella redazione di Rockit.it, di cui sei stato caporedattore dal 2007 al 2014. Da ascoltatore, giornalista, critico hai avuto modo di osservare la realtà musicale italiana cambiare e evolvere da una prospettiva diversa da quella di molti altri.  Partendo da uno scenario tardo anni 90, che coincide un po’ con la nascita di Rockit, quali potrebbero essere le milestone della musica made in Italy? Quali fattori contingenti hanno determinato queste svolte?

Non è una domanda a cui si può rispondere facilmente in maniera concisa. Rockit nasce nel 1997 e, in vent’anni, sono cambiate moltissime cose. È una storia che inizia con gruppi come Bluvertigo, i Ritmo Tribale, Babalot e arriva fino a Ghali, Calcutta o Clap! Clap!, capisci da sola quante migliaia di band, rapper e producer ci siano lì in mezzo. Una cosa importante da notare è che l’attenzione verso la musica italiana è andata via via crescendo: anche solo dieci anni fa erano pochissimi i nomi che potevano permettersi il pubblico che fanno oggi i Cani o i Thegiornalisti e la stampa generalista è diventata più curiosa sui gruppi nuovi. Fino a qualche anno fa sembravamo condannati a vita a sentire in radio solo la Pausini e Ligabue mentre adesso, invece, le cose stanno cambiando e in fretta. Non parlo di grandi rivoluzioni, ma sicuramente stiamo assistendo a quello che, molto probabilmente, è uno dei momenti più dinamici e interessanti per la nostra musica.

Internet e social sono dei fattori che hanno cambiato il modo in cui passano le informazioni, compreso il modo di fruire dei contenuti musicali. Avere a disposizione così tanta musica è una occasione di crescita o questo bombardamento può in qualche modo condurre ad un ascolto distratto?

Avere così tante informazioni e così tanta musica è la descrizione della nostra realtà e la realtà va accettata, non ci puoi fare niente. Entrambe le cose che hai scritto sono corrette: avere la possibilità di ascoltare legalmente tutta la musica del mondo è una risorsa fantastica ma, al tempo stesso, ti porta a distrarti più facilmente. Credo che sia importante essere onesti con se stessi: se riteniamo che la musica sia una componente davvero fondamentale della nostra vita sapremo trovare i modi e i tempi per dedicare il giusto peso agli ascolti che ci interessano, se lo facciamo solo per il name-dropping compulsivo o per dimostrare che siamo sempre sul pezzo, difficilmente arriveremo mai a comprendere cosa vuole comunicare un artista e perché ci emozioniamo quando ascoltiamo la sua musica.

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In mezzo a questo mare magnum di stimoli e prodotti musicali, come ci si può districare? Cosa vuol dire scrivere di musica e fare critica musicale oggi? Come è cambiata la critica musicale negli anni?

“Scrivere di musica”, oggi, vuol dire poco. Ormai molto spesso, quasi a cadenza regolare, riparte la solita polemica sul fatto che la recensione sia morta o meno. Oggi leggere una recensione non serve quasi più a nessuno, ma i critici musicali servono ancora. Il critico musicale è un esperto che si pone l’obiettivo di lavorare a lungo – pagato o meno, purtroppo è diventato irrilevante – sulla musica di un artista; cosa che un ascoltatore normale non farebbe mai. Questo tipo di impegno non è cambiato nel tempo, sono “solo” cambiati i modi e i mezzi di esprimere e far valere la propria opinione.

Immagino che “buon critico” si diventi con esperienza ed esercizio… che caratteristiche deve avere un buon critico?

Non c’è ovviamente un unico modo per fare critica musicale. A mio avviso un critico deve essere onesto e molto curioso, sono le due qualità più importanti per questo lavoro. E poi deve accettare che si fanno tantissimi sbagli, se un critico ha paura di fare figuracce vuol dire che non gli interessa crescere veramente.

Ruolo del critico è anche quello di fare da “filtro” con il suo sistema di canoni e conoscenza  tra offerta musicale e pubblico. Che responsabilità ha il critico? Ti è mai capitato di doverti ricredere in relazione ad un giudizio musicale?

Il critico ha una grande responsabilità, prima verso gli utenti che lo leggono e che gli danno fiducia, e poi verso gli artisti di cui parla. Ricordarsi che dietro ad un album c’è un dispendio di energie enormi – economiche, emotive, fisiche – ci spinge ad essere un po’ più rispettosi quando si pensa che basti ascoltare un disco un paio di volte per avere un’opinione. E poi, certo, ci si sbaglia e ci si ricrede molte volte. La musica non è una scienza esatta.

Il web ha dato voce a molti, anche nel settore del giornalismo musicale. 
Quali requisiti deve avere una  webzine  di qualità con tutta la concorrenza che c’è? A cosa deve puntare?  Una nicchia?

Una webzine per prima cosa deve avere un progetto. Sono bellissimi i siti naif nati grazie al semplice entusiasmo dei singoli collaboratori ma, dopo un certo numero di anni, è giusto che chi dirige un sito sappia dove vuole andare e come riuscire a rendere sostenibili gli obiettivi che si è dato. Può scegliere di diventare un sito LOL, come un sito iper-specializzato in una sola nicchia musicale, ma deve prendere delle decisioni seriamente altrimenti rischia di sprecare moltissime energie – in primis economiche – e di non riuscire a valorizzare quelli che collaborano con lui.

Sentiamo dirci che siamo una generazione senza ideali e con poca spina dorsale, che non abbiamo identità. Che il progressive di qualche anno fa era la manifestazione di uno spirito di rivolta. Oggi cosa trasmette la produzione musicale italiana?

Piangersi addosso e lamentarsi sono abbastanza tipici del provincialismo italiano, non possiamo farci molto. È giusto essere critici ma se ci facciamo prendere da atteggiamenti totalmente distruttivi è la fine. Come ti dicevo, Calcutta e Ghali sono riusciti a fare numeri così grandi, a livello di pubblico, di visualizzazioni e di attenzione da parte dei media, senza avere grandi team alle spalle o senza le strutture di una multinazionale. Non è la prima volta che accade, chiaro, prendi ad esempio lo Stato Sociale o Le Luci della Centrale Elettrica, ma ora sembra che si siano innescati dei circoli virtuosi molto interessanti. La musica italiana oggi trasmette una grande voglia di cambiamento. Penso sia un ottimo messaggio.

Se questa chiacchierata vi ha destato un po’ di curiosità sulla critica musicale sapete a chi rivolgervi!

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