Deluderti di Maria Antonietta | La recensione

maria antonietta

Ho qui davanti a me un bellissimo libro di Pessoa e leggo “Non è nei vasti campi o nei grandi giardini che vedo giungere la primavera. È nei rari alberi di una piccola piazza della città”.

Maria Antonietta è uno di quei rari alberi. Dai fiori delicati. Dal colore intenso. E dopo 4 anni di assenza dalla scena musicale indipendente italiana è tornata e ha portato con sè la primavera.

Deluderti è il terzo album della cantautrice pesarese, uscito il 30 Marzo per la Tempesta Dischi, prodotto da Colombre insieme a Tommaso Colliva e Fabio Grande. Un album in cui l’animo gentile di Maria Antonietta si è fluidificato, per aprirsi e condividersi senza vergogna.

Deluderti è un disco pop, aperto e intelligente, delicato e saggio, a tratti spavaldo, a tratti malinconico. Nove canzoni, sì canzoni, non pezzi, non tracce, senza ideologia intorno, se non quella di un femminismo cortese ed elegante in cui la cantautrice pesarese si fa portavoce di temi complessi per l’animo umano, raccontati attraverso parole e strutture semplici.

Già dalla prima canzone del suo terzo album, Maria Antonietta entra nel nostro immaginario senza ritardo, porgendo fiori freschi.

La canzone “Deluderti”, è a tutti gli effetti una vera e propria ode alla capacità di deludere, quale atto di coraggio e di fiducia, perché se ci pensate, è proprio nel deludere le aspettative che si trova l’opportunità  di fare qualcosa di sorprendente, di meraviglioso.

“Deluderti” spalanca una finestra su trenta minuti di climax emotivo, che trova una riconciliazione nell’ultima canzone dell’album “E invece niente”, dove tutte le ansie, “baby, bye bye”.

“Avrei dovuto congelarmi, farmi spedire nello spazio interstellare, sacrificarmi per non vedere il nostro oceano che diventa un mare, ma parlavo troppo svelto, pensavo troppo svelto, credevo di sapere molte cose invece niente.”

In questo disco, Maria Antonietta si è stancata di parlare di quanto le cose vadano male con i ragazzi e con una timbrica inconfondibile, ariosa, sicura, ma a tratti naïf, mette in mostra una sofisticata e naturale saggezza.

Si tratta di una produzione frutto di un lavoro preciso fatto sui suoni e di arrangiamenti, che si inserisce, senza osare troppo, nell’immaginario estetico del nuovo pop italiano, che forse, sta già diventando vecchio. La cantautrice, dopo quattro anni di silenzio, è infatti tornata lasciandosi alle spalle le sperimentazioni dell’indie folk o del punk rock, si è abbandonata a soluzioni più aperte, sorridenti e meditative che mescolano tentativi di art pop, chamber pop al vecchio rock’n roll con suggestioni new wave e un sottofondo immancabile di pop anni ottanta. Nonostante gli anni Ottanta, Maria Antonietta è un fiore ricercatissimo nel giardino del cantautorato italiano e con “Deluderti”, ci rassicura sul fatto che crescere è bellissimo. Pensate, si può iniziare a parlare di cose intime, a tratti noiose, con il sottofondo di musiche da carillon e pianoforti dal timbro chiaro e luminoso.

E anche se diventa sempre più arduo affrontare un hangover, quello che acquistiamo è molto più prezioso: un nuovo senso di indipendenza su cui fare affidamento, un nuovo senso di fiducia e perchè no, di felicità.

di Martina Petrucci

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