Dente @ SuperSanto’s o anche ‘seguire i consigli della tua ragazza’

Venerdì 8 Giugno, la classica sera di prima estate, mite, ancora fresca, che non ha nessuna voglia di chiudersi dentro alcun locale. Venerdì 8 Giugno è proprio quella sera che sa di piazza Trilussa e Campo dè Fiori, del tristissimo ponte Milvio e delle nascoste piazzette di Monti, di piazzale del Verano, con i suoi colori, profumi, musica.

 

Venerdì 8 Giugno ha una proposta interessante: Dente, Masoko e Tommaso di Giulio live al SuperSanto’s, lo spazio concerti, nuovo di zecca, tirato su da Ausgang e Lanificio 159, bello da morire e con un cartellone da panico.
Affatto male.
La scelta migliore, a quanto pare, soprattutto se la tua ragazza te lo ricorda, sistematico, ogni sacrosanto giorno da circa un mese.
Morale della favola: alle ore 20.00 ero là, un po’ presto per i concerti, ma già tardi per gustarmi il SuperSanto’s che si sveglia. In breve: stand culinari, dalla pizza al panino (raffinati e zozzi, qualsivoglia), dal gelato ai dolciumi, dal bistrot al kebab; giochi ‘da fiera’, a cominciare dal tiro al bersaglio fino ad arrivare al toro meccanico; magliette, vinili, borse, jeans, pantaloni e calzoni, libri, libretti, librucci, libracci (perchè no?), storie, risa, cappelli assurdi e live art ad accogliervi all’entrata est di questo fantastico spazio estivo che ha, come fulcro, il palco del SuperSanto’s.

Dopo un panino (zozzo) discreto a un prezzo irrisorio e un bel birro fresco mi avvicino proprio a quel palco per l’inizio delle esibizioni che, alla fine, di queste si voleva parlare.

Ad aprire le danze Tommaso di Giulio & Bal Musette Motel in un fantastico set acustico.
Quattro sillabe: fantastico.
Divertente, fresco, naturale; chitarra, voce, kazoo con i suoi compari di basso semiacustico e ukulele accompagnati da un drumset minimale, Tommaso di Giulio ci fa dondolare per una buona mezz’ora su un’ottima base di cantautorato italiano imbevuto di una grande qualità compositiva che non punta più di tanto in alto. Pezzi semplici, strutturati in modo facile e veloce, ritornelli accattivanti, linee melodiche di assimilazione istantanea che si inseriscono perfettamente nella nuova corrente di cantautorato nostrano che, ringraziando Iddio, poco a poco, sgomitando, sta sempre più acquistando forma e nomi di rilievo. Veramente, decisamente, ottimo. Roba che Le mie scuse più sincere è appena diventata la colonna sonora della mia estate. Unica pecca, da verificare, è che forse più di mezz’ora in sua compagnia potrebbe essere stucchevole ma, per adesso, mi ritengo più che soddisfatto.

Breve cambio palco et-voilà! Sul palco appaiono i Masoko: un pizzico di stramberia, nel suono e nel savoir-faire, cinque di chitarra minimale e terribilmente geniale, tastiere alla ‘viva anni ’80’, basso non troppo incisivo, batterie decisamente divertenti e un front-man allucinato, con una voce che sa di un Battiato meno attore e più cantante.
Poco più di mezz’ora per loro, tra grandi suoni, tante luci, bei riff, ritmiche incalzanti. Citando un amico: epici. Appartengono, esattamente, a quella corrente di new-wave nevrotica perennemente turbata dal punk e baciata, quando serve, dalla dance di qualche decade fa. Cantautorato italiano a fare da cappello a tutto con il già citato Battiato, probabilmente, a farla da padrone tra tutti i maestri.
Non la musica che preferisco, ma non si può non ammettere che, sì, sotto c’è tanta qualità, tanto studio, tanta roba!
Con loro, poi, per un pezzo solo, sale sul palco l’head-liner di quel venerdì 8 Giugno: Dente. Curiosamente, forse per necessità di tempistica, i Masoko vengono fatti scendere in fretta e furia subito dopo. Curioso, sì. Non tanto per la questione in sè, ma per le modalità.

Lungo cambio palco e, dopo una buona mezz’ora, troviamo su il quartetto capitanato dal buon Dente, al secolo Giuseppe Peveri, con il SuperSanto’s, improvvisamente, invaso da giovani ‘non più troppo giovani’. Il pubblico di Dente, è tosto ammetterlo, ha più o meno quasi tutto passato gli -enta. E’ tosto ammetterlo perchè, mio malgrado, la mia ragazza è una super-fan il che, francamente, è preoccupante.

‘Come definiresti Dente?’ mi hanno chiesto appena terminato il tutto (presto, tra l’altro, che i concerti al SuperSanto’s finiscono a mezzanotte spaccata). In una parola, citando un altro amico: mediocre. Ma, attenzione, non quel mediocre che di più non può, quel mediocre che di più ‘non vuò’. Mi spiego meglio: guardandomi attorno, sotto il palco, non vedevo persone esigenti dal punto di vista musicale o dei testi. Nessuno pronto a emozionarsi sull’apertura di un bridge, un coro, non dico un assolo, ma almeno su un riff melodico, nessuno pronto a cantare a squarciagola uno di quei testi pazzeschi, che ti entrano dentro e ti fanno a pezzi. Dente non ha di queste cose, probabilmente, anzi, sicuramente, neanche le vuole, tanto meno il suo pubblico. Poche emozioni forti, ecco. Non che la musica debba essere sempre uno schianto. Non che ogni concerto a cui si va debba essere necessariamente un’esperienza indimenticabile. Nel senso, comprendo che, a volte, per qualcuno, sia bello anche andare a sentire musica dal vivo senza per forza essere in quello stato di tensione, con cuore che batte e voglia di cantare, alzare le braccia e urlare, o, semplicemente, meraviglia di occhi sgranati e impossibilità di pensare a niente se non a quello che sta sul palco, o, ancora, divertimento, con l’impossibilità reale nello stare immobili e seri. Lo comprendo. Non è esattamente la mia visione di musica ora, ma ammetto che ci può stare.
I pezzi di Dente sono semplici, facili, con linee melodiche piuttosto impersonali, come il genere stesso richiede. Belli i suoni del piano elettrico dal vivo, un po’ meno quelli della chitarra, ottima la coppia batteria e basso, precisa, esatta, dal gran suono. Impersonali le linee melodiche, lo ripeto, che si parla sempre di cantautoriale. I cantautori, di norma, non richiedono grandi estensioni, giochi vocali, giri accattivanti; loro raccontano storie e le storie devono essere comprese, non si può lasciare spazio a equivoci. Ci sta. Non è questo, infatti, a mio parere, il problema di Dente.
Sarò io abituato ai cantautori vecchio stampo, sarà che i nuovi prendono tutto molto più alla leggera e non si focalizzano più sui problemi di tutti, ma si chiudono in loro stessi, con i confini del Mondo ‘dicibile’ sovrapposti allo strato più esterno della loro pelle, ma i testi di Dente non sono un granchè.
Alcuni divertenti, alcuni sardonici, alcuni (i miei preferiti a dir la verità) che rispecchiano la perfetta parodia dell’uomo duro, altri satirici, ma, in generale, nulla che vada oltre il rapporto di coppia. Rapporto di coppia, inoltre, non raccontato in profondità, ma lasciato sempre un po’ in sospeso, come due vecchi amici che si ritrovano in un bar davanti a un bicchiere e mai totalmente sinceri l’uno con l’altro. E’ come se Dente raccontasse per raccontare, non per svelarsi. Lo stesso pubblico di Dente, così mi è parso, non vuole sapere tutto di lui, neanche ermeticamente. Il pubblico di Dente vuole sapere qualcosa, giusto un po’. Dente non si svela, Dente non apre il petto. Dente si diverte e gioca con il più grande cliché del cantautorato italiano: la sincerità.
Ma credo sia una peculiarità di tutta questa nuova corrente di cantautori nostrani, con le metafore e allegorie volanti di Mannarino e il divertissement di Alessandro d’Orazi. Se questi artisti, infine, sono lo specchio più vero di una società che si evolve, non è difficile vedere come il Mondo di questa nuova generazione musicale abbia ristretto i propri confini sull’Io e sui problemi singoli dell’Io. Vittoria o sconfitta, lo decida ognuno da sé.

In conclusione, tre bis per Dente con la bella ninna nanna finale di Vieni a vivere e la, a gran voce richiesta, Buon appetito. Taglia tre pezzi per aver parlato troppo e, sì, decisamente, il giovanotto se la chiacchiera molto, tra un vino bianco e uno sclero per gli insetti del Verano.

Tuttavia, bella serata, ottimi artisti, bella musica e tanto su cui riflettere.

R’n’R

G.F

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *