Tutti i musicisti si conoscono, si incontrano e si parlano. E a tutti i livelli mentre chiaccherano arriva un momento in cui si dicono “certo qualche volta si dovrebbe fare qualcosa insieme”. Ma poi non lo fanno mai.
Ecco l’eccezione che conferma la regola: i Deproducers
Nomen omen: il gruppo è composto da quattro produttori e musicisti fra i più importanti nel panorama italiano. Vittorio Cosma (ideatore del progetto, già collaboratore di PFM e Elio e le storie tese, fra gli altri), Gianni Maroccolo (Litfiba, PGR), Max Casacci (Subsonica) e, più familiare a noi della scena romana, Riccardo Sinigallia (Tiromancino, Niccolò Fabi). A questi musicisti dal curriculum quasi spaventosi si aggiunge Fabio Peri che oltre ad essere diplomato in pianoforte, è laureato in fisica e direttore del Planetario di Milano.
Planetario, infatti, è il nome di questo disco. Primo di una “collana” sembrerebbe. Musica per conferenze scientifiche.
Così, con tutte queste premesse, nasce uno degli album di musica elettronica più belli a livello europeo degli ultimi anni. Su dei testi parlati di spiegazioni scientifiche, i Deproducers costruiscono una tela musicale perfetta, unica. Talmente tante influenze (dai Kraftwerk a Brian Eno, dai Pink Floyd a Moby fino agli Air) che lo rendono un disco all’avanguardia del genere. Un pezzo da collezione per i fan di questa musica, che alcuni chiamano Ambient, altri Chillout, altri ancora Lounge o Trip Hop, Minimal o New Age.
In questo album c’è tutto questo, c’è una cultura e una creatività che da all’Italia un posto privilegiato nella storia di questi generi musicali, ma con un po’ di rammarico.
Dico rammarico perché sono anni che si conoscono le qualità dei nostri musicisti in questo genere, e questo album ne è una grande prova. Viene da chiedersi, allora, come mai in tutti questi anni si sono spesso limitati, e perché anche gli altri si limitino. Perché, per farla breve, se i Tiromancino o i Subsonica pubblicano un disco a comprarlo sono in tanti mentre un album così deve essere “recluso” ad essere un side project? Perché l’industria della musica italiana non riesce a dare spazio ai musicisti nostrani? Ora, è un caso: i quattro in questione hanno tutti una carriera avviata e si possono “permettere” di fare un album del genere. Ma perché un musicista deve potersi “permettere” di fare ciò che gli piace, che poi in genere, è ciò che è nuovo?
Lascio questa riflessione al vento e vi invito caldamente all’acquisto di questo gioiellino di sette brani più quattro strumentali e una  cover (Figli delle Stelle di Alan Sorrenti, direi unico neo di questo album, decisamente fuori posto per quanto l’arrangiamento possa essere valido. Ma, come già ho lasciato intendere, non si può fare un disco oggi senza almeno qualcosa da spedire alle radio).
Al gruppo faccio i miei complimenti per aver prodotto uno degli album italiani più belli degli ultimi anni, sicuramente innovativo e, non era da specificare, ben prodotto. Li invito a non smettere qui (sul disco c’è un “1″ che fa ben sperare ad un “2″) e magari a tradurre il disco e mandarlo nel mercato internazionale. Non serve allontanarsi tanto per trovare un buon mercato!
Ultimo avviso: da maneggiare con cura il packaging: troppo grande, per quanto valida l’artwork, è sempre un disco, e così non entra nelle “discoteche” delle persone!
F.B.

Autore: Deproducers
Titolo: Planetario
Etichetta: Sony

TRACKLIST
1 – Planetario
2 – Travelling – Viaggio di un raggio di luce
3 – Costellazioni – Piccola guida stellare
4 – Arecibo – C’è qualcuno?
5 – Neu – Nascita di una stella
6 – ISS – International Space Station
7 – Home – Una nuova casa
8 – Figli delle stelle
9 –  Travelling – Viaggio di un raggio di luce [instrumental]
10 –  Costellazioni – Piccola guida stellare [instrumental]
11 –  Neu – Nascita di una stella [instrumental]
12 – Home – Una nuova casa [instrumental]

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