Destroyer Live@Quirinetta Sessions #1 – 07/06/2016

Ultima puntata della quinta stagione di Unplugged in Monti, meravigliosa rassegna nata nell’intimo salotto del Black Market nel Rione del centro capitolino, che da anni riesce a catturare l’attenzione spingendo lo sguardo oltre i confini nazionali.

Per questo saluto prima delle vacanze estive ha voluto fare di più, inaugurando una nuova rassegna sulla scia delle Church Session alla Chiesa Evangelica di Via XX Settembre. Si tratta del primo numero del Quirinetta Session, in collaborazione con Viteculture, primo appuntamento che si avvia a diventare consuetudine. Nuova location, ma spirito rimasto invariato: tanto amore per la musica e la volontà di portare proposte musicali di qualità nel centro storico di Roma. Non una scelta qualunque per aprire le danze: parliamo di Daniel Bejar e della sua band, in arte Destroyer.

Sette gli album per dare sfogo alle sue capacità, l’ultimo dei quali Poison Season composto da 13 brani in un mix di influenze diverse, da Bowie a Beirut.

Opening act, i Barbarisms, gruppo di cui vi abbiamo parlato tempo fa dopo l’uscita del nuovo album Browser e dei quali confermiamo le impressioni positive avute in precedenza: un trio spontaneo e coinvolgente di chiara impronta folk a tratti sperimentale, tra le novità prodotte in Italia da segnalare.

Ma arriviamo ai protagonisti della serata: dopo la partecipazione al Primavera Sound Festival di Barcellona, ecco i canadesi Destroyer far tappa presso il teatro romano.

Saliti sul palco del Quirinetta, il pubblico viene risucchiato in un vortice di note e sguardi. Un tuffo nel passato per iniziare il live, China Town, primo brano estratto dell’album Kaputt datato 2011, ottimo biglietto da visita che non lascia dubbi sul seguito a cui assisteremo. Il maturo folk-pop cantautorale di Daniel Bejar e della sua band in concerto dà vita a una cerimonia ipnotizzante e insolita: il tempo è sospeso e il cantante sembra meditare mentre sorseggia il suo distillato e canta, spesso inginocchiato.

E’ con “Times Square” che il pubblico si scalda e inizia a cantare, un’ode alla città di New York con richiami soft rock e magistrali arrangiamenti orchestrali che sottolineano il carattere poliedrico di Bejar: una band composta da musicisti impeccabili e affiatati tra loro e un pubblico, sognante, che continua a ballare a ritmo di “Dream Lover”, di “The River”, di pezzi più recenti e perle provenienti dagli album passati.

Una scaletta rigorosa al termine della quale segue un bis richiesto a gran voce. I Destroyer riappaiono sul palco lasciandoci, purtroppo, solo una ultima canzone, conferma di un live a cui valeva davvero la pena assistere. I Destroyer vanno ascoltati. E, se possibile, dal vivo, perché sono magici.

Testo: Roberta Piarulli

 

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