Diaframma | Punk e rabbia sul palco del Wishlist

Diaframma

I Diaframma rappresentano a tutt’oggi la new wave italiana degli anni ’80, insieme all’altro grande gruppo fiorentino, i Litfiba. Nella loro carriera hanno avuto svariate vicissitudini e cambi di rotta, con la sola costante di Federico Fiumani come leader. La loro discografia è oggetto di culto per la critica italiana e per il pubblico che sono riusciti a cucirsi addosso, e i tributi arrivati dalle sempre nuove generazioni, le ristampe (l’ultima di Siberia del 2016) e la raccolta The Self Years 1998-2017, non fanno che riconoscere nuova vita a questo gruppo sanguigno e ossessivamente romantico. Sabato scorso i Diaframma hanno fatto il pieno al Wishlist Club di Via dei Volsci.

Almeno duecento persone in fila senza prevendita non sono riuscite a entrare per via della capienza del locale. Peccato, perché il “Puttan Tour” che stanno portando in giro mostra l’attitudine punk mai persa dei membri. Spazio ovviamente alle grandi canzoni che hanno deciso il successo del gruppo, riconoscibili nella penna di Fiumani che dà omogeneità anche ai pezzi nati con Miro Sassolini, cantante dei Diaframma nell’album Siberia e riunitosi in qualche occasione. Suonano subito “Gennaio”, “Diamante Grezzo”, “La mia vita con una dea” “Siberia” etc., ma non esiste scaletta. Il pubblico sceglie quale pezzo vuole praticamente per tutto il concerto. I Diaframma sono generosi e questo fa sì che il concerto prenda sempre più una piega confidenziale. Ma ecco che in mezzo a questi sorrisi stona a un certo punto il rimprovero di Fiumani al batterista Lorenzo Moretto, che per Fiumani sembra aver sbagliato un passaggio.

Poco dopo, al momento di “Madre Superiora”, nuovamente Fiumani si gira incazzato verso il batterista e inveisce pesantemente contro di lui, stavolta smettendo di suonare. Moretto, esaurito, si alza e lancia a terra la batteria per farsi largo e arrivare faccia a faccia col cantante, evidentemente per una questione che aveva già dei precedenti tra i due. Interviene la sicurezza che divide Moretto da Fiumani che intanto era sceso dal palco, e dopo alcuni strattoni e la reazione non troppo sorpresa degli altri membri che cercano di mettere il punto, la band scompare. Tutti testimoni davanti a una scena davvero triste e infantile.

Non sapendo cosa pensare, dopo alcuni minuti in molti usciamo, credendo che il concerto sia finito qui. Federico Fiumani è sì una leggenda, ma non è sicuramente un personaggio facile da gestire e senz’altro il mostro dell’ego si fa sentire.

Tutto fa brodo in qualche modo e il teatrino che è diventato il concerto riprende per un’altra mezz’ora, proprio da “Madre Superiora”, giusto in tempo per rimettere a posto le cose con una faccia professionale.

Dispiace perché, a concerto finito, non si parla più della musica ma dei giudizi, che anche se dati in simpatia, non fanno onore a chi fa la storia e poi si ritrova a esporsi a scaramucce in pubblico per problemi di carattere personali. Ma il punk è anche questo e onestamente la cosa ha scatenato in me un piacevole momento di Sublime, nonostante l’ovvio rammarico per questo diverbio che speriamo non cambi i piani del gruppo.

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