Live report: Die Antwoord @ Laghetto di Villa Ada

antwoordMai viste così tante teste ammassate sotto al palco di Villa Ada: la peggio gioventù si riunisce, in un miscuglio di varia umanità, per un trio sudafricano che è ancora nel limbo tra alt e top 40 e per cui quindi è permesso esaltarsi.

Prima sorpresa: Dub FX comincia…in anticipo! E parliamo di Roma, dove una ventina di minuti di ritardo è considerata buona creanza. Il performer australiano, in ogni caso, si rivela un buon opener per la serata. Il pubblico, va detto, lo sta molto a sentire; ma è un coinvolgimento che viene incanalato al meglio da chi sta sul palco – cioè Dub FX medesimo e l’amico/collega/manager/produttore Sirius. I due insieme hanno prodotto in modo del tutto indipendente A Crossworlds, e l’esibizione romana si appoggia profondamente su quel sound e su quelle atmosfere. Anche i brani tratti dal debut Everythinks a Ripple vengono lievemente riadattati, aggiungendo bassi e distorsioni ad una formula che altrimenti consisterebbe solo di cantato e beatbox. Dub FX è una one man band (collaborazione con Sirius a parte): i tessuti sonori dei suoi pezzi sono spesso realizzati a voce e mandati in loop, altre volte presi direttamente dalla fidata Roland. L’effetto complessivo resta piacevole, nonostante un mix di immobilismo e confusione che rappresenta la natura interamente artigianale del progetto. Immobilismo perché i groove sono due, tre al massimo – usati, va detto, con grande intelligenza dall’artista australiano, che scappa sempre dall’impressione di one-trick-pony. Confusione perché di tre stili di canto (fintogiamaicano, rap e un incrocio tra ricordi di Bono e Sting) uno è di sicuro di troppo – onestamente propenderei per sopprimere l’accento posticcio marleyano, che il più delle volte è francamente stucchevole. Il palco, comunque, Dub FX lo riempie anche confinato nel suo metro quadrato di pedaliera e console, e le canzoni si lasciano ascoltare e ballare.

Die Antwoord saranno anche “la risposta”, ma secondo me non hanno capito la domanda. Un interrogativo interessante poteva essere “quanto suonate?” – la risposta, the answer, die antwoord è “guarda, ‘na cinquantina di minuti”. Per fortuna (fortuna? bravura, senz’altro) è un’oretta scarsa di entertainment coinvolgente. Anche qui a fare il gioco delle somiglianze ci si diverte: l’ingresso sul palco è in stile NWA, poi si passa a una spruzzata di Public Enemy, poi esce fuori l’identità del trio sudafricano – identità che però non sempre poggia sulle basi più solide. Ma parliamo di musica, prima. Scaletta divisa a metà tra il primo e il secondo album e strutturata sorprendentemente male, con i pezzi forti schiacciati nel finale – un problema soprattutto perché Ninja finisce la benzina ben prima di metà concerto (prima di prendersi una pausa provvidenziale s’era trovato in difficoltà anche nell’urlare “Roma!”). Il problema fondamentale non è la qualità dello spettacolo (divertente) o l’impatto delle canzoni (provate voi a sottrarvi al singalong di Baby’s On Fire o a non ammiccare su I Fink U Freeky), ma la credibilità. Il messaggio proposto è irriverente, sessuale, aggressivo – almeno nelle intenzioni – ma si inserisce perennemente un muro di finzione che va oltre la sana, giusta e legittima finzione scenica, andando a toccare il cuore stesso della proposta dei Die Antwoord. Insomma, ci sono o ci fanno? Se l’intento è ironico, perché si prendono così maledettamente sul serio? Si possono coniugare pezzi che puntano ai rave, canzoni da top 40 (alla luce di come è venuto fuori Ten$ion quel contratto major faceva maledettamente comodo) e…strumentali elettroniche? Come nel caso di Dub FX, di tre cose una non si sposa con il resto.

Tutto questo al di là di valutazioni del tipo la serata è divertente, i pezzi carini, Yo-Landi guaisce ininterrottamente e di fatto regge il concerto, una delle due ballerine è da 10 in pagella e per favore passi nel mio ufficio dopo la campanella. Anzi, il fatto più concreto della serata è che ballavano anche le tartarughe dentro al laghetto, però l’esaltazione di una notte (o di un tour) non può far dormire tranquilli i tre sudafricani, che con il prossimo album – Donker Mag, previsto per febbraio 2014 – sono chiamati alla svolta di una carriera piena di potenzialità.

F.F.

4 Comments

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  • Con razón el resumen resulta ser un poco más largo que los anteriores, jejeje. Y lo que me hace más gracia son tus anotaciones al margen…ya te imagino con cara de “Señor, dame tu fortaleza”.Saludos afectuosos, de corazón.

  • I am shocked with the schools you have up there. Where is ST. MONICA’S SECONDARY SCHOOL? The best girls’ high school in Ashanti region. I have not heard of the names of some of the schools you’ve posted. Where are Pope John Senior high and Bishop Herman located? Are these real high schools?

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