Any Other | Two, Geography: nessun altro (o chiunque altro) come lei

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Two, Geography è il nuovo disco di Adele Nigro – in arte Any Other – ed è un piccolo diamante nel nostro underground.

La bellezza spesso si nasconde dietro la semplicità: un giro di Do, un viso struccato, una stanza bianca. Ma altre volte dietro le cose apparentemente più semplici vivono mondi complessi, arrangiamenti infiniti, caleidoscopici umori. È questo un po’ l’immaginario che costruisce il video di “Walkthrough”, il singolo che ha anticipato il secondo album Two, Geography di Any Other. Un video essenziale, al limite del nulla, dove una stanza vuota è anche un varco che ti trasporta in mezzo alle mappature della musica oltreconfine e nel profondo della complessità delle depressioni umane e sentimentali. Dietro questo non-nome (Nessun altro? Chiunque altro?) c’è invece quello della polistrumentista Adele Nigro, che con i suoi 24 anni riesce a decomporre la complessità, facendola apparire semplice.

Two, Geography è un lavoro impregnato di diverse esperienze che lo distanziano dal primo album Silently.Quickly.Going Away., non solo perché approdato alla 42 records. Meno scarno e più carnale, più lontano dai (nobili) riferimenti che assottigliavano il progetto avvicinandolo all’alternative rock degli Wilco o Built To Spill. Il tempo che è trascorso tra un disco e l’altro ha visto Adele alla chitarra, sax e seconde voci per il tour Infedele di Colapesce, ha visto poi Any Other riempire il palco Night Pro del Primavera Sound Festival, perfettamente integrata e scenicamente al posto giusto. Partirà invece proprio a settembre il tour europeo che vedrà l’artista impegnata in numerose date all’estero.

Strutture destrutturate, canzoni senza ritornello in divenire illogico, un disco che scorre e poi si rompe e poi riparte tra ingranaggi stridenti. È difficile addentrarsi in questo universo fatto di umanità e frustrazione, passioni che esplodono a ritmo di jazz, vicino in alcuni punti alle sperimentazioni dei BadBadNotGood.

Geografia di corpi umani, incastri e separazione. È difficile non sentire niente davanti a una frase diretta come «I ask you fuck me as hard as you can/ I wouldn’t feel anything… I ask you love me as hard as you can/ I wouldn’t feel anything», dove la lirica tagliente si incastra nei numerosi strati musicali tra strumenti e interruzioni.

“A Grade” apre il disco con una chitarra di cui Nick Drake si sarebbe compiaciuto. Dopo i vulnerabili disturbi di “Walkthrough” si torna a respirare con l’unico pezzo strumentale “Stay Hydrated!”, una armonica pioggia di distorsioni melodiche che si attacca a Breastbone in un unicum di Sol maggiore e archi. Inquietudini blues e prese di coscienza folk accompagnano crisi acustiche e nevrosi dolci. “Traveling Hard” porta la cicatrice forse involontaria della amicizia (che li ha visti collaborare) con Generic Animal. “Mother Goose” è una dichiarazione di indipendenza relazionale «My happiness can not depend on anybody else, i cannot rely upon anybody else, now you can come inside, the door is open». Dieci tracce da digerire a stomaco vuoto con lentezza e riflessione. L’album si chiude con “A Place”, ultimo brano che non non vuole essere la fine di un concetto generale dell’album ma che lascia un continuo fluire di  possibilità.

«If they don’t see me I am nothing/but if they notice me I’m nothing at all».
Ti vediamo Adele e, soprattutto, non possiamo che ascoltarti.

Two, Geography è uscito il 14 settembre per 42Records.

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