≈ Belize ≈ | Graffiti – quando il trip hop incontra l’ITPOP

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Dopo un primo disco nel 2016 e l’EP Replica dello scorso anno, è uscito Graffiti, il secondo album dei Belize – dieci tracce che raccontano come si fondono trip hop, pop e attitudine cantautorale.

I Belize sono di Varese ma raccontano Milano, affogano nei synth ma amano l’arpeggio di chitarra, hanno un’attitudine cantautorale ma fanno trip hop.

Ad aprire Graffiti è “A lei”, con un motivo musicale che ci guida per tutto il brano, come fosse il main theme di una qualche colonna sonora – di quelle che non ti si schiodano dalla testa, senza mai diventare banali. È il pezzo, se vogliamo, di stampo più cantautorale del disco per scrittura testuale, linee vocali e scelte sonore, e ci introduce subito al sapore dolceamaro che definisce l’intero lavoro.

 

“Pianosequenza”, già nell’EP e presentata lo scorso anno alle audizioni di X Factor, neanche a dirlo, incarna i Belize e un sound che nell’affollato inditpop trova una sua identità ben precisa e una riconoscibilità, che ultimamente non è poi tanto comune.

“Buenos Aires, Pt.1” svela l’ispirazione meneghina del gruppo e ne definisce il sound internazionale, espresso ancor meglio nella successiva “Iride”, anch’essa già in Replica– downtempo, che però strizza l’occhio ad una sorta di Perfume Genius con tastiere dal sapore japanese music.

“Non aprite quella porta” fa spazio a Mecna che quasi suggella, con la sua presenza, l’ispirazione trip hop e urban della band, sulla quale poggia tutto l’album. Restiamo malinconici ma ci distendiamo con la title track, un’altra di quelle che, se l’ascolti, difficilmente penseresti di aver messo su un disco italiano. “Fisher Price”, tra le migliori (già in Replica e scritta insieme a Dardust), è una spontanea e riuscita sintesi tra elettronica, trip hop e le altre molteplici influenze che compongono Graffiti, mentre “Buenos Aires Pt.2” è forse la più vicina all’attuale scena musicale italiana, così come lo sono “Nuovo Cinema Normale” e “Superman”.

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“Barca” invece, firmata da Generic Animal, è perfettamente in linea con il resto della tracklist, fatta di brani scorrevoli che non perdono freschezza, di un minimalismo che conserva al contempo una certa ricercatezza complessiva.

È questa cifra stilistica a distinguere la band, che resiste dignitosamente ad una  diffusa omologazione involontaria, pur inserendosi a pieno nella scena del momento che ci piace tanto ma, a volte, vorremmo pure eludere. Allora tanto meglio farlo rimanendo dentro a questa scena, senza bisogno di rifugiarci in qualche vecchio disco da rimpiangere, ma premendo invece play su Graffiti dei Belize.

Graffiti è uscito il 15 giugno per Ghost Records/Believe Digital.

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