Charlie Cunningham | Sonorità del 2017 passate inosservate

charlie cunningham

Nessun soprannome, nessun logo, nessuno sfarzo.
Semplicemente Charlie Cunningham.

Charlie Cunningham, cantautore cresciuto in una piccola città della periferia londinese, coltiva da quando era piccolo la sua passione per la musica attraverso documentari musicali e sperimentando su un pianoforte che la famiglia possedeva in casa, fino a quando, dopo aver trascorso alcuni anni ad Oxford, decide di partire per Siviglia, città decisiva per la sua maturità musicale. Lì, la sua dimensione artistica cresce grazie allo sviluppo di una notevole tecnica chitarristica che gli permette di unire lo stile della chitarra flamenco ad un cantautorato introspettivo. Nel 2014 pubblica il suo primo EP Outside Things, seguito poi da Breather nel 2015 e Heights nel 2016. Tre EP che hanno permesso di gettare le basi per l’album d’esordio pubblicato nel 2017, dal titolo Lines.

Questo disco può essere inteso come una vera e propria necessità da parte dell’artista.
Quando la voglia di comunicare, di raccontare, di scoprirsi viene espressa attraverso la musica, una delle tante estensioni dell’animo umano, si sente. Aspetto rischioso che non sempre può rappresentare un pregio, poiché potrebbe far risuonare quella nota di egoismo oltre gli schemi, rendendo il pubblico non partecipe all’ascolto di temi trattati nel disco.
«Ma non è questo il giorno!»

L’immaginario creato, involontariamente, da Cunningham vede un tronco ormai morto trascinato dalla corrente di un fiume, per ben 36 minuti suddivisi in 12 tracce.
Un tronco fatto dello stesso legno di cui è composta la sua chitarra, mentre la corrente che lo trascina e lo percuote sono le sue dita e le sue mani che intervallano scivolamenti liquidi sulle corde a colpi decisi dati alla cassa di risonanza. Il suono viene cercato con tutto lo strumento e liberato con professionalità e voglia di esternare ciò che è interno, facendolo inondare da quella luce di cui ha bisogno per crescere, come se fosse una pianta.

«The world needs to turn like it’s always done»

Altro elemento fondamentale è proprio la voce di Charlie Cunningham, la quale viene letteralmente suonata parallelamente alla chitarra. Il risultato è un bellissimo connubio che dà inizio ad una lenta combustione, che possiamo veder crescere pian piano dalla prima traccia, “An opening”, fino all’ultima, “While You Are Young”.

Una reazione chimica inarrestabile nella quale l’ascoltatore si ritrova partecipe e non spettatore.
La scrittura potrebbe essere un elemento di debolezza, non tanto per il mood che si instaura all’interno dell’album, bensì più per un discorso di geometrie che disegna. Nonostante la poesia e le bellissime metafore, non ci sono spigolosità, non ci sono discese né salite, bensì più una linea rigida seguita fedelmente.

Ciò non ha comunque impedito alla linea vocale di averne. Brani come “Breather” e “Minimum” rappresentano un lato dell’artista diverso, che chiude gli occhi a quei paesaggi dove l’orizzonte è solo una linea fine che contorna una solitudine interiore.
Molino”, decima traccia del disco interamente strumentale, a differenza di quest’ultime, offre proprio un’immagine simile.

«You sigh, there’s so much I could have said
But I wasn’t ready then, and I’m still not»

You Sigh” rappresenta il brano più forte del disco, capace di entrare nella mente dell’ascoltatore per via di una linea vocale molto brillante, la quale grazie alla sua semplicità ed immediatezza riesce ad essere metabolizzata in fretta.

Quello che proviene dal disco è un grido d’aiuto, rimasto inascoltato e compreso da pochi.
Attraverso sonorità simili ad un Ben Howard o ad un Bon Iver, Charlie Cunningham parla di introspezione, insicurezza, e rassegnazione. C’è anche molta malinconia e a volte una visione un po’ cupa, dove la rassegnazione sembra l’unica soluzione per poter andare avanti.
Viene offerto, inoltre, un punto di vista sulle cose diverso, attraverso il quale sentimenti contrastanti riescono ad edificare un progetto musicale forte che risulta in alcuni punti spinoso.
Lines è un ottimo disco di partenza di un cantautore molto particolare che, nonostante la freschezza, sembra già forte, sicuro e difficile da abbattere.

Gli arpeggi parlano chiaro. Questo tronco, in balia di una corrente inarrestabile, affronterà un viaggio lungo che per la sua vulnerabilità si farà trasportare così lontano da riuscire a cambiare le ambientazioni circostanti, permettendo al cantautore inglese di sperimentare sempre di più.
Un fiume difficile da arginare sia per la quantità di acqua che per la violenza con la quale essa scorre.

Lines è uscito il 27 Gennaio 2017 per Dumont Dumont

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