Colombre | Pulviscolo

Il Colombre è una creatura inventata da Dino Buzzati, un essere mitologico inviato dal Dio del Mare che perseguita i pescatori fino alla fine dei loro giorni. Ma è anche la rivelazione di questo 2017 musicale italiano, “creatura” di Bravo Dischi.

Sinestetici parossismi in cui è facile cogliere sfumature di grigio, tendenti al nero. L’intero disco è pervaso da questo senso di noir, da un unico filo conduttore che parte dal punto più scuro della nostra anima fino a giungere ed esplodere in un armonico fragore.

Queste le sensazioni al primo impatto, e molto probabilmente le stesse che Colombre, al secolo Giovanni Imparato, ex Chewingum e Maria Antonietta, aveva intenzione di imprimere al suo disco.

“Blatte”, che vanta un preziosissimo featuring (Iosonouncane), ci fa danzare e ci solletica nel profondo. Il sound è compenetrato da atmosfere che ricordano la Mina di “Per un’ora di amore” se non anche Serge Gainsbourg e Jane Birkin.

«Credevo di potermi fidare, mentire ti riesce bene – Non provo nulla per te perché sputi solo odio – Solo a pensarti ho il vomito». Testi pesanti, verbalmente violenti, eppure decontestualizzati ed edulcorati dalla dolcezza dei suoni, delle melodie e della stessa voce di Colombre, che rende e trasforma questa spada di Damocle sulla nostra testa in una delicata ed incantevole coperta di seta.

La personificazione dalle blatte, animale schifoso e vile, che si nasconde tra i panni sporchi e aspetta il buio, è la sintesi nonché l’intreccio dell’affabulazione che Colombre mette in atto con questa canzone, regalandoci un’ immagine perfetta di quello che per lui rappresenta il soggetto (o i soggetti) al centro della sua invettiva.

In “Pulviscolo” ci narra di un amore finito, e l’intensità del livore e del rimpianto che ne scaturisce è indice dell’intensità dell’amore che è stato, ma al tempo stesso, questa fine è stata frutto di una scelta, quasi a voler giustificare, più che all’altra parte, a sé stessi, la forzata volontà dell’inesorabile.

«Non posso più tornare indietro – So che puoi comprendere»

E l’immagine della polvere che ha masticato e i pulviscoli rimasti tra i denti sono, oltre ad un’immagine ad elevato tasso poetico, perfetta metafora del suddetto rimpianto.

E il messaggio finale, a mia personale interpretazione, è che è impossibile non avere rimpianti.

“Bugiardo” è un brano dove le liriche prevalgono, in virtù del suo modo di cantare: «Sapevo, tacevo, mentivo e ti confondevo, non me ne importava nulla o forse mi importava davvero» L’uso massiccio dei cantini sulla chitarra si attorciglia al “tappeto” sonoro dei synth/pad e della sua voce soave dando all’intera canzone quell’accezione di leggerezza che alternandosi tra uno speaker e l’altro, ci prende dolcemente per mano e ci accompagna per tutta la durata della canzone.

“Sveglia”

Qui si conferma quanto detto prima: canzone apparentemente scanzonata e ritmata per “nascondere” una critica nemmeno tanto velata alla società e a chi ne fa parte. I concetti a volte possono anche sembrare poco originali, ma è il modo di esprimerli e la capacità di farlo che li rende speciali. Si tratta di un invito a riflettere e a “svegliarsi” da questo torpore “volontario” in cui non siamo mai caduti, ma ci siamo nati. «Fottetevi voi e tutto il mondo – con la terra nella bocca – la gente fa schifo non voglio vedere nessuno»

«Brucia, brucia il tuo letto, anche quando sei sfatto come in un sepolcro.»
Continuo ad ascoltare in loop questa frase stupendomi della sua incredibile portata poetica e metaforica e maledicendo il fatto che non l’abbia scritta io.

Colombre è in grado poi di spaziare e danzare tra varie sonorità – arabeggianti come in “TSO” – o addirittura di farci muovere il bacino con ritmi più tendenti al funky (“Dimmi tu”), ma sempre riuscendo a mantenere salde un’identità e soprattutto le stesse tonalità di colore.

Pulviscolo è un album serio, definito, lucido ma a tratti volutamente confuso, in cui è veramente bello perdersi, magari proprio in giugno, nel mese più bello dell’anno. Siamo finalmente di fronte ad un cantautore che, conscio dei propri mezzi artistici e soprattutto poetici, è in grado di regalare e lasciare qualcosa in chi lo ascolta, che non potrà che essergli grato, me per primo.

Non è infatti un caso se chiudo questa recensione dicendo semplicemente:

Grazie Colombre.

 

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