Dulcamara | L’adrenalina di un viaggio bellissimo verso un non-luogo

Quello dei Dulcamara è “un’idea di suono, un’idea di musica”, mutaforma, in grado di affrontare tematiche diverse attraverso stili diversi.

Avventura nata da Mattia Zani, nel 2004 circa, partito con intenzioni rap e qualche pennellata di musica balcanica per poi atterrare nel Nord America, tra deserti, foreste, motel e autostop. Nel 2007 esce “Lasciami ad Est”, esordio firmato con l’etichetta BarmanLover. Qui, il rap incontra la musica gitana adattando strofe e metrica a ritmi incalzanti che spaziano tra l’hip hop e lo stile est europeo.

Brutture Moderne, nel 2010, fa uscire il loro secondo album dal titolo “Il Buio”. Inciso tra Milano e Los Angeles, il disco segna una sorta di transizione, un passaggio, influenzato sicuramente dalle atmosfere americane.

Un pezzo come “Nuda” incontra “Scintille di una notte d’America”, passando per “Male che vada”. Viene messa a nudo una bella versatilità, da questo punto di vista, presentando una scrittura spiccata, elegante e intelligente. Proprio a Los Angeles, la voce dei Dulcamara, decide di intraprendere studi di composizione per musica da film, rimanendo nella città più popolosa della California per circa due anni, lavorando così per diverse colonne sonore. Il soundtrack di “Erasmus 24_7”, documentario del collettivo Zero sul progetto di scambio culturale europeo, porta proprio la sua firma.

Nel 2012 la band affronta il periodo di gestazione che vede la nascita di “Uomo Con Cane” pubblicato da “Sundays Torino”. Quest’album rappresenta una curva dolce nel tragitto percorso da Mattia Zani. Una deviazione segnata sulla mappa che vede lasciarsi alle spalle anche la band d’origine. Il folk nordamericano è il colore scelto per dipingere questa tela. Una tela diversa dal solito, nella quale vengono abbandonate le fisarmoniche turbo-folk per imbracciare chitarre acustiche, armoniche, organi synth, cori e percussioni varie, con ritmi decisamente diversi. L’atmosfera è cambiata, diventando una gemma antica trovata in un bosco lungo un sentiero. Il tema del viaggio è come un’isola sulla quale approdare, stanchi e malinconici, per poter respirare finalmente dell’aria pulita.

“La strada del ritorno” è uno dei singoli più forti del disco, tanto da permettergli di arrivare in finale a Musicultura del 2014.

…che ricordai di avere acceso fuochi di notte
in mezzo ad un deserto,
di avere sentito per un attimo
il suono dell’universo…

L’album otterrà un riscontro molto positivo dalla critica su più testate giornalistiche importanti come Repubblica  XL, Rolling Stone, Il Resto del Carlino etc.

 …ricordo il sentiero quant’era nero
tirammo i dadi per proseguire
macchiammo di sangue le nostre braccia
caricammo di polvere il fucile…                      

“Il pazzo giù all’angolo”, “Giugno 99” ed altre tracce, evidenziano notevolmente il cambiamento che c’è stato.

Nel 2016, per INRI, esce “Indiana”.
Il rumore del vento che sposta le foglie, che disegna geometrie divine sulla sabbia dei deserti americani e l’acqua dei laghi, immobile come in un fermo immagine. Un album che richiama sciamani, che invoca grazia e ira degli dei, strade lunghe, desertiche e polverose che danno l’impressione di non essere soli in queste ambientazioni affascinanti quanto misteriose e malinconiche.

La traccia di apertura, per l’appunto, è “Rituale” con i suoi ritmi tribali che richiamano il vento. “Terminal”, che se ascoltata ad occhi chiusi, ci fa sentire in compagnia della solitudine la quale funge da catalizzatore per una ricerca introspettiva che scava, quasi raschiando, l’animo umano facendogli capire che il tempo non perdona, scorrendo inesorabilmente. Il tributo ai Monsters of Folk arriva con “Ladum”, seconda traccia del disco, che conferma l’amore per la musica folk americana. Immagini bellissime presentate come fotogrammi ritrovati dopo tanto tempo. “Sogni Lucidi”, come aveva dichiarato in un’intervista, è stato veramente un sogno lucido avuto in un motel abbandonato dell’Arizona, dove l’insonnia ha mosso la mani per scrivere e suonare questo pezzo.

Tutte le tracce hanno una bellissima logica che si muove nella natura incontaminata, in solitudine, che si ripara dalle intemperie volgendo uno sguardo al passato malinconico e dinamico. Il cielo a tratti stellato e a tratti nuvoloso, controlla tutto. Ci segue negli spostamenti illuminandoci la via giusta come un vecchio saggio incontrato lungo la strada.

“Verso Nord”, tredicesima traccia del disco, racchiude anche questo, delineando un cerchio che si ricollega alla seconda traccia offrendoci un’altra versione di “Terminal”, più soft ed intima, per poi far entrare l’ascoltatore in loop spirituale non trovando né capo né coda di questo serpente. È anche facile trovare nell’immaginario dell’ascoltatore, di essere alla guida di una Ford Torino degli anni 70, con le ruote che girano veloci, inarrestabili, che cavalcano strade desertiche lasciando dietro di sé un turbine di sabbia. Il motore rombante si scontra con il silenzio delle ambientazioni isolate. Verso la fine dell’ultima traccia, ci offre un’altra versione di “Terminal”, più soft ed intima.

Nel 2017, con l’uscita della bonus track “Dovrei”, si avvertono nuove intenzioni e nuove atmosfere che anticipano una nuova pagina di questa bellissima, come ama definire lui stesso, “idea di musica”.

 

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