Emilio Stella | Tutt’altro che Suonato

emilio stella

Suonato è il secondo disco di Emilio Stella, cantautore romano d’adozione la cui sofisticata semplicità continua a essere garanzia di qualità e successo.

Emilio Stella, classe ’83, è originario della Pomezia più povera e non ne ha mai fatto mistero: Panni e Scale (2011), il suo album d’esordio, anticipato dall’omonimo singolo, è un’agrodolce lettera d’amore ai luoghi che lo hanno visto crescere e che, come spesso accade, conservano quella sorta di incomprensibile mix di nostalgia e di rifiuto che ne amplifica il fascino e che li proietta nei ricordi personali con flash dal sapore quasi neorealista.

Il successo mediatico sarà via via sempre più palpabile, anche grazie a singoli come “Capocotta non è Kingston” e “Pontina”, con il progressivo aumentare delle presenze in radio, televisione e palcoscenico.

Quel che è particolarmente pregevole di Emilio Stella – il cui nomen è, senz’altro, un omen – è l’incredibile spontaneità con cui racconta i quartieri popolari della sua città, la sconcertante abilità con cui schiva il proiettile dell’estetizzazione forzata e afferra quello della pura autenticità. Quello di cui parla è reale, vissuto, toccato con mano. Non c’è zuccheroso romanticismo, ma qualche nota di rimpianto – che non costituisce mero ricordo, ma fa sì che si intraveda in filigrana l’affetto che quasi tutti conservano per le proprie radici, solide o traballanti che siano state.

Suonato, che esce sotto l’ala di Goodfellas, è stato presentato ufficialmente l’8 settembre scorso a Parco Schuster: undici tracce che non smentiscono i trascorsi del loro autore, né le aspettative del suo – ormai sostanzioso – seguito. Il singolo che l’ha anticipato, “Attenti al cool” (il cui video vanta la partecipazione dell’irriducibile Rocco Siffredi), pubblicato lo scorso 19 giugno, è probabilmente il manifesto dell’intero album, i cui protagonisti indiscussi sono gli «alieni», gli «zombie», e cioè noi, gli esseri umani della stretta contemporaneità, intrappolati in vite fittizie e virtuali, spesso inconsapevolmente artificiali.

Centri commerciali spacciati per luoghi di ritrovo, infinite code in autostrada e smartphone sempre più alienanti costituiscono l’immaginario dell’ultima fatica di Emilio Stella: “Gli alieni siamo noi”, quarta traccia del disco, sintetizza con precisione quasi chirurgica il pensiero del suo autore, che proprio non ce la fa a sentirsi parte di quest’idea assai degenerata di modernità, così influenzata dal giudizio altrui ed in fila, con gli occhi fissi e senza più espressione, concentrata nel fare buon Visa a cattivo gioco.

Tutto ciò continua a convivere, com’è verosimile, con personaggi estraniati ed estranianti, come “La gattara”: è questa, forse, l’emblema di chi è rimasto escluso dal rapido evolversi della società? L’ultimo baluardo di un mondo ormai sepolto e dimenticato, perché obsoleto? Un mondo in cui non siamo più disposti a vivere?

Gli interrogativi sollevati sono parecchi, tanti e troppi per chi spaccia la musica di Emilio Stella per semplice reggae leggero, trascurandone la fine e sensibile poetica. La semplicità del sound, oltretutto, è un’agognata boccata d’aria fresca. Immediatezza, accessibilità e assoluta non-artificiosità vengono sfoderate dal pometino d’oro come armi e, francamente, non possiamo che gioirne.

Suonato è uscito il 14 settembre per Goodfellas.

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