Giorgio Canali & Rossofuoco | Perturbazioni meteorologiche e le solite bestemmie

giorgio canali

Rompe l’autunno un album che parla di inverni.
Undici canzoni di merda con la pioggia dentro è il nuovo disco di Giorgio Canali & Rossofuoco.

«Eccoci qui, a faccia in su, atei, orfani dei cieli (…) in una prova generale di diluvio universale, come se avessimo bisogno di un’altra canzone di merda con la pioggia dentro».

Su questi versi si chiudeva nel 2011 l’album Rojo di Giorgio Canali & Rossofuoco. Scorrono sette anni e quel congiuntivo si trasforma davvero in un bisogno presente concretizzatosi in un nuovo progetto di inediti: Undici canzoni di merda con la pioggia dentro, appunto, in uscita il 5 ottobre 2018 per La Tempesta.

Eterno antagonista, anarchico romantico e disilluso, Canali canta ancora un disagio esistenziale. Ci sono le nuvole, paesaggi padani e c’è l’Emilia – a cui il tempo ha tolto la paranoia degli anni dei CCCP, lasciando spazio all’evoluzione di una Emilia ora «parallela». Undici canzoni che raccontano quanto «il mondo sta male davvero», e ci si continua ad ammalare di una febbre cronica non più generazionale.

Se davanti a un sistema marcio e ingiusto il giovane Canali avrebbe militato insieme ai Noir Désir sulla scia di “Le vent nous portera”, oggi rimane invece poca polvere da spazzare via. Polvere di una critica stanca su una società disordinata, di una lotta disarmata, spogliata dal suo incanto.

Ad anticipare l’album è stato il singolo “Fuochi supplementari”, titolo che era già nei pensieri dell’autore da diversi anni, dai tempi in cui discuteva con Davide Ferrario a proposito di un nuovo film, che il regista avrebbe voluto chiamare proprio “Rossofuoco”.  Rossofuoco – non il film, e neanche il gruppo – è una storia legata al brigatista e scrittore Cesare Battisti, militante nei PAC (Proletari Armati per il Comunismo). E così gli anni di piombo pesano tra le righe di liriche che sanno ormai di stantio: Cesare Battisti ha latitato in Messico, poi in Francia, è stato arrestato in Brasile, poi in Bolivia… La storia si è consumata e il tempo è trascorso per tutti.

È vero che il cantautore racconta di nuove controverse contraddizioni più storiche e meno politiche, è vero che cambia la poetica ormai al limite della rassegnazione, patinata da un velo di Maya che ammorbidisce un atteggiamento che un tempo sarebbe stato più combattente. Ma è vero anche che può sembrare di ascoltare un album faticoso e vissuto.

Tecnico del suono, produttore, cantante, musicista… Canali rimane incastrato dentro una schizofrenia dissacrante che sa di gin tonic e rock, una retorica lucida dall’attitudine punk, il rumore di una pioggia che intesse tutte le canzoni cucendo una trama grigia di un tappeto che non prende aria.

«Piove  sui  miei  pensieri, forse  un  mondo  migliore  c’è
ma  di  sicuro  è  da  qualche  altra  parte
vivere  felici  è  facile
basta  non  essere  me»

Undici canzoni di merda con la pioggia dentro è uscito il 5 ottobre per La Tempesta.

 

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