Giorgio Poi | Lo Smog che non inquina

Smog è il nuovo album di Giorgio Poi.
Un disco che neanche a farlo apposta si apre affermando
“Non mi piace viaggiare”, eppure finisce per far letteralmente evaporare l’ascoltatore in un viaggio mentale lungo mezz’ora.

Correva il 2017 quando Fa niente ha invaso tutte le nostre playlist Spotify. Suoni nuovi, diversi e sicuramente più accattivanti rispetto a ciò che eravamo abituati ad ascoltare tra i cantautori italiani. Un album che all’ormai ex membro dei Vadonimessico ha aperto numerose strade, dove la bandiera sventolata maggiormente era quella della propria ed elevata capacità tecnica.

Avevamo già parlato di Giorgio Poi e della sua avventura estera con la band francese Phoenix; dopodiché lo abbiamo sentito suonare le chitarre in Evergreen di Calcutta, in Stanza Singola di Franco126 e lo abbiamo visto indossare anche i panni di produttore in La Malanoche di Francesco De Leo. Due anni intensi per il cantautore novarese, che ha comunque deciso di tornare a dare voce al mondo che ha dentro.

Ed ecco che arriva Smog, e quel mondo diventa fatto di piccole cose, gesti quotidiani, pensieri a voce alta e preoccupazioni di vario genere.

Come in Fa niente, anche la title track di Smog è un brano strumentale che porta chi ascolta a camminare in paesaggi psichedelici, allietati da sonorità dream pop. Non a caso, “Re Giorgio”, è stato più volte indicato come il Mac DeMarco italiano. Attraverso i suoni delle sue chitarre, che trovano una dimensione nell’universo jangle pop, queste canzoni sono in grado di diventare quasi una coscienza interiore dell’ascoltatore, e per questo ci ritroviamo a non annoiarci mai nell’ascolto.

L’album è stato anticipato da due singoli: “Vinavil” e “Stella”.
Il primo di questi ha segnato definitivamente il ritorno di Giorgio Poi nelle vesti del cantautore: synth, malinconia e una chitarra dritta che disegna una strada precisa, percorsa da emozioni che fanno sciogliere quel cuore fatto di cera e di Vinavil.

Altro singolo ad essere stato presentato al pubblico, ma meritevole di un discorso a parte, è stato “La Musica Italiana”, che ha visto e sentito Calcutta complice di una canzone che incarna perfettamente una consapevolezza verso ciò che noi italiani siamo in ambito musicale, condita da un pizzico di malinconia. Quando si capisce se una cosa può mancarti o riesci a farne benissimo a meno? Quando ne sei lontano: la musica italiana diventa il parmigiano che viene a mancare quando si è lontani da casa, e un paragone più esplicativo di questo non poteva essere cantato.

Cos’è Smog, quindi? Lo stesso Giorgio Poi, su Facebook, accompagna l’uscita del disco con queste parole, e a noi va benissimo così:

«Smog è il mio primo secondo disco. Di dischi d’esordio se ne possono fare anche tre o quattro, con nomi sempre diversi. Invece i secondi dischi sono più rari, perchè per fare un secondo disco non basta fare un disco, ma bisogna farne due, e mano mano che si va avanti la situazione si complica. Credo che siano pochissimi i casi di secondi terzi dischi, improbabili i secondi quarti e impensabili i secondi quinti. Con questo voglio dire che Smog è un disco fatto in casa, e un disco è una delle poche cose fatte in casa a cui non si può aggiungere di seguito “come una volta”, perché una volta i dischi si facevano in studio. Insomma, di questo disco si potrà dire quel che si vuole, ma non che non sia un disco moderno. »

Giorgio Poi Smog

Smog è uscito l’8 marzo per Bomba Dischi.

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