Giorgio Poi | Fa Niente

Ad un primo ascolto del disco ho capito subito tre cose: Giorgio Poi è un musicista coi controcazzi, è cresciuto ascoltando le cassette di Vasco e Battisti, e che oggi va di moda dire stronzate.

Ora non fraintendetemi, adoro le stronzate, penso siano il motore che alimenta il nostro ego e le nostre velleità, e che ci ricorda che facciamo un lavoro di merda e possiamo morire domani.

Mi riferisco ovviamente all’apparente non-sense dei testi di questa nuova ondata di musica italiana. però le cazzate piacciono alla gente, perché è un clichè continuo dire che la quotidianità faccia schifo e quindi lo schifo piace. E allora ecco che son riusciti a far tornare di moda Enrico Papi, Magalli e anche l’ansia. Fino a cinque anni fa chi soffriva o semplicemente aveva l’ansia veniva curato, oggi se non la nomini almeno dieci-quindici volte non sei nessuno…

Però come dicevo, non tutto è da buttare, e poi chi sono io per dire cosa ha senso oppure no?

A volte la ricerca delle parole è talmente forzata che faremmo meglio a scrivere canzoni strumentali; inoltre penso che il 90% dei miei coetanei che ascoltano e osannano gente come James Blake o Bon Iver non abbia la più pallida idea di cosa vogliano dire i loro testi, quindi, come ho già detto, va bene così.

Giorgio Poi invece è bravissimo a trovare le parole giuste, quelle che “ci stanno bene”: sarà un lavoro di metrica, un lavoro di melodia, o semplicemente culo, però ci azzecca molto spesso.

Ed ecco che «la macchina friggitrice», «il nuovo dentifricio» o ancora «la telecamera professionale» diventano il motore di un nuovo modo di scrivere testi, che tanto piace ed è sempre “tutto molto bello”.

Però dicevo, Giorgio Poi è anche, o soprattutto un musicista.

Linee di basso complesse, sezioni ritmiche particolarmente articolate e un’incredibile profondità e bellezza dei suoni di chitarra: una chitarra acida che ricorda quelle degli anni settanta/ottanta, quella di un’Italia musicale che tanto ha dato ma poco ha avuto in cambio. Il sound generale del disco ricorda il primo Vasco, Ivan Graziani ma soprattutto Battisti, in quel suo piccolo capolavoro post-mogol chiamato Anima Latina.

Ne sono prova di questo canzoni come “Niente di strano”, “Doppio nodo”, ma anche “Abbronzatura”, la più bella del disco, a mio avviso. In queste canzoni, Giorgio Poi alterna ritmiche piuttosto semplici e contemporanee dove vengono esaltate le linee melodiche ad altre parti, strumentali, dove linee di basso per nulla scontate si alternano e si intrecciano a parti di batteria che sembrano quasi cantare, anche se è “Acqua minerale” la canzone più senza età del disco, che sembra uscita direttamente da una macchina del tempo con i pantaloni a zampa di elefante.

Canzone dopo canzone la sensazione generale è quella di trovarsi di fronte ad un bel disco, che suona semplice ma semplice non lo è affatto.

Un bel disco, non troppo veloce, che fortunatamente non corre via al primo ascolto; va ascoltato e riascoltato perché riesca a lasciare qualcosa, e fatelo perchè non ve ne pentirete.

 E non venite a dirmi “Il nuovo Calcutta”, non provateci nemmeno.

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