Leo Pari | Hotel Califano (ma tutto il resto è noia)

leo pari

Con Hotel Califano, Leo Pari festeggia i suoi 17 anni.

Oltre ad essere (stato?) un grande estimatore di Beppe Grillo, Leo Pari è un artista assai versatile: a dimostrarlo è la sua affollata e cangiante discografia cui, proprio oggi, va ad aggiungersi Hotel Califano. Se, infatti, i primi esperimenti musicali (Lettera al Futuro, 2006; San la Muerte, 2010) spaziano dal blues al rock all’elettronica, con la trilogia Rèsina (2012), Sirèna (2013) e Spazio (2016), Leo Pari bussa con mano ferma alla porta della “musica indipendente”, guadagnandosi un posto al sole nella maggior parte dei festival e delle manifestazioni dedicate al genere musicale più chiacchierato del decennio.

Rigorosamente romano, classe ’78 (il che lo rende, a tutti gli effetti, un quarantenne: dettaglio che è importante tenere a mente), Pari può peraltro vantare (se è vero che Roma caput indie) importanti collaborazioni con artisti di punta della scena romana contemporanea – fra cui spiccano, senz’altro, le avventure con i Thegiornalisti (tastierista aggiunto) e Gazzelle (supervisore artistico di Superbattito).

E, difatti, “Montepulciano”, primissima traccia del nuovo album, potrebbe esser stata scritta proprio dal Tommaso Paradiso di Completamente Sold Out: un inno post-carloverdoniano all’amore, che fa sfoggio di un’orecchiabilità notevole (non si esce vivi dagli anni ottanta, direbbe qualcuno) al punto da renderla probabilmente la canzone più digeribile del disco. Disco che, senz’ombra di dubbio, risente della recente deriva itpop dell’indie, ma che non manca di strizzare l’occhio al cantautorato folk-rock cui Pari è particolarmente affezionato sin dagli albori.

“Venerdì” fa largo uso di autotune, proiettandoci in tutt’altra atmosfera – quasi ci si aspetterebbe di veder comparire Carl Brave all’orizzonte– ma, più che altro, viene da chiedersi se Leo Pari abbia effettivamente ancora l’età per poter dire «Ci spacchiamo il culo perché è venerdì».

Il punto è, difatti, proprio questo: i testi delle sue canzoni sembrano far attrito con gli anni all’anagrafe del Pari.

leo pari

«Siamo lattice su pelle / Siamo polvere di stelle / Siamo segni zodiacali con le scarpe super belle» e «L’amore non si chiede / L’amore si fa» (entrambe da “Freshdance”, un discutibile inno all’amore carnale con una base electro-dance pericolosamente simile alla sigla di un anime giapponese) basterebbero già forse di per sé, ma voglio aggiungervi l’incredibile «Amore mio ti tradisco con l’idromassaggio» (dalla vagamente retrò “Dirty ti amo”), nonché l’ammirevole «Chiamami Torquato Tasso alcolico» (da “Chimica”, con lemandorle, il misterioso duo al maschile già autore di “Le ragazze”, “San Junipero”, “Ti amo il venerdì sera” e la più recente “Le 4”).

“Non ti scordare di me” – il cui titolo è, da Giusy Ferreri in poi, un catalizzatore di grandi aspettative – è uno stravagante tentativo di recuperare l’amata perduta; “Giovani Playboy” ha un intro melodicamente interessante, ma lo stesso non si può dire dei restanti due minuti e mezzo (probabilmente guastati da perle del calibro di «Se hai una ex che ascolta gli XX non importa»).

Il testo di “Mina”, poi, ultima traccia di una tracklist a questo punto agonizzante, è un tuffo nella demenzialità tipicamente adolescenziale: «Certe fighe che ti tolgono il respiro / Non ho mica il fisico di Kenshiro» e «Accendo una siga e faccio un solo tiro» bastano a rendersi conto che, evidentemente, Leo Pari è in perenne conflitto con la sua età anagrafica e davvero poco disposto a scendervi a patti.

Hotel Califano è uscito il 18 maggio per Foolica.

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