Luca D’Aversa | La recensione di Fuori

luca aversa

“Fuori” si chiamava un album dei Ministri. “Fuori” si chiamava un album dei Finley. “Fuori” si chiama anche l’album di Luca D’Aversa, che segue l’esordio omonimo uscito quattro anni fa.

La ricorrenza dell’avverbio non mi incoraggia l’ascolto immediato, lo ammetto. Però poi mi devo ricredere. E questo accade immediatamente, con la prima canzone “Lasciati sorprendere”, dalla quale appunto mi lascio sorprendere. È il singolo che anticipa l’album, che mostra subito gusto pop nella produzione, arrangiamenti dritti al servizio di una canzone solida e ispirata. E allora dò ragione al cantautore romano, quando sconsiglia le conclusioni affrettate:

Come si può andare avanti veloci, che poi ti perdi i dettagli migliori?

Il disco continua con “Solo no”, una canzone sulla solitudine tanto semplice quanto bella, da invogliare a cliccare il repeat.

Cosa gli fai alle persone cui vuoi bene? Gli stai addosso ore e ore o le lasci andare?
Come ti poni con chi vuoi fare rimanere? Gli stai accanto ore e ore o le lasci andare?

I testi di Luca D’Aversa nascono più da domande, che da certezze. Rispetto alle sue canzoni d’esordio il canto è meno soul e più asciutto. Soprattutto seleziona molto di più le parole: l’idea è dire solo ciò che è importante, incisivo, e sfrondare tutto il resto. Com’era quella storia sulla scultura? L’arte del togliere invece che aggiungere. Insomma, scavare all’essenza delle cose, cercare il diamante dentro la roccia.

Nessuna memoria resiste all’acqua che scorre
Sarebbe come tentare di accendere una candela mentre si corre per andare via
E raggiungere un posto che mi faccia girare la testa ma dalla parte opposta a te

L’acqua, la pioggia, sono l’immagine di partenza di molti di questi pezzi (“Hai visto mai”, Voleranno via”, “In superficie”…). Questo fil rouge è ripreso nella copertina del disco, in cui il volto di Luca è sfumato dietro a quello che sembra un vetro punteggiato di gocce di pioggia.

Bisognerebbe prendere e partire di getto
Salire sopra un treno, sedersi e osservare il paesaggio
E avere tutto il tempo per guardarsi dentro
Perché tra te e il mondo c’è un vetro con il tuo riflesso

Negli anni del cosiddetto “indie” italiano, Luca D’Aversa si pone elegantemente fuori dal tempo. Ascoltare queste canzoni è una riscoperta di ciò che era ieri essere cantautore, un affare che riguardava forse meno artisti, ma con più talento e immaginazione. Mettere a nudo insicurezze, descrivere un incanto, con immagini semplici tratte dalla vita quotidiana, per parlare di qualcosa di più intimo e urgente. E mirare sempre all’alto, al positivo, al tutto. Una capacità che è di pochi, e lui la armonizza all’interno di una certa tradizione “romana”: per fare almeno un nome, Niccolò Fabi mi sembra l’ispirazione più vicina a lui. (Forse allora “Fuori” era solo un modo per dire “Ecco”?)

Fortuna che ho le stelle cadenti dalla mia parte…

Infine, un arpeggio terzinato alla “Dear Prudence” dei Beatles, e “Le stelle rimbalzano” chiude il suo album, uscito il 19 gennaio per DIY Italia/Sony. Mi aspetto di ritrovarlo sulle radio italiane (perché quella è la destinazione naturale) per molto tempo.

 

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