Wrongonyou | La recensione di Rebirth

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Può un album d’esordio chiamarsi rinascita?

Marco Zitelli, in arte Wrongonyou, lo ha dimostrato concretizzando un anno di lavoro in questo disco, uscito per la Carosello Records il 9 Marzo 2018.

Un esordio che non ha bisogno di presentazioni, data la “gavetta”. Il giovane musicista romano ha pubblicato un EP nel 2016, sempre per la Carosello Records, dal titolo The Mountain Man. Lo abbiamo visto anche tra i più importanti festival musicali: Bruxelles, Bilbao, Parigi, Clermont Ferrand ed al Primavera Sound di Barcellona. Nel 2017, firma “Shoulders” per il film di Alessandro Gassmann “Il Premio”, che ha inserito come decima traccia nel disco.

Gavetta corposa, la sua, che, come possiamo sentire in Rebirth, ha gettato le basi per questa rinascita, per questa mutazione. Come spiegava ad Ernesto Assante, durante un’intervista per Webnotte, il titolo dell’album prende il nome dalla terza traccia, che in realtà è stata l’ultima ad essere scritta. Ultima ma non per importanza, come si suol dire, dato che, sempre in quell’intervista, ha affermato di aver avvertito una crescita personale proprio cantandola.

Wrongonyou decide di usare l’introspezione come arma. Riuscendoci.

“Son of winter” e “Sweet Marianne” lo dimostrano. Ogni traccia, riesce a condurre l’ascoltatore in una dimensione in cui l’acqua scorre e tutte le emozioni del momento scorrono insieme ad essa. “The lake will clean your mind / The lake will clean your soul”. Il suo amore incontrastato per la natura riecheggia all’interno di brani come “Tree”, prima traccia del disco, con influenze elettroniche; “The Lake”, “I Don’t Want To Get Down” e “Green River” contribuiscono a creare, nell’immaginario dell’ascoltatore, tundre di diverse conformazioni. La terra si muove, gli alberi crescono e l’acqua continua a scorrere. Immagini che possiamo vedere anche nel suo ultimo videoclip girato in Islanda, “Prove it”, per la regia di Corrado Perria e Andrea Folino.

Ultima traccia che chiude il disco è “Killer”. Brano del 2015 con chitarra e vocoder che richiamano un Justin Vernon (Bon Iver), ma per i più attenti, c’è un chiaro rimando agli EP del buon vecchio John Frusciante, negli anni da solista e sperimentatore (“Shadows Collide With People” può essere un esempio; “Niandra LaDes and Usually Just A T Shirt”, album del 1994).

Sarà un anno intenso, quello di Marco Zitelli.
Portarsi dietro, ad ogni live, il peso delle montagne, può essere faticoso ma le spalle del cantautore romano sono molto robuste.

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