Stain | Zeus, un’esordio che morde dritto alla gola

Stain Zeus

Zeus ringhia.
Zeus è legato alla catena.
Zeus è il primo disco degli Stain.

«Non svegliare il can che dorme», qualcuno diceva, ma la questione è molto diversa.
Stiamo parlando di una rock band formata da quattro ragazzi di Bari, che non hanno soltanto svegliato il cane ma hanno deciso di dargli voce per esternare questa sua voglia di cambiamento.
Una voglia di riscatto, ed una spinta dal fondo dove tutto sembra più nero e cupo, rendono l’atmosfera dell’album tutt’altro che pessimista.
Quando ci troviamo in un ambiente che ci sta stretto, l’unica cosa che possiamo fare è trovare quello stimolo dentro di noi in grado di farci evadere da una realtà che non sentiamo nostra.

«Nobody talks about the right man’s burden
Nobody talks about
Nobody hears the sound»

Con questo disco, gli Stain, lo hanno trovato.
La band, formatasi tra i banchi di scuola, trova l’assetto definitivo nella classica formazione da rock band: chitarra, batteria, basso e voce.
Stain significa macchia: un qualcosa di spontaneo, con una forma data da circostanze particolari. Ciò che si evidenzia in ogni traccia del disco sono proprio queste macchie in stile test di Rorschach, con le quali ognuno di noi elabora la propria voglia di cambiamento tramite una prospettiva personale.

La traccia che ha anticipato il disco è “Seize the day“, in realtà l’ultima della tracklist. Il brano cerca di esternare il disagio del non saper cogliere l’attimo. Un carpe diem mancato che si fa sentire ma che non scoraggia l’andare avanti alla ricerca di quella rivalsa emotiva tanto agognata.

«A ground, I’m over the mountain
But I see the sea
Too much oxygen, but I can’t breathe
What is gonna be enough?»

In tutto il disco, la coesione tra i membri del gruppo è evidente.

Il suono è compatto, organico e ben distribuito. “Under The Ground”, “A Machine”, “The Compromise”, sono solo alcuni esempi che riescono a rendere l’idea di un prodotto con una forma ben delineata.

Come è stato già scritto, ogni brano ha una macchia ben definita che lo descrive, rendendolo autonomo ma sospeso insieme agli altri da un filo conduttore tracciato dal messaggio contenuto nell’album.

Gli Stain sono un gruppo giovane con una storia ancora tutta da scrivere, ma la partenza non è per niente male. “Can che abbaia non morde”: Zeus è un disco che abbaia e morde, dritto alla gola.

Stain -Zeus

Zeus è uscito il 5 ottobre per Beta Produzioni.

Qui trovate tutte le info sulle date del loro tour.

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