Venerus | Passeggiare di notte senza coordinate

Abbiamo parlato molte volte di quanto la musica, ultimamente, si stia appiattendo: ascoltando un artista, ce ne portiamo dietro almeno altri tre. Ma musica e staticità proprio non possono coesistere. È un discorso complesso che si può spiegare, partendo proprio dalla novità del panorama underground italiano: Venerus.

Sul sito dell’etichetta Asian Fake, clicco su Venerus e leggo che è nato a San Siro nel ’92, che a 18 anni si è trasferito a Londra fino ai 23, dove ha maturato esperienza musicale tra il conservatorio e i quartieri della città. Qualcosa di nuovo? Fino a qui nulla di che. Sono tanti quelli che partono, spinti dalla voglia di fare musica e di approfondire discorsi e tematiche, ma in quanti, effettivamente, tornano con qualcosa?
Pochi, pochissimi. Ma Venerus è tra questi.

“Non ti conosco” è stato il brano con il quale, timidamente, ha bussato alla porta della scena musicale italiana. Ad avergli aperto sono stati due produttori musicali romani che non hanno di certo bisogno di presentazioni: Frenetik & Orang3. La canzone racchiude una malinconia ritmata e un’identità musicale colorata, in un panorama dove i grigi sono in abbondanza. Da questa collaborazione nasce anche “Dreamliner”: un altro potente singolo che entra in testa, portando con sé dissonanze e suoni non scontati, e superando i centomila streaming su Spotify.

Asian Fake non ha giustamente potuto fare a meno di prendere questo ragazzo all’interno della propria squadra e l’intesa è risultata vincente. L’uscita dell’EP A che punto è la notte conferma non solo che Venerus sia bravo a fare musica, ma che c’è qualcuno a cui non piacciono strade semplici – che se viste dall’alto compongono la scritta ITPOP, in grassetto. Un EP che di per sé non rappresenta nulla di innovativo, ma merita sicuramente di essere ascoltato molto più di tanti altri lavori, data una scelta di stile non facilissima.

«Ho voluto creare un mio palco, giocare sull’ambiguità così che nessuno avesse paletti in cui incasellarmi. Quando ti ho tolto i punti di riferimento, le tue coordinate, posso rapportarmi a te nel modo che preferisco, portarti nel mio mondo senza preconcetti, raccontarti qualcosa di sincero. In questo senso lo spazio in cui sono seduto è finto, però l’abbiamo costruito con le nostre mani, dunque è anche vero. Io sono lì in carne ossa, ma truccato e quindi finto. Un me trasfigurato, un me musicista che non vuole però rinchiudersi in sé stesso: non mi interessa fare musica per musicisti, scavarmi una nicchia, faccio musica sperando arrivi a più persone possibile.» 

Prendiamo un cucchiaio e affondiamolo nelle tracce di questo disco. Tiriamo su e mastichiamo.
Si sentirebbe l’hip hop, l’elettronica, un retrogusto soul con delle venature jazz (che vanno oltre la presenza del sax), r’n’b come se piovesse e tanta curiosità. È proprio così: Venerus è curioso, ha fame di sperimentare e di conoscere nuove frequenze per riuscire a dare una casa alle proprie emozioni. I suoi brani ci portano in ambientazioni notturne e in stati mentali che oscillano tra una sbronza e la voglia di non tornare a casa per rimanere in giro a passeggiare per la città. Un universo parallelo dove tutto è rallentato, ed hai una voglia matta di rivedere qualcuno – senza capire bene chi.

A che punto è la notte un punto sulla mappa lo segna eccome. Aspettiamo con piacere il prossimo lavoro di Venerus e per vedere, dopo che avremo unito tutti i punti, dove ci porterà il percorso musicale di questo giovane artista.

A che punto è la notte è uscito il 16 novembre per Asian Fake.

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