Dola J. Chaplin: un album d’esordio coi fiocchi

Dola J Chaplin 2Quando si vuole fare un disco blues bisogna avere molta cautela. Insomma, rispolverare uno dei generi più anziani della musica popolare, peraltro uno così ben definito e riconoscibile, è complicato. Si rischia di presentare un disco anonimo oppure in grado di evocare soltanto grandi album del passato, cosa che rende immediato il ritorno dell’ascoltatore agli originali piuttosto che alle fotocopie venute male. 
Peggio ancora se si cerca di fare un disco blues come una foto filtrata da Instagram, per richiamare certe sonorità tipiche del tempo che fu, insomma fare un prodotto vecchio-per-finta che finisce per essere come una foto scattata ieri sbiadita e saturata. Un po’ come quello che ha fatto Bob Dylan con Tempest: un album nuovo con gli stessi pregi e difetti, ma soprattutto gli stessi suoni, di un album vecchio. Cosa che gli da, oltre ad una grande presunzione, una fruibilità ai minimi storici che è costata cara alla vena innovativa.
Dola J. Chaplin ha capito tutto questo. Ha capito che un disco blues deve riuscire a portare qualcosa alla mente di chi lo ascolta, deve essere in grado di evocare paesaggi, di emozionare l’ascoltatore. Solo così potrà essere nuovo e unico.
Dola J ChaplinTo The Tremendous Road in questo è un album perfetto. Dodici brani che passano tutti di un fiato e raccontano un viaggio, quello dello stesso cantautore, fra gli Stati Uniti e l’Inghilterra.
La voce nebbiosa, la lingua inglese, danno la possibilità a chi ascolta di farsi trasportare completamente in un altro mondo (il nome d’arte viene dall’attore del cinema muto più influente forse anche per questo). Ognuno può fare di questo diario una sua esperienza, può adattare il disco alle sue esperienze, e questo è il vero punto forte di questo disco. Gli altri strumenti sono classici del genere, fra chitarre acustiche ed elettriche qualche steel guitar e anche l’immancabile armonica a bocca. Notabili gli arrangiamenti della batteria che aiutano molto il flow dell’album con un suono deciso e mai scontato.
La produzione è perfetta: si ferma sempre un attimo prima, mai forzando la mano, lasciando questo album come uno show di chiusura di un pub in tarda notte. La confezione è moderna, dinamica e adatta al pubblico di oggi riuscendo a non farsi notare.
Un album da ascoltare insomma. Più difficile da apprezzare se ascoltato a salti o a pezzi. È un disco figlio dell’antica concezione, bisogna sedersi e lasciarlo andare, magari in un posto suggestivo, in particolare in un luogo da cui si può partire, sia un’auto, una stazione o un aeroporto. Anche la scaletta non si piega alla banalità, non sembra costruita a tavolino con i vecchi schemi movimentata-movimentata-lenta-movimentata-lenta-lenta-movimentata, anzi. Ogni canzone scorre come unica possibile conseguenza della precedente.
Il disco d’esordio di Dola J. Chaplin è una perla, uno dei pochi dischi di questi anni in cui ho lavorato per CheapSound, insieme a Un meraviglioso declino di Colapesce, Apnea di Giangrande e Tempi Meravigliosi di Forni , a cui do senza alcun dubbio il massimo dei voti. Da avere.
F.B.

Autore: Dola J. Chaplin
Titolo: To The Tremendous Road
Etichetta: Protosound

To the tremendous roadTRACKLIST
1 – Go Wild
2 – You’re On My Mind
3 – What I Care
4 – Railway
5 – Dyin’ Every Day
6 – Flowers
7 – Frost’ Neath The Nails
8 – To The Tremendous Road
9 – Sails
10 – Nothing To Say
11 – Drivin’ South
12 – What I Care (Reprise)

2 Comments

  • non sono per niente d’accordo sulla valutazione che fate di Tempest. Il giudizio che avete dato potrebbe avere senso per l’album del 2009 Together through life, con Tempest del 2012 Dylan ha finalmente rispolverato il vero sè stesso e fatto un album all’altezza dei suoi standard, un Dylan finalmente ispirato dopo che l’album precedente, quello sì, aveva ben poco da offrire. Se ti piace Dylan ti piace Tempest.
    Da quello che sento di Dola J. Chaplin, deve molto al grande Bob

  • non sono per niente d’accordo sulla valutazione che fate di Tempest. Il giudizio che avete dato potrebbe avere senso per l’album del 2009 Together through life, con Tempest del 2012 Dylan ha finalmente rispolverato il vero sè stesso e fatto un album all’altezza dei suoi standard, un Dylan finalmente ispirato dopo che l’album precedente, quello sì, aveva ben poco da offrire. Se ti piace Dylan ti piace Tempest.
    Da quello che sento di Dola J. Chaplin, deve molto al grande Bob

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