REPORT | Drink to Me live @ Opificio Telecom

A due anni di distanza dal precedente tour per presentare S, i Drink To Me ritornano sulle scene di tutta Italia con un nuovo tour. In questi anni Marco Bianchi, voce e tastiere della band, si è dedicato al suo progetto solista e la band si è presa una piccola pausa. Solo ad ottobre di quest’anno i Drink To Me, con Bright White Light, un album ipnotico e molto più elettronico del precedente, ritornano a far parlare di loro. A questo punto i nostri quattro eroi si lanciano in tour ed ovviamente la Capitale non può mancare tra le loro mete. A leggersi, l’evento sembra quasi una festa tra amici: entrata gratis solo su invito, location piccola e spartana, ma soprattutto birra offerta dalla band! Un invito a nozze per i fan, se non fosse per gli orari piuttosto bizzarri. La serata infatti inizia alle 19.00, con un dj set di Fabio De Luca, un giornalista importante per aver fatto conoscere e aver diffuso la club culture in Italia. La selezione infatti non è male e, seppure con alti e bassi tra un brano e l’altro, accompagna la serata che intanto passa tra chiacchiere, sigarette e mezzi litri di Carlsberg, sponsor della serata. C’è però qualcosa che non quadra. Ascoltando meglio Fabio De Luca, si ha l’impressione che l’acustica del locale non sia a suo favore e che il suono risulti confuso e chiassoso. Non ci si fa troppo caso in realtà, ma questo potrebbe rappresentare un problema per l’esibizione che ha da venire: i Drink To Me infatti sono una delle poche band della penisola ad offrire un suono molto particolare, tra synth, pad e strumenti analogici.

Drink-to-me-2Alle 21.45, dopo ben due ore e mezza di dj set, la band sale sul palco. La sala si riempie e i nostri senza perdersi in chiacchiere partono a cannone. Ma ecco che i timori precedenti diventano realtà. I Drink To Me accusano nella loro esibizione la pessima acustica dell’Opificio Telecom. È un peccato perché sono una vera forza della natura. L’esibizione da parte loro è perfetta, se non per un incidente non significativo e che i nostri riescono a buttare sul ridere. Una performance ricca di improvvisazioni e di aggiunte che arricchiscono i singoli brani. Marco Bianchi saltella e si dibatte, e tutto il resto della band sembra intrappolata in un caos composto che s’addice perfettamente allo show. La scaletta è una vincente commistione tra i brani di S e Bright White Light, con effetto una miscela esplosiva: degni di nota in particolare Bright, Picture Of The Sun, Wild e Future Days che si alternano in una sequenza mozzafiato per l’intero pubblico. Spettacolari! Sono ancora le dieci e mezza quando viene annunciato l’ultimo brano della serata. È incredibile. Rimanere sbigottiti è poco. Indubbiamente erano stati serviti i piatti migliori, i più succulenti, e c’era da aspettarselo che sarebbe durato poco. A onor del vero, la band si difende dicendo che è un’imposizione del locale e riesce a strappare per sè e per il pubblico altri dieci minuti. Nonostante l’evento sulla carta finisse per le 23.30, forse si è voluto lasciare anche il tempo ai fan di fare gli ultimi acquisti al banco del merchandise ufficiale. Chiudono in bellezza con Disaster Area ed Henry Miller. Nuovamente impeccabili, ma maledetti dal locale con orari da festa del liceo e una acustica pari a quella di una grotta. Sotto certi aspetti un peccato.

Davide Cuccurugnani

 

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