Edda @Na Cosetta 23 /02 /2017

 Stefano Rampoldi in arte Edda presenta Graziosa Utopia, quinto album da solista dal suo grande ritorno con Semper Biot (sempre nudo in dialetto milanese), capolavoro irripetibile per molti critici,  uno su tutti Federico Guglielmi, che modera  questa serata  del ciclo degli showcase de Na Cosetta

Arrivo con largo anticipo. Il locale è ancora chiuso ma fuori c’è già qualcuno. Si sente Edda dentro che prova. Entriamo e c’è Giovanni Truppi seduto in un angolo. Prima botta personale della serata: verrà chiarito cheTruppi è un ospite speciale che ha partecipato alle registrazioni.

Edda è quel folletto impacciato che sale sul palco quasi con una gamba sola, dicendo di voler dire due parole prima di cominciare, col microfono ancora spento.

Si capisce subito che è un concerto speciale, siamo tutti raccolti nell’atmosfera intima del locale, con i cimeli degli artisti che si sono esibiti qui. Salgono sul palco  anche i due musicisti che lo accompagnano: Luca Bossi al basso e Fabio Capalbo al drum pad, nonché regista dei videoclip di “Signora” e “Benedicimi”.

Si parte proprio con “Benedicimi” e subito veniamo rapiti dal timbro vocale di Edda che conosciamo già, unico per tutto il dolore che ci passa in mezzo, e che ci dà la stima di una persona che si è sempre messa in discussione. «Chi sono? Devo fare un altro disco?» domande di un uomo che si vede ancora legato ad un altro mondo, quello concreto dei ponteggi, e che quando gli viene fatto notare che è giunto il momento di considerare la sua una vera carriera solista, fatica a rispondere di sì.

Questo disco però ha, di nuovo rispetto ai precedenti, una gioia intrinseca nelle canzoni: «Il dolore arriva, ma puoi anche decidere di non soffrire» spiega Edda. Si è parlato sempre di sofferenza con gli altri album, mentre questo, come sottolinea giustamente Federico Guglielmi, «porta in un ambiente più pacifico», approda alle registrazioni con delle certezze – nonostante siamo davanti a uno degli artisti più combattuti e modesti del panorama indie – che si traducono in una musica un po’ “fru fru” scherza Edda.

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La seconda canzone “Zigulì” conferma queste premesse e fa prendere bene tutta la sala con il suo ritmo cantilenante pensato per i bambini, che si riallaccia a tanta canzone all’italiana che abbiamo nelle orecchie.

Può essere difficile all’inizio, per chi non lo conoscesse, entrare dentro il mondo imperfetto di Edda, ma il suo bello, e te ne accorgi presto, è proprio la capacità di parlarti come in uno di quei bellissimi temi con argomento a piacere. Per parlare di sé, Edda deve per forza prendersi in giro.

Parlando con Guglielmi :«Come ti trovi nell’ambiente?»  e lui: «Male, mi trovo male. Prego tanto la mattina. Ho 54 anni, dovrei morire a 75».

Continuiamo con “Spaziale”, la prima dell’album, che fa letteralmente rabbrividire dal vivo. Lui la descrive così: «E’ una canzone difficile. Mi pento di averla scritta. Era per Mina, ma non la conosco e quindi la canto io»(risate generali). Canta un amore spaziale con la voce che va dritto alle note più alte e la faccia che trema. Pelle d’oca.

Ci avviamo alla fine con una canzone come “Signora”, singolo pop diverso, con il basso che si sfoga nel ritornello e mi trova gasatissimo. Non potevo chiedere più serietà ai musicisti. L’ultima carta del trio è “Un pensiero d’amore”, ballabile anche in formazione minimal e che non vedo l’ora di risentire al Monk il 20 aprile. Restano fuori un sacco di canzoni, in questa serata pensata per stuzzicare senza soddisfare del tutto i presenti.

Di Enrico Garattoni

 

 

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