Eddie Vedder ci salverà tutti (da Adriano Celentano e Mick Jagger)

ALT! (da Radio Kaos Italy)

È la trasmissione radiofonica che fa dell’ ALTernative rock la sua ragione di vita e la sua missione. Andiamo alla ricerca dei migliori gruppi alternative, indie, e qualsiasi  altra cosa sia riconducibile al rock, dai giovani gruppi emergenti alle migliori realtà del rock italiano, senza distinzione, ma con una condizione: NON siano nel Main Stream. E lo facciamo in diretta tutti i venerdì, dalle 18:30 alle 19:30, su www.radiokaositaly.com. E da oggi approdiamo anche qui su CheapSound per curare una rubrica quindicinale su ciò che più troviamo interessante dal mondo della musica, sempre rigorosamente ALT!ernative Rock.  

Chi di voi durante questi giorni, per pura sete di conoscenza o per altri motivi non noti, si fosse per caso ritrovato a vagare per i vari siti musicali italiani sicuramente avrà capito due cose: Adriano Celentano ha trionfato all’Arena di Verona e i Rolling Stones sono usciti con un nuovo singolo.
Niente di più, niente di meno.
Certo, a volerli cercare bene,  i nomi di altri artisti si trovano, quasi bisbigliati tra le righe scritte da qualche sconosciuto lungimirante, ma di sicuro gli slogan ad effetto del Molleggiato d’Italia ed il giacchetto di pelle da vero rocker incollato al petto di Mick Jagger oscurano ogni altra onorata impresa musicale.
Ed io, che ero alla disperata ricerca di qualcosa di interessante su cui scrivere, ormai completamente sfiduciata, mi ritrovavo  proprio sul punto di cedere e di unirmi  al coro di coloro che annunciavano al mondo la prossima venuta del  plurimillesimo tour dei Rolling Stones, diffondendo il verbo del loro nuovo singolo, quando ecco che giunse a salvarmi Eddie Vedder, come un faro di sincerità in mezzo a un mare cerone.
Tra i vari “dinasouri” che, sempre identici a se stessi propongono al mondo canzoni, tour, immagini sempre uguali e prevedibili,  salta fuori infatti un video che vede protagonista l’ex Pearl Jam e, niente di meno che, i Kings of Leon.
Un filmato circolante sul Web mostra infatti che, dopo le improvvisate durante i tour di Bruce Springsteen, Tom Petty e dei Gaslight Anthem, Eddie Vedder è salito anche sul palco della band americana durante un concerto tenutosi nella sera del 4 ottobre a San Francisco, per duettare con loro il brano The Bucket, direttamente dal secondo album della gruppo Aha Shake Heartbreak.
Ora, già il pezzo dei Kings of Leon, per gli appassionati al genere, fa storia a sé ma in questa incredibile combo anche la canzone sembra ingranare una marcia in più, interpretata da due delle voci più rock del momento.
Ma aldilà dell’eccezionalità dell’evento, comunque, la cosa che più stupisce è lo spirito con cui Vedder durante il corso di tutti questi anni continui ad affrontare con spontaneità e semplicità la propria carriera di artista.
Ed è sempre bello ritrovarlo di volta in volta proprio così come lo si è lasciato.
Con la stessa anonima maglietta con cui lo avevamo conosciuto quando insieme ai Pearl Jam diffondeva nei primi anni ’90 quel grunge melodico che ha reso la sua band una tra le più importanti del panorama alternative rock internazionale. Con la stessa anonima camicia con cui ha fatto tremare i cuori di mezzo mondo quando, abbracciata la carriera da solista, come un moderno cantastorie ha raccontato nel suo disco Into the Wild le vicende del vagabondo Christopher McCandless,  guadagnando con il singolo Guaranteed anche un Golden Globe per la migliore canzone originale.
E con la stessa naturalezza che ostenta sia nell’affrontare un brano come The Bucket  sia nell’interpretare le canzoni del suo secondo album , Ukulele Songs , composte con il suo inseparabile ukulele.
Eddie Vedder non si rinnova come quei pesanti artisti che cercano disperatamente di stare al passo coi tempi ridicolizzandosi e neanche rimane fermo a un punto, rinchiudendosi in quell’icona nella quale molti sono rimasti imprigionati dopo la prima copertina concessa a Rolling Stone.
Eddie Vedder cresce, matura, sperimenta trascinando con sé quel suo modo di affrontare la musica spontaneo, senza fronzoli, mosse ad effetto. Alla sua maturazione umana si accompagna una maturazione musicale che dal grunge lo ha portato all’ukulele.
Senza ceroni, senza divise, senza slogan da quattro soldi o stereotipi dietro i quali nascondere e proteggere la propria carriera.
Sia ben chiaro che con queste parole nessuno intende bestemmiare contro l’Olimpo della musica nel quale artisti come Mick Jagger e Celentano (qui presi ad esempio delle vecchie glorie) hanno, nel corso di una lunga carriera, guadagnato un posto d’onore. Semplicemente si vuol porre l’accento su un modo di vivere la musica a volte troppo rigido e fissato su modelli e personaggi che pretendono di riproporre la stessa immagine che avevano trenta, quarant’anni fa ora che il momento storico è cambiato e, ahimè, sono cambiati anche loro stessi, oppure su quella concezione dello stare a passo con i tempi che viene interpretata come una doverosa necessità di rendersi “moderni” a tutti i costi, rischiando così invece di sembrare più fuori tempo che mai.
La riconoscibilità di Eddie Vedder come musicista passa solo attraverso la sua voce e la sua sensibilità musicale ed è per questo è l’icona perfetta di quella musica che ci salverà da tutto il già visto, già sentito, già sopportato.

Eddie Vedder ci salverà tutti.

 Alice Ignazi

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