Effe Punto | La Recensione di Coccodrilli

Ritratti, exempla, monologhi e favole compongono la singolare antologia fra la vita e la morte di Coccodrilli, il ritorno sulla scena indipendente di Effe Punto

A circa tre anni di distanza da Dinosauri, Effe Punto,  nome d’arte di Filippo Cecconi, torna con Coccodrilli, secondo album di inediti pubblicato per l’etichetta Labellascheggia lo scorso 30 novembre.

Molto lontano dal rock alternativo de I Ministri con cui ha suonato per quattro anni dal 2009 al 2013, questo disco si presenta come un’opera decisamente più introspettiva in cui la tradizione cantautorale italiana si sposa perfettamente con elementi di elettronica.

Quel che appare ovvio sin dagli aspetti più “superficiali” di Coccodrilli , come ad esempio l’artwork della copertina, è che ci troviamo di fronte ad un lavoro molto complesso che si sviluppa su più livelli di significato: l’immagine degli insetti vivi accanto alle figure di natura morta, liberamente ispirata alle opere di Joris Hoefnagel, anticipa una dicotomia alla base di tutte le sedici canzoni.


Come per il capitolo precedente, anche in questo caso il titolo ha una funzione puramente metaforica: se Dinosauri raccoglieva quei brani più datati scritti diversi anni prima della sua pubblicazione, Coccodrilli è un concept che raccoglie storie, monologhi e favole di singoli personaggi o intere comunità.
Nel gergo giornalistico sono infatti chiamati “coccodrilli” quei necrologi sulla vita di personaggi famosi che vengono scritti in anticipo per essere pubblicati subito dopo la loro morte.

Non è un caso dunque che già alla fine del primo brano “Oggi (Un Inizio)” sia possibile udire in sottofondo alcune registrazioni prese da telegiornali nazionali.

Allegoria di una condizione umana dove la morte sembra un elemento inevitabile e “già scritto”, questo album ha però come obiettivo quello di parlare ai vivi attraverso il racconto di vicende presunte o inventate, storie di personaggi che trascorrono con forza ed entusiasmo una vita illusoria, in cui ogni cosa finisce inevitabilmente per anticiparne il fallimento o il risentimento.
Sono loro che danno il titolo ai vari pezzi, sono i poveri diavoli, gli audaci, gli ultimi amanti o i padroni di Lambrate a comporre questa singolare antologia fra la vita e la morte.

Allo stesso tempo, la lirica di “Coccordilli” risulta ricca di citazioni e riferimenti, dalla letteratura al cinema, per arrivare ai più stretti richiami con la musica leggera.
Citazioni e riferimenti che, è bene sottolinearlo, non sono mai fini a se stessi o semplice omaggio ai rispettivi autori, ma sono piuttosto il punto di partenza per provare a raccontare qualcosa di nuovo.

E’ il caso della settima traccia “L’anno del leone” che nel citare Dino Campana racconta la storia di un pilota-visionario oppure “Brave Persone” che riprende il famoso verso iniziale di “Quello che non c’è” degli Afterhours per cambiarne del tutto il senso: la “foto di pura gioia”  che ritrae “un bambino con la sua pistola”  infatti perde la dimensione privata e intima che Agnelli le aveva cucito intorno per diventare una riflessione sulla difficoltà di individuare le brave persone o di avere una memoria oggettiva in grado di restituire la verità storica di una comunità o di una collettività.

I toni malinconici e sofferti che colorano le sedici canzoni di Coccodrilli sono caratterizzati da suoni delicati e quasi “low-fi”, costituiti per lo più da synth analogici anni ’80 che si diramano su una solida base “cantautorale”: la classica formula chitarra (acustica) e voce rimane non solo il punto di partenza per la composizione di Effe Punto ma anche il perno attorno al quale far girare tutti gli altri strumenti.

Si sente bene in canzoni come “La casa del padre (Una fine)” o “Carlo”, sicuramente il pezzo più vicino ai grandi cantautori del passato come De Andrè.

Molto interessante anche il secondo singolo estratto, “Gli Audaci”, dove la linea di basso e i synth conducono l’ascoltatore attraverso il racconto di coloro che ( per stessa ammissione dell’autore) possono essere considerati “Quelli che benpensano” 10 anni dopo: uomini audaci nell’uscire alla scoperta ora che la vergogna è diventata motivo di orgoglio.

Privo di ritornelli orecchiabili e immediati, Coccodrilli è un disco interessante che richiede diversi ascolti per essere apprezzato e capito fino in fondo.
Certo, la lunghezza della tracklist non aiuta e nel complesso l’album pecca forse di una leggera prolissità, ma nulla di particolarmente sconvolgente.

Effe Punto conferma con questo secondo capitolo di essere un artista dall’ampia cultura musicale e con un bagaglio di storie da raccontare non indifferente, sarà curioso capire come questo progetto solista potrà evolversi nei prossimi anni e verso quali direzioni si spingerà, per il momento ci limitiamo a consigliarvi l’ascolto di questo Coccodrilli partendo dai singoli estratti.

 

 

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