Eugenio in Via di Gioia @Quirinetta 22/04/2017

Sabato sera, in un Quirinetta pieno il giusto, la band torinese Eugenio in Via di Gioia ha dato il via al tour per il nuovo disco Tutti Su Per Terra.

Quando mi è stato chiesto di recarmi al Quirinetta per recensire il live degli Eugenio in Via di Gioia – prima data del nuovo tour – confesso di averlo fatto con non poco scettiscismo: non sono un grande fan del folk proposto dal quartetto torinese e, avendo intuito che lo spettacolo potesse essere condito di una forte vena teatrale, ero molto preoccupato che il tutto potesse uscire fuori come una performance artificiosa.

Non c’è però niente di meglio che vedere un proprio pregiudizio smentito di sana pianta, e il live di sabato sera è un perfetto esempio di questa situazione: gli Eugenio in Via di Gioia non sono solo spontanei, ma anche simpatici per davvero.

Sarà che li si sente subito molto vicini quando il front man Eugenio Cesaro fa il suo ingresso a sorpresa dal retro del teatro, attacca la prima strofa di “Sette Camicie” completamente in unplugged (correndo per il pubblico come «se fosse pazzo»), poi quando raggiunge i compagni sul palco per proseguire il resto della canzone in “full band” non funziona la chitarra acustica ed ecco che è subito uno di noi: problema ovviato alla grande con Cesaro che non si scoraggia ed esegue il brano quasi per intero sotto palco senza microfono, e quando il segnale ritorna è un tripudio di applausi.

Divertente anche l’aneddoto sulla genesi del nome della band – che scopro essere semplicemente l’unione dei nomi di tre dei membri (Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia), e poco male se il bassista è rimasto fuori da questo connubio perché giustamente gli è stato intitolato il disco d’esordio Lorenzo Federici (2014) – così come si ride sul siparietto durante il brano “Pam”, in cui il pubblico viene trasportato in un tour immaginario di un supermercato alla ricerca di prugne, durante il quale ci si perde in vari scompartimenti ognuno con la sua improbabile colonna sonora (si passa da Mina a Gigi D’Agostino).

Fondamentalmente, la grande forza degli Eugenio in Via di Gioia si può andare a ricercare nelle loro radici: il quartetto nasce come gruppo di artisti di strada, e questo si riflette nell’innata abilità di riuscire a stare in mezzo alla gente.

Questo passato da buskers è evidente anche nell’assetto della band: chitarra rigorosamente acustica, tastiere alternate frequentemente a una fisarmonica, una forte presenza vocale da parte di tutti e quattro i membri e soprattutto una batteria minimalissima (addirittura Paolo Di Gioia siede su un cajon, invece che sul classico sgabello) hanno fatto sì che la natura del gruppo sia rimasta intatta anche su un palco come quello del Quirinetta, abituato ad ospitare formazioni più elettriche.

Il gruppo ha eseguito il nuovo disco Tutti Su Per Terra per intero, ma in scaletta c’è stato spazio anche per i brani più noti di Lorenzo Federici e del primo EP Ep Urrà (2013). Il concerto termina così come era cominciato, questa volta con tutto il gruppo in mezzo al pubblico ad eseguire una cover di “Giovanni Re Fasullo d’Inghilterra” (caposaldo del classico Disney Robin Hood) sì improbabile, ma che forse ha incarnato lo spirito del gruppo più dei vari Jannacci, Finardi o Gaber a cui vengono frequentemente accostati. Una nota di plauso va al cantautore Estuario che ha aperto il concerto in maniera a dir poco chiastica rispetto a quello che è stato il live che gli è seguito: da solo, canzoni intimiste, tutti seduti e silenzio rispettosissimo.

Una volta tornato a casa è stato matematico seguire Eugenio in Via Di Gioia su Spotify: purtroppo rimango dell’opinione che i brani registrati in studio li sento con una marcia di vitalità in meno, ma allo stesso modo consiglio il concerto del gruppo a chiunque abbia voglia di passare una serata piacevole e spensierata.

E queste sono le belle contraddizioni della musica.

Foto di Elisa Scapicchio

 

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