Intervista agli Eva Mon Amour

Eva Mon Amour grande

Labaro Rock Festival, un po’ gente e un palco con stelline colorate di carta pendenti dall’alto.

La serata volge al termine, e mentre dall’altro lato del Parco Marta Russo al ritmo dei balli di gruppo e della mazurca la gente sembra assolutamente non voler mettere fine alla propria serata, fermiamo gli Eva Mon Amour. I ragazzi hanno da  poco finito di caricare gli ultimi strumenti in auto dopo l’esibizione, ma stanchi, sorseggiando una birra, si concedono per quattro chiacchiere con CheapSound.

Cominciamo subito con una domanda sul vostro ultimo EP La malattia dei numeri: come mai proprio un EP e cos’ha guadagnato dall’esperienza con il precedente album?
La scelta dell’ep è nata spontanea, avevamo dei pezzi che non avevamo inserito nel disco precedente ma che ne erano la continuazione ed abbiamo così deciso,  con “La malattia dei numeri”, di creare una sorta di appendice dell’album precedente. Ecco perché alla fine l’abbiamo messo in free download.
In realtà dal disco precedente, all’ep ad oggi, ci sembra di non esserci mai fermati tra live ed serate. Abbiamo cose da dire e le diciamo, senza metterci a tavolino e programmare bene come e quando farlo, senza lasciarci cose indietro incompiute.

E invece parlando d’altro: com’è stato lavorare con Stefano Poletti? E quando tempo tecnicamente è necessario per realizzare un buon video musicale?
Eh, un bel ragazzo Stefano sicuramente. (dice ridacchiando, ndr) Prescindendo dal punto di vista estetico, ci siam trovati davvero bene con lui. I video realizzati ci piacciono molto e sono l’uno e la continuazione dell’altro. Il lavoro è tanto, ma non c’è voluto poi molto, visto che Stefano ha avuto un’idea d’insieme sin da subito. Un’esperienza davvero molto positiva.

Spostandoci ai vostri testi, che sembrano rispecchiare molto la vostra vita, soprattutto il passato: qual è stato l’evento/periodo che vi ha maggiormente cambiati sia come artisti che dal punto di vista umano?
Sicuramente il periodo strettamente connesso al nostro secondo disco, la sua preparazione e tutto ciò che ha portato. È stato il momento in cui abbiamo messo a fuoco tante cose, che negli anni prima ci erano sfuggite. Ci sono in quelle canzoni, tanti passaggi e melodie, che a riascoltarlo ancora oggi qualche brivido ci viene.
Ah scusa se non parlo abbastanza ad alta voce (ci dice all’improvviso cercando di sovrastare i balli di gruppo che imperterriti continuano alle nostre spalle) ma è tutta colpa della logopedia. Me l’hanno detto: canta forte e parla piano, e queste sono le conseguenze!

Questa della logopedia mi è piaciuta, ma non credo tu la possa utilizzare sempre come scusa. Ma tornando un po’ alle vostre origini, siete un gruppo nato e cresciuto nella provincia. Quant’è stato difficile cominciare a fare musica in un piccolo centro, dove di solito risulta ogni cosa più complicata? E quanto sarebbe stato diverso partire invece da una grande città, come Roma, Milano ecc.?
Eh, abbiamo preso la rincorsa. Artisticamente pesa quanto deve pesare. Suonare in provincia, in locali dove oramai ci si conosce tutti, finisce per avvolgerti un’inerzia che non è affatto sana. Ti culli, senza cercare nuove prospettive, altre realtà, nuovi confronti. Fortunatamente noi ci siam mossi abbastanza preso, soprattutto Roma ci ha dato “retta” tra le prime città dove abbiamo cominciato ad avere un nostro pubblico. C’è da dire che invece nelle grandi città può succedere e succede spesso il contrario, gente indifferente alla tua musica, che riempie i locali giusto per passare la serata, disinteressata se ci sia tu o chiunque altro sul palco.

C’è sempre l’altro lato della medaglia. Vi vediamo stanchissimi, un’ultima domanda e vi lasciamo andare via: aspirazioni e progetti per il futuro?
Bhè sicuramente fare bella musica, che non è un progetto né facile, né scontato. Ora a metà ottobre esce il nuovo disco, e da novembre partiremo con la nuova tournée, e sinceramente non vediamo l’ora, soprattutto di vedere il riscontro del pubblico. Perché è stato il frutto di un lavoro molto intenso, e ci piace molto, quindi non vediamo l’ora di provarlo sul palco.

Diamo quindi la buona notte e  un in bocca al lupo ai ragazzi degli Eva Mon Amour che cominciano a fare i primi sbadigli, e attendiamo novembre per poter sentire live a Roma questo nuovo disco carico di aspettative.
Luisiana Levi

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