Fenomenologia di un concerto in ferie

Quando gli alti gradi di Cheap Sound mi contattano per chiedermi se voglio scrivere un articolo per il Cheapsound 2.0 non so cosa dire.

Cheap Sound è un bel blog, che usa il vocabolario ibrido dei gggggiovani tipo “ci volo” o “bomba” o “altissimi livelli” e io, ora come ora, sono in vacanza.


La mia specialità è fare live report… e qui dove sono non è che di musica dal vivo ne fanno molta. Potrei recensire il falò. O l’ubriaco che canta i Pink Floyd sul lungo mare. Non so…
Ma ecco che il Dio della musica emergente mi viene in aiuto affidandomi una patata bollente che ho reputato adatta per il primo di (forse) una lunga serie di cose buffe e tendenziose che scriverò su questo blog.

Ci troviamo a Pescagnolo, in provincia di una nota località di mare che genera il più alto afflusso di fuorisede a Roma e conseguentemente durante i mesi estivi si ripopola del 300% della popolazione. Il curioso fatto deriva dalla naturale predisposizione dei pescagnolensi a invitare enormi comitive di colleghi dell’università “giù, da me”.
E’ la notte di San Bastiano martire, una delle ricorrenze più famose della zona. La leggenda narra che, all’inizio, San Bastiano era un normale santo ma che la curia del posto, intuendo le potenzialità di marketing del martirio, avvalorò la tesi che i pescagnolensi trucidarono il santo perchè provò a rifiutare il secondo giro di peperoni sottolio. Il santo patrono – famoso per aver fatto scalo in quella terra durante…bhe, il periodo in cui i santi giravano liberi per lo stivale facendo miracoli e inventando sagre – si festeggia da secoli cucinando il piatto tipico del paese: il pesce cotto nel lardo affogato nel vino fritto. E, ovviamente, peperoni sott’olio in memoria del martirio.

palco sfigatoIl paese è addobbato di luminarie da far invidia alle riproduzioni nei film delle luminarie di New Orleans. Nel gazebo al centro della piazza, dopo il discorso dell’assessore Colluso (è proprio il cognome, oppure non lo è, ma comunque vi da l’idea di quanto possa esserlo), si esibirà il complesso musicale che esegue da sedici anni una selezione di lisci e canzoni di Little Tony.
Per venire incontro alle esigenze dei giovani, prima del complesso, quest’anno ci sarà un opening act prestigiosissimo: la premiazione del concorso musicale dell’associazione culturale dell’amico del catechista, famoso nel paese per avere uno o più genitori alla Rai e quindi, di conseguenza, tantissimi contatti.
I partecipanti a questi concorsi, solitamente, sono band composte da sei ragazzi cresciuti con il mito del talent scout che verrà sicuramente a sentirli trasformandoli nel nuovo fenomeno rock italiano tipo i Modà o con la ferma convinzione che proporre cover metal e hard rock porterà sicuramente a cambiare “questa società banale che premia la musica dei froci.

Il pubblico è trepidante…o almeno, i loro compagni di classe che non sono riusciti ad andare al rave party 300 km più in là sulla spiaggia, lo sono.
Io, nel frattempo, prendo da bere altrimenti non ne esco vivo.


bassista bruttoSale il presentatore, un comico pelato famoso, credo. Presenta la prima band: è composta da sei elementi con una bassista femmina che sembra che si sia mangiata un’altra bassista femmina. Scherzosamente il fonico la chiama Ferdinando.
Dopo un breve line check – che consiste in realtà nell’accordare gli strumenti basandosi sull’unico LA accordato della tastiera per venti minuti – il carismatico leader (Luigi detto Gigi ma sul palco è FALCON, o simili) saluta con uno strillo fuoriluogo che, scopriremo il giorno dopo al TG3 Regione, ha fatto morire di crepacuore tre vecchiette sedute sotto palco – di cui una sorda.
Il chitarrista, in una nuvola di capelli lunghi, ricci e biondi, ha il viso serio e concentrato di chi osserva la tastiera del suo strumento sperando che tutto vada per il verso giusto. E’ immobile. Ogni tanto salta sul posto, a dimostrare di essere vivo…forse.
Sono vestiti come un costumista delle fiction italiane vestirebbe i bulli nella puntata in cui il figlio del protagonista scopre la droga.

 

Il primo accordo è una scarica di megatoni su tutta la piazza, saltano lampadine dalle luminarie, gente si fa il segno della croce gridando “è la fine del mondo, è la fine del mondo” e iniziando il saccheggio dei negozi di porcellane per turisti.
Sale sul palco un tizio, che a prima vista sembra il pr della discoteca del Lido dell’ACR, con gli occhiali a goccia e la polo grigia…pensi che sia uno che vuole fare il cretino e disturbare i musicisti, invece acchiappa il microfono e inizia a cantare. La voce – forse, volutamente a volume più basso del resto, come a ricreare lo straniamento post grind e non l’incapacità del service – sciorina in un inglese (o norvegese, o anche dialetto) una serie di latrati.

L’atmosfera si surriscalda subito con “L’amore per noi”, una power ballad che richiama le atmosfere californiane della periferia del paese. Pare che Gigi\Falcon scrisse questa canzone per la bella della scuola, che ora abita a Milano e studia Marketing. Probabilmente adesso convive con uno che fa arti marziali e spaccia di mestiere ai rapper.
Nel momento di massimo pathos il chitarrista si lancia in un assolo fuori tonalità e, tra un tripudio di crackle crackle, la pedaliera si spegne. Il brano quindi viene terminato solo basso, batteria e tastiera dandogli un’inedita sfumatura new wave.

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=rsQC6S4M97g[/youtube]

Mentre il chitarrista, disperato apre le braccia e scuote la testa ripetendo ossessivamente che ieri funzionava tutto, il tastierista coi capelli raccolti in una coda unta degna del miglior Fiorello dei tempi andati, prova a intrattenere il pubblico in un italiano stentato. Facendo battute che non termina, accennando a fatti personali del pubblico che malauguratamente non posso conoscere.
Il chitarrista invece sta prendendo molto male: stacca ogni pedale e fa la prova. Funzionano tutti. Li riattacca assieme e non funzionano più. Nel frattempo accanto a me una signora sull’ottantina continua a salutare e chiamare il batterista per nome, a nonna, ciao, quanto sei bravo, a nonna.

screamDecisione irrevocabile del tastierista di iniziare, stupendo il pubblico e la band stessa, la prossima ballad (che tanto, non aveva la chitarra elettrica se non alla fine).
“Aspettami” è struggente, come solo struggente può essere il giro di La minore nei secoli dei secoli.
Gigi\Falcon si prodiga in pose plastiche e maschera molto bene la sua scarsa memorizzazione delle parole ripetendo varie volte, come un mantra a-là CCCP, la frase “Ma tu aspett…asp…ma aspettami, perchè…ti amo?” in un crescendo di pathos e qualche urlo di incoraggiamento. Da parte della nonna del batterista.


Tra un applauso timido ma sincero, che ricorda il rumore del pop corn quando schioppetta sparuto dentro ad una pentola a casa il venerdì sera, la band passa al brano successivo. Strillando cose in inglese come “Ei iu aiu duin” e “necs brano is fo de uan uh arded”. Ricevendo dagli amici suoi di rimando “Meh, Sandro ma cè minghia dicc’?”.

Il concerto va avanti, con una specie di misto tra i primi Lunapop (anche perchè i secondi Lunapop non esistono) e il cantautorato di Michele Zarrillo in cui il cantante ricorda l’amico morto in un incidente in motocicletta.
Seppi poi che questo amico era vivo e vegeto e il cantante scrisse questa splendida poesia piena di riferimenti ai poeti inglesi del romanticismo (che stavano studiando al liceo in quel periodo) di getto, in un’altra occasione, aspettando l’occasione per poterla dedicare a qualcuno di morto.
Una sera questo amico si sentì male dopo la pepata di zia Maria e tornò a casa prima del dolce, non rispose al telefono il giorno dopo ed il cantante pensò “sarà sicuramente morto!”. Infatti la canzone si chiama “Filippo”, intuisco. Cosa che fa molto ridere, ma anche molto riflettere.
Filippo, infatti, non smette di essere vivo e anche presente ai concerti e ogni volta che la band finisce la presentazione malinconica, non manca di dire al vicino di posto: “Questa canzone è dedicata a me!”. Quella sera è toccato a me, e come prima reazione ho giustamente pensato: “ecco qui, ho finalmente sviluppato i poteri Extrasensoriali che volevo e la cosa che mi capita è vedere i morti ai concerti brutti”. Purtroppo questi volenterosi bagonghi hanno esaurito il loro tempo e Gigi\Falcon prova ad ingraziarsi il pubblico dicendo che se loro vogliono possono fare l’ultimo pezzo, che in scaletta comunque c’era, che dovevano suonare ancora. Loro non vogliono.
La bassista, staccando il jack, bestemmia nella lingua autoctona promettendo morte al chitarrista.

Torna il comico per ringraziare e salutare. Si prodiga in un piccolo stand up sulle situazioni da spiaggia ormai classiche come: il bambino e i racchettoni, il ghiacciolo che fa imbarazzare la ragazza che lo mangia perché sembra un bocchino e il vu cumprà che vende di tutto e che si accolla. Viene premiato da un paio di risate da parte di un gruppo di bambini in età pre scolare…che si scoprirà poi, in realtà, ridessero per cavoli loro. Ma questo basta a fomentare il comico e provare a mandare in buca un’altra battuta raffinatissima su Matteo Renzi prima di richiamare la band e consegnare una specie di attestato di partecipazione firmato dall’amico del catechista con i genitori in Rai.

Il batterista fa per smontare i piatti quando il batterista del complesso di liscio (un energumeno che nella vita fa l’edicolante in piazza a Zorrano, paese rivale) gli intima gentilmente se può prestargli i piatti. Piccolo diverbio nel retropalco, dunque, per la nonna del batterista che vuole andare a dormire che domani l’amica sora Cenciona viene a fare colazione e deve svegliarsi presto… e l’amore incondizionato e la dedizione che le band hanno verso il prestare le proprie cose alle band più grosse e minacciose.

Come ogni vero indierocker, me ne vado via dopo che ha suonato il gruppo spalla. Quella sera ho sognato i capi di Cheap Sound che leggevano l’articolo e dicevano cose tipo che volavano altissimo.

 

David Colangeli

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *