Festa della Musica @Piazza Farnese, 21/06/17

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Mercoledì sera in piazza Farnese, proprio davanti all’ambasciata francese, – Francia che ha inventato questa ricorrenza nel 1982, importata poi anche in Italia – si è inaugurata l’estate con un gemellaggio molto speciale.

Protagonisti sono stati infatti La Femme (per chi non li conoscesse, il ramo aggiornato di punk pop psichedelia e musica yéyé) in trasferta per l’occasione da Biarritz (Francia), insieme al nostro Cosmo, che dopo questa data saluta il suo pubblico per tutta la stagione estiva.

Si comincia puntualissimi dai cugini francesi. “Sphynx”, prima traccia del secondo album Mystére: ammalia il canto di sirena della musa del gruppo, Clémence Quélennec. Raffinata sensualità “mordi e fuggi” e strafottente cassa dritta, insieme a tappeti volanti di synth e una spiccata attitudine punk sono le chiavi di ricerca per questa band.

Davvero una bella presentazione, che serve a farci inquadrare le loro facce, e a far cadere tanti cliché riguardo ai celebri nasoni vanitosi da salotto del Re Sole.

I La Femme sono aperti al gioco: trascorrono quest’ora di concerto innanzitutto divertendosi e facendo divertire il pubblico italiano.

Il microfono passa presto anche al carismatico Marlon Magnée, bizzarro post hippie che, molleggiando tastiera alla mano, intona canzoncine popolari di musica yéyé, che fanno la felicità di tutti i gusti sessuali, “Où va le monde” per eccellenza, piacevole passeggiata per i boulevard francesi.
La scaletta continua tra ballate nostalgiche e sfoghi di psichedelia (“Sur la planche 2013”), per culminare in “Antitaxi”, dove Lucas Nunez Ritter, altra colonna portante della formazione, vestito per l’occasione da sacerdote punkabbestia, ferma la canzone e origina come Mosè un varco all’interno della folla, che si infrange quando questa ricomincia.

C’era da aspettarsi un concerto delirante e così è stato. Nessuna premessa tradita per un gruppo che sta conoscendo un successo mondiale meritato. E che ora passa il testimone all’Italia.

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Durante un cambio palco impegnativo per i tecnici, ci tengono compagnia gli speaker di radio 2. La gente freme e non ha troppa voglia di assecondare i ritardi organizzativi, ma alla fine tutto si risolve in meglio.

Altrettanto trionfale è l’entrata per Marco Bianchi, alias Cosmo, che con un bell’intro che non è altro che la sua voce mandata in reverse, si assicura un’atmosfera che rispecchia già un personaggio che ama giocare, regalare e volere bene a chi lo ascolta.

In realtà “Cazzate” non parte benissimo e qualcosa si ferma.

Tra l’imbarazzo e un po’ di immobilità le cose procedono inizialmente a scatti. Ma i problemi tecnici rientrano nella routine per Cosmo, tanto da fermarsi anche apposta durante la performance per fare il coglione e godersi la piazza tutta per lui.

Insieme ai suoi Roberto e Mattia tira fuori un concerto più rilassato del solito, le canzoni riviste per l’occasione, folgoranti come sempre per il pubblico, che lo sente vicino e canta anche per lui.

Per cui l’errore si trasforma in divertimento. Un unicum irripetibile anche per questo.

Ci sentiamo chiamare da “Le voci”, questa volta in un clima da stadio. La cantiamo tutti insieme e sopravviviamo grazie a chi tira la propria acqua.

Seguono pezzi anche da Disordine, il suo primo album solista, meno concettuale ma con i ritornelli tra i più esplosivi della musica dance impegnata, se così possiamo chiamarla. E’ sempre difficile infatti sapere come lui si definisca, essendo quel ragazzo che non si prende mai sul serio, che non rinuncia alla volgarità buona, da festa, uno che nei testi parla di oscenità tra le righe, è anche questo che si cerca in un concerto di Cosmo. Come nel caso di “Sei la mia città”, singolo fresco mai suonato dal vivo prima, che apre l’encore. “L’ultima festa” la conosciamo tutti, esprime quell’accorgersi di essere quasi alla fine del concerto, smentito dai festoni per aria che partono con le ultime due hit di fabbrica: “Disordine” è il delirio di vuole svegliare tutta Roma, e “Le cose più rare”, suonata da solo, trovo sia il commovente omaggio a chi è rimasto con lui fino adesso, per poi scendere dal palco in silenzio, dicendo ciao a tutti per un po’.

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