Fight.Noize #4|Il nostro DNA

Ordinaria amministrazione al Monk Club Roma

Chi sono i protagonisti che stanno riportando la musica indipendente italiana all’attenzione di critica e grande pubblico? Ad un mese e mezzo dal mio ritorno a Roma, ecco cosa ho scoperto…

Arrivati al quarto appuntamento, con cadenza non sempre mensile della qui presente rubrica, mi rendo conto del carico di negatività nei confronti dell’industria musicale italiana espressa negli articoli precedenti. Del resto qui si parla di fight noize, e nel nostro paese di rumore ce n’è abbastanza da poter contattare forme di vita extra terrestri. Ad un mese e mezzo dal mio definitivo rientro in patria, però, non posso esimermi dal celebrare i principali attori di quella che definirei la riscoperta della musica (indipendente) italiana, perché se non ascoltiamo solo spazzatura, il merito è soprattutto loro.

DNA, Bomba, Maciste, 42, Kaos, Sonica, Lanificio, Monk: non si tratta dei deliri di chi fa uso sperimentale di ketamina né del linguaggio segreto di terroristi alle prime armi; piuttosto dei nomi (o meglio, una parte del loro nome) di quelle agenzie, etichette, radio e locali attraverso le quali la musica indipendente della capitale, ed oltre, sta avendo un riscontro sempre più positivo sia in termini di critica che di pubblico. DNA Concerti si occupa di produzione e booking per eventi live; Bomba Dischi, Maciste (sempre dischi) e la 42Records sono etichette; Radio Kaos Italy e Radio Sonica capirete da soli che funzione svolgano (la prima è una web-radio, l’altra la trovate sulle frequenze FM), mentre il Lanificio 159 ed il Monk sono due fra i locali più importanti presenti a Roma. Nonostante quest’ultimi si trovino nella stessa città, la loro crescita, e quella delle band che si esibiscono sui loro palcoscenici, è anche la crescita di tutto il sistema musicale italiano. Lo stesso si può dire per l’Alcatraz di Milano. Sì, il locale è storico ed ospita artisti affermati da molto tempo, ad esempio io ho avuto la fortuna di assistere ai concerti di Primal Scream e Black Keys (ai tempi del tour di El Camino), ma a breve ospiterà anche la chiusura del tour di Francesco Motta: una tappa decisiva per tutta la scena indipendente italiana (La fine dei vent’anni, l’album che da il nome anche al tour, è uscito per la Woodworm).

Già in altre occasioni ho parlato di DNA e, per esempio, del Siren Festival di Vasto, ma ecco una breve lista di artisti con cui lavorano questi professionisti: Bon Iver, Trentemoller, Deerhunter, Calcutta (non la pagina), I Cani, e potrei continuare fino al prossimo articolo. Solo con gli ultimi due ho nominato alcuni dei musicisti più importanti del panorama italiano (senza parlare del “non blues ultra” di un certo Adriano Viterbini). Per quanto mi riguarda, la qualità e varietà dell’offerta musicale proposta da DNA Concerti non ha rivali nel nostro paese: non mi viene in mente nessun altro promoter o agenzia di booking che operi al loro livello. Sono come la Juve, ma senza rubare nulla.

Dopo il profondissimo dubbio amletico <<che mondo sarebbe senza Nutella?>>, ho cominciato anche a chiedermi <<che musica ascolteremmo senza Bomba Dischi? O Maciste? O la 42Records?>>. Sostanzialmente, se esiste un artista nostrano degno di essere ascoltato in cuffia (almeno le mie), questo farà sicuramente parte del roster di una di queste etichette: John Canoe, Le Mura, Canova e Cosmo solo per citarne alcuni.

Lo scorso 26 febbraio mi sono recato in quella bellissima oasi felice nel mezzo del deserto tiburtino chiamata Radio Kaos, per assistere all’appuntamento mensile con L’Etichetta Prude: format in cui si discute, appunto, di label e del rapporto, professionale e non, con i loro musicisti. In questa occasione i riflettori erano tutti puntati su Bomba Dischi e quattro dei loro artisti che più bomber non si può: Giorgio Poi, i John Canoe, i Bamboo ed i PopX. Giorgio alla fine, poi, non è venuto: ha perso il treno, niente di strano. I John Canoe sono i TY Segall capitolini, quindi li adoro ed aspetto con ansia il seguito del loro EP d’esordio. La vera rivelazione della serata, almeno per quanto mi riguarda (vi ricordo che sono tornato da poco ad interessarmi alla scena indipendente italiana), sono stati i Bamboo e la performance dei PopX. I primi suonano, letteralmente, con quelli che considereremmo rifiuti, come cassonetti, bottiglie di plastica, tubi di gomma e chi più ne ha più ne metta. Il risultato sono delle tracce degne del miglior rave inglese, che renderebbero orgoglioso anche il più snob dei clubber berlinesi: insomma, un miracolo all’italiana. Per chiudere, i PopX, che in contrasto a quanto espresso nel nome e nella musica, hanno dato vita all’intervista più punk che io abbia mai avuto il piacere di vedere o ascoltare. Nessuno a ben capito cosa stesse succedendo, ma quando nessuno comprende quello che fai e comunque ti viene dietro vuol dire che, almeno in quanto a senso d’immagine, stai sfiorando la genialità.

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Che mondo sarebbe senza Bomba Dischi?

Per chiudere il discorso sulle radio, ed iniziare quello sui locali, nessun modo migliore se non quello di parlare di un altro programma radiofonico, il freschissimo Slidin’ Bob, condotto da Roberto Angelini in diretta dal Lanificio 159, con la partecipazione di Radio Sonica. Un mezzo di diffusione importante per artisti giovani o comunque non parte del tanto discusso mainstream, un modo intimo ed informale per raccontarsi e farsi conoscere. Sono cresciuto seguendo i programmi radio di KEXP (per chi non la conoscesse, una delle migliori stazioni americane, da controllare almeno sul loro canale Youtube), specialmente i loro live in studio, ed il format proposto da Angelini non si discosta troppo da quello dell’emittente di Seattle: una di quelle iniziative che contribuisce alla crescita graduale della nostra industria musicale.

Voglio concludere parlando del mio unico, vero, grande amore di questo periodo, la ragione di tante serate passate ad emozionarmi con il semplice ascolto, e l’ispirazione principale per questo articolo: il Monk Club di Roma, che ha rimesso Portonaccio sulle mappe della musica indipendente per noi romani musicanti, come Claudio Ranieri ha fatto a Leicester per il resto del mondo. Il Monk, in questo momento, è per Roma quello che l’Alexandra Palace o la Brixton Academy possono rappresentare per Londra, almeno dal punto di vista della programmazione e direzione artistica. Solo nell’ultimo mese ho assistito ad un festival shoegaze (grazie Adorable!), al concerto di Cass McCombs (uno fra i più importanti cantautori americani del nostro tempo, per cui apriva quell’esplosione di rock che è la chitarra di Adriano Viterbini) e quello dei Dandy Warhols, che se non hai mai fatto <<Woooo>> sulle note di Bohemian Like You hai avuto un’infanzia infelice. E questo per quanto riguarda solo i nomi internazionali, mentre sul fronte italico: Gazzelle, Cosmo, i Canova, PopX, etc. etc.

Se l’abbonamento (annuale) ARCI costasse cinquanta euro invece degli attuali cinque (come le sigarette!), io li pagherei, sicuro di essere compensato dal trascorso delle serate nel locale. Il Monk non sarà uno dei candidati come prossimo patrimonio protetto dall’UNESCO, ma in caso di chiusura (la paura è giustificata, viste le sorti di Quirinetta, Circolo degli Artisti ed INIT) mi ritroverei costretto a prendere (in passato è successo spesso) un mezzo di trasporto direzione Milano, per il solo motivo di assistere ad un concerto organizzato in maniera decente. Da qui l’importanza, per Roma, di serate come quella che ha visto protagonista Cass McCombs: non troppi anni fa, un artista del genere sarebbe approdato in Italia per un’unica data, nella maggior parte dei casi nel capoluogo lombardo. Questo è il segnale che anche in altre città e regioni è possibile uno sviluppo culturale importante (penso a Torino e al Club2Club, o a Genova e al Super Nova), perché la musica, e l’arte, sono cultura prima di tutto. E poi (non Giorgio), dopo averla vista, anche i musicisti dovranno convenire che la cosa più bella di Milano è il treno per Roma (o il tour bus, più realisticamente): secondo voi dov’è che Jimmy Cliff ha trovato l’ispirazione per <<I can see clearly now, the rain is gone…>>?

Qui sotto trovate un esempio di cosa succede a Roma, la sera:

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