Fight.Noize #5| Il suono giusto

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Dal suonar ‘vecchio’, al successo ottenuto ‘fuori campo’. Dall’eternità di un ‘forse’, alla sicurezza del ‘mainstream’. Da una banda di ‘criminal jokers’, alla felicità, trovata verso ‘la fine dei vent’anni’. La spada di Damocle che pende sopra la testa di ogni artista: il compromesso tra l’integrità ed i propri sogni di gloria.

Prima di arrivare al successo, il suono dei TheGiornalisti, Calcutta e Motta, ha subito varie trasformazioni, e questi cambiamenti sembrano ora tracciare la strada da seguire per ogni musicista alla ricerca di palcoscenici importanti.

La prima volta che ho sentito una canzone dei TheGiornalisti, ero seduto per terra insieme ad altre dieci anime a guardare rapito Tommaso Paradiso mentre, brillo con bicchiere di rosso a portata di mano, spiegava la genesi dè “La tua pelle è una bottiglia che parla…”. Nulla di nuovo, la storia di lui che si innamora e lei che non lo vede. Quella sera, però, sembrava la storia più romantica del mondo, ed io volevo essere lui, e scrivere una canzone del genere per la ragazza al bancone del bar. Quei TheGiornalisti, come il luogo in cui si è svolto quel live (il Pierrot le Fou, ora risorto al Pigneto), non esistono più. Ora la band fa i sold out nei palazzetti dello sport, appaiono in TV, partecipano ai talk show, e Paradiso tira più di Ed Sheeran. A proposito di Sheeran, anche lui un tempo cantava «you need me, I don’t need you», rivolto alle grandi label, prima di capire che per fare il botto avrebbe dovuto cominciare a scrivere canzoni d’amore da quattro accordi.

Sono uno dei primi ad aver apprezzato “Promiscuità” e le nuove sonorità proposte da Fuori Campo, il terzo lavoro in studio dei TheGiornalisti. Sono stato anche il primo a mandare il link Youtube di “Completamente” alla mia ex, sperando che Paradiso riuscisse dove avevo fallito io. Perché gli ultimi due album sono belli, orecchiabili, e facili all’ascolto, ma nessuno potrà mai convincermi che i precedenti (TheGiornalisti, vol.1 e Vecchio) non fossero più audaci, se non più maturi, almeno dal punto di vista lirico. Basta rileggersi il testo di una canzone come “La mano sinistra del diavolo”, e paragonarlo a quello di “Completamente” (ad esempio «lui chi è, un altro uomo che ha perso la testa per te?»).

Poi c’è Calcutta, anche lui fresco di disco d’oro, l’uomo che più di tutti spacca in due la scena musicale italiana: esistono quelli che odiano Edoardo D’Erme, e quelli che lo amano. Non posso odiare chi non conosco, posso solo commentare l’operato di un musicista in base al suo lavoro: quello che incide ed immette sul mercato. Parlando di mercato, potrebbe essere significativa l’assenza di Forse.. dai principali canali di streaming quali Apple Music e Spotify, mentre di Mainstream potrete già trovare la versione deluxe. “Gaetano” è una gran canzone, così come “Pomezia” (estratta da Forse..), ma qualcuno la pensa diversamente.

La cover di Forse..
La cover di Forse..

Di recente sono andato alla prima delle date romane del tour di Motta, per il suo La fine dei vent’anni. In una pausa fra le canzoni del set, avviene uno degli scambi più interessanti con una persona nel pubblico: «fai Bestie!» urla qualcuno; «voglio vedere dove c@#* stavi tu quando facevamo Bestie» risponde lui. Francesco Motta è assolutamente cosciente del fatto che con le sue precedenti iterazioni da musicista (nei Criminal Jokers), era costretto a suonare in giro per gli autogrill sparsi in tutta la penisola. Del resto, lo dice lui stesso in “Del tempo che passa la felicità”,  «il colpo era forte, ma le note non erano giuste». Il disco di Motta non è ‘pop’, almeno nell’accezione più comune del termine, ma è sicuramente più accessibile ad un pubblico più vasto rispetto ai precedenti.

Ora viene da chiedersi quali siano le cause di questi cambiamenti, cosa abbia portato questi musicista ad alterare in maniera, a volte radicale, il proprio suono, l’essenza di ciò che li caratterizza. A parte l’ovvietà del dover vendere più dischi per arrivare a fine mese, a me vengono in mente tre nomi: Riccardo Sinigallia, Niccolò Contessa, Matteo Cantaluppi. Rispettivamente, i produttori degli ultimi dischi di Motta, Calcutta ed i TheGiornalisti. Contessa, front man de I Cani, e Vasco Brondi (Le Luci della Centrale Elettrica) sono due dei musicisti di maggiore influenza sulla più moderna corrente di indie nostrana. Cantaluppi è considerato il guru del pop in Italia, dopo aver lanciato Paradiso & co. tra ‘il cielo e le stelle’. Sinigallia ha lavorato con artisti del calibrò di Niccolò Fabi, Max Gazzè, Tiromancino, Frankie Hi-nrg, ed altri che hanno segnato in maniera importante la storia recente della musica italiana.

I Criminal Jokers
I Criminal Jokers

Non poteva che esserci un processo di produzione importante dietro gli ultimi lavori di Motta, Calcutta e TheGiornalisti, tutti diversi, ma con un comune denominatore: la ricerca del suono ‘giusto’. Giusto sia per il pubblico, che per i musicisti stessi. Quando si cominciano a vendere dischi e a riempire locali, si è trovato quello che si cercava, la propria dimensione; il resto, sono gusti personali. Per quanto riguarda quest’ultimi, penso che i TheGiornalisti e Calcutta (insieme a tutti gli addetti ai lavori) abbiano dimostrato di capire la sensibilità attuale del grande pubblico e le esigenze del mercato, più che una vera crescita in senso prettamente musicale. Qui si ritorna al punto iniziale: la tensione tra l’integrità artistica e la necessità di voler raggiungere un maggior numero di persone possibile.

Ricordo una grande intervista a Noel Gallagher, in cui il chitarrista ammette di apprezzare veramente solo un album degli Oasis: il primo, chiedendo anche all’intervistatore se fosse in possesso di una copia. Per i seguenti dice di essere stato semplicemente molto furbo, di sapere cosa si aspettasse il pubblico, ed aver agito di conseguenza. Per capirci: il primo singolo della band, “Supersonic”, entra nelle classifiche inglesi al trentaduesimo posto, mentre di “Wonderwall” conosciamo tutti la storia.

 

E voi, da che parte state?

Definetely Maybe o What’s the story (morning glory)?

Calcutta versione Mainstream o Forse..?

I primi dei TheGiornalisti o gli ultimi due?

Motta meglio nei Criminal Jokers o da solista?

 

O magari tutto questo non ha importanza, perché come disse qualcuno di sicuramente molto importante, <<if it sounds good, it’s good>>.

 

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