Fight.Noize | La Sindrome di Eustachio

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“Siamo innovatori, ma senza memoria. Ecco allora la nostra storia: la storia dell’innovazione e di un orgoglio dimenticato.” Cosi si chiude l’introduzione del libro di Massimo Sideri, La sindrome di Eustachio, ed inizia un piccolo viaggio alla riscoperta della storia dell’innovazione italiana.

Dopo l’immigrazione, la democrazia, gli abusi sulle donne ed altre tematiche da affrontare prima di andare a letto, questa settimana in trasmissione abbiamo deciso di alleggerire i toni. Si è discusso di un magnifico libricino dal titolo, ad essere onesti, non troppo entusiasmante: La sindrome di Eustachio. Ciò che ha distolto la mia attenzione dal resto della libreria in cui l’ho scovato, è stato il colore verde evidenziatore (colori sgargianti, l’A B C del marketing) e, una volta avvicinatomi, il sottotitolo.

“STORIA ITALIANA DELLE SCOPERTE DIMENTICATE”

Ho pensato che un po di orgoglio nazionale potesse giovare alla mia mente agitata dal costante confluire di rumore nelle mie orecchie (e magari solo quelle). Un altro pensiero costante è quello dell’importanza della storia come filtro per combattere il rumore. Del resto non lo penso solo io, come cantato da Bob Marley in ‘No woman no cry’: in this great future, you can’t forget your past. E’ come se il libro verde evidenziatore di Massimo Sideri mi avesse urlato dall’altro lato della stanza, chiedendomi di essere portato a Radio Kaos Italy.

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Il ‘libricino verde evidenziatore’ di Massimo Sideri.

Si sarebbe potuto tranquillamente intitolare “Lo sapevi che…”, e la risposta – mia e del resto dei lettori – sarebbe stata un unanime, e cosmico, “no”. Tralasciando la più nota vicenda Meucci vs Bell (perchè tutti sappiamo che la paternità del telefono è italiana, vero?!), sono abbastanza sicuro nessuno conosca l’oscura storia di Luigi Zarossi, eppure fu l’inventore della truffa del secolo, a noi nota oggi come lo schema Ponzi. Dalla stampa a caratteri mobili al design dei moderni computer, passando per la grafite all’interno della matita, il libro è un vero e proprio compendio di fatti ed altri miti da sfatare.

Per quanto riguarda la selezione musicale, preparare la scaletta per questa puntata è stato un procedimento bellissimo. Sono molti i grandi innovatori nella storia (recente) della musica italiana ma, come spesso è accaduto ai loro colleghi nel campo delle invenzioni, sono sprofondati nel nostro dimenticatoio culturale.

Il più grande di tutti, famoso, ma a cui soltanto recentemente è stata riconosciuta la vera maestria artistica, è sicuramente Ennio Morricone. Dal maestro, ad uno dei più abili produttori sul panorama internazionale: Danger Mouse (Black Keys, Gnarles Barkley, Broken Bells, per citare solo alcuni degli artisti con cui ha lavorato). Vi starete chiedendo cosa c’entrino il produttore con l’afro e l’Italia. Uno dei suoi ultimi album si chiama Rome, registrato interamente nella capitale, in collaborazione con Jack White, Norah Jones, Daniele Luppi e Gegè Munari. Gli ultimi due non sono nomi di italo-americani esportati quattro generazioni fa, ma due tra i più celebrati musicisti presenti nel nostro paese. Munari è considerato uno dei migliori batteristi jazz italiani (e non) di sempre, ed è stato maestro anche di quell’altro jazzista nostrano, Roberto Gatto, che in troppo pochi conoscono. Il resto della playlist è un percorso attraverso l’evoluzione del suono in Italia, dal pop/rock di esportazione britannica degli Equipe 84 fino a Battiato, non potendo tralasciare la disco di Giorgio Moroder.

Questo paese ha una storia bellissima, e noi non possiamo dimenticarla.

Clicca qui per ascoltare il podcast del 23/10/’17!

Per approfondimenti concreti su questo ed altri temi, potete ascoltare me ed Andrea Santostasi (conduttori di Fight.Noize) seguendoci in diretta:

ogni lunedì, dalle 14 alle 15, su radiokaositaly.com!

Per chi non riuscisse a seguire la diretta, l’appuntamento è per il prossimo mercoledì, sempre qui su Cheap Sound!

#fatti2domande

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