La fuga degli artisti, cap.3: nelle Jam londinesi con Emanuele Baker

Emanuele BakerDopo aver parlato a lungo di Londra come “mito per i musicisti” abbiamo intervistato artisti in fuga dall’Italia, tanto per capire se l’epidemia esterofila che sembra aver preso piede nel nostro paese è ben motivata. Siamo passati da Parigi, per poi tornare a Londra, quella che sembra essere la capitale europea della musica.
Oggi torniamo in Inghilterra per fare una chiaccherata con l’ennesimo musicista che da Roma è definitivamente emigrato a Londra. Emanuele Baker è un bassista che dopo aver studiato e – soprattutto – suonato a Roma, ha deciso che la musica sarebbe diventata la sua vita. Ed è a quel punto che Londra è sembrata la meta più adatta per lui.
In questa breve chiaccherata Emanuele ci porta in un mondo di cui questo sito parla troppo poco: la realtà delle Jam sessions. Tanti musicisti e tanta buona musica, una vetrina importante per giovani talentuosi. Un viaggio da Roma a Londra in serate suggestive in posti nascosti…

CHEAP SOUND Ciao Emanuele, tu vieni dal mondo delle Jam session che per noi di CheapSound è un territorio ancora da scoprire. Come funzionano le Jam a Roma?
EMANUELE BAKER Fondamentalmente la jam session è punto d’incontro per musicisti e cantanti. Personalmente ho conosciuto molti musicisti con cui ho suonato a Roma proprio alle jam che frequentavo nella capitale. Diciamo che in linea di massima le jam session a Roma si svolgono come in ogni altra parte del mondo.

CS Le jam sono una vetrina spesso importante per i musicisti. C’è competizione all’interno delle jam o solo divertimento e rispetto?
EB Diciamo che la jam dovrebbe essere un occasione per suonare, farsi un drink e passare una serata in relax, godendosi la musica e conoscendo altre persone. Spesso la competizione entra in gioco e non voglio dire che sia un fattore del tutto negativo (serve sicuramente ad alzare il livello perché ognuno si spinge al massimo delle proprie capacità), ma quando un chitarrista (piuttosto che un bassista o un pianista) sta al quinto minuto di assolo per dimostrare che è forte ed ha fatto i compiti a casa, la situazione perde un po’ di genuinità, più che divertimento diventa “show-off” e, PERSONALMENTE, credo si perda lo spirito della jam.

CS Detto questo ci sono decine di musicisti che sanno dosarsi e dimostrare il proprio valore senza risultare pesanti. …dopo anni passati a suonare a Roma hai deciso di venire a vivere a Londra. Il motivo di questa decisione?
EB La scelta di venire a Londra è stata quasi casuale. Ero venuto a trovare un amico per 3 giorni lo scorso anno e in 72 ore ho deciso che mi sarei trasferito. L’ambiente musicale e la città stessa mi hanno stregato da subito. Inoltre avevo già in testa di lasciare l’Italia per confrontarmi con una scena di livello internazionale e Londra sotto questo aspetto è la città perfetta, un vero e proprio crocevia di nazionalità e culture.

CS Anche a Londra ti sei dedicato alle Jam Session. Come cambia questo mondo fra le due città? Raccontaci la tua esperienza…
EB Diciamo che fondamentalmente il modo di organizzare una jam, e come la serata si evolve, è più o meno lo stesso sia a Roma che a Londra. La differenza sta nel livello dei musicisti che incontri. Londra è una città piena di musicisti grandiosi ed alcuni sono veramente talentuosi. Il fatto che il livello sia molto alto, porta a migliorarti per cui senza rendertene conto, fai progressi e contribuisci a tenere alto il livello di qualità della musica. Sono stato a determinate Jam Session o Open Mic (jam per cantanti) di livello altissimo. Ragazzi che magari non avevano mai suonato insieme, salgono sul palco ed eseguono il brano come se avessero passato ore ed ore in saletta. C’è un’atmosfera ed un feeling con la musica totalmente diverso dalla situazione Romana.

CS Dicono che Londra sia il paese dei sogni per i musicisti. D’altra parte la “concorrenza” è più alta e spesso affermarsi è meno semplice di come sembra. Ci si campa davvero di musica in Inghilterra?
EB Si, la concorrenza è alta. Qui non conta essere bravi, ce ne sono almeno 10 pronti a suonare “meglio” di te nell’arco di 500 metri. A Londra penso vinca la personalità. Qui di musica si campa eccome, quando dici di essere un musicista non ti viene rivolta la fatidica domanda: “Si, ma di giorno che mestiere fai?”, semplicemente perché chi fa musica riesce a viverci. Ovvio che non ogni musicista che vive a Londra campa di musica, ma una volta che si entra nel giro basta essere abbastanza in gamba da non perdere i lavori e si vive tranquillamente. La differenza tra qui e l’Italia è che se ti trovi a suonare con un artista valido che viene messo sotto contratto, hai la possibilità di girare per l’Europa o addirittura per il mondo, traguardo molto più difficile da raggiungere se ci si trova nel belpaese.

CS Cosa porteresti a Roma da Londra e viceversa? (in termini di organizzazione/gestione ecc. delle serate)
EB ‘Na forma de pecorino! … Ah no!! Non avevo letto tutta la domanda, scusa!! Al momento risponderei… niente! Dal punto di vista organizzativo non c’è proprio paragone, qui la situazione è ottimale.

CS Ci sono musicisti che sognano di fare i turnisti, che pur di suonare per tutta la vita darebbero tutto a chiunque. Altri seguono progetti creativi, o gruppi, cercando di mandare avanti quelli e non se stessi. Come ti poni? Hai un consiglio per i giovani musicisti che ancora devono decidere da che parte stare?
EB Io sono uno di quelli che sogna di fare il turnista… Ad essere sincero in realtà non sogno. Sto costruendo il mio futuro cercando di andare nella direzione giusta e facendo sempre quello che ritengo opportuno. Ascolto molto gli altri ed i loro consigli, ma poi decido io la strada da percorrere. Il mio consiglio è di fare quello che si crede più giusto, sembrerà la cosa più scontata, ma credo sia la più vera.

CS L’ultima domanda…dopo un anno a Londra, pensi di poter tornare a Roma a fare il musicista?
EB Al momento sto bene qui e non vedo un futuro da musicista a Roma. Ma nella vita non si sa mai…

F.B.

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