Gazebo Penguins, un ritorno col botto

gazebo penguinsSecondo Wikipedia (massima fonte di informazione), il raudo è un piccolo artifizio esplosivo, annoverabile nella categoria dei petardi di libera vendita in Italia.
Ecco, i Gazebo sono liberi, sono in Italia, e sono esplosivi ma qualcosa non torna. Sono Grandi. Un grande artifizio esplosivo.
Parliamoci chiaro, per chi ha trovato Legna (11.05.2011) un album strepitoso, una delle miscele più caotiche ed esaltanti sentite negli ultimi anni, avrà come me grandi aspettative nel nuovissimo Raudo.

Facciamo un riepilogo.
Gazebo Penguins sono un trio di Correggio, formato rispettivamente da Capra (chitarra e voce), Piter (basso e voce), e Sollo (batteria). A detta loro, suonano per tre questioni (consiglio di visitare gazebopenguins.com/raudo): una biologica, una edonistica ed una eudemonistica.
Suonano perché dopo i 30 anni hanno ancora bisogno di farlo (… un disco), e perché a farlo (un disco) si sta bene e ci si sente più belli e felici. E direi che siamo più felici anche noi che loro lo facciano ancora.
Fine riepilogo.

Dopo averli sentiti live l’anno scorso alla Locanda Atlantide di San Lorenzo (Roma), lessi una recensione che centrava in pieno il loro approccio sul palco con una frase: “suonano a volumi oltraggiosi”. Per quanto mi fosse piaciuta questa descrizione, la frase non rendeva merito ad uno spettacolo che ho visto poche volte.
La carica strepitosa che trasmettevano al pubblico e che il pubblico trasmetteva loro e che non può esaurirsi in una recensione. Perché cantavano tutti e cantavano forte.

Ma cosa emerge davvero da questo nuovo lavoro? Sono rumorosi, sono sguaiati e sono ancora innamorati delle stesse ragazze. Come possiamo ascoltare in Correggio, sono inguaribilmente romantici quando parlano dei loro anni passati. Sono, a mio avviso, auto-influenzati dal precedente Legna e dalle sonorità distorte che sentiamo in Casa dei miei ed in Domani è gennaio. Sono ossessivi in Piuttosto bene. E sono ancora convinti che le parole, le nostre parole servano a comunicare qualcosa. Perché nelle emozioni che trasmettono, i testi in italiano rivestono un ruolo fondamentale.

Da quando ho più tempo per me

non so più a chi prestare attenzione

(Finito il Caffè)

Dopo aver ascoltato un paio di pezzi, un mio amico mi disse “ma i testi sono nonsense vero?”. Secondo me, per capire i loro testi bisognerebbe capire anzitutto a chi sono rivolti. E cantando “quando quindici anni fa avevamo quindici anni” è ovvio che non si rivolgono ad un pubblico di quindicenni. Perché Raudo è rivolto a chi sta per la prima volta affrontando un trasloco. A chi ricorda le foto. A chi inizia a vivere la propria vita con successo e a chi, se qualcosa va storto, torna dai suoi (“son tornato dai miei per farmi ospitare”, fantastico). A chi ha finito il caffè e nonostante tutto oggi si sente piuttosto bene.

Mi rendo conto di non aver detto tanto su Raudo ma c’è poco da dire e solo da ascoltare. Magari ne parliamo un’altra volta. Magari più tardi, magari tra un’ora, magari domani. Magari no.

Lorenzo Migliaccio

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coverAutore: Gazebo Penguins
Titolo: Raduo
Etichetta: To Lose La Track

Tracklist:

1. Finito il caffè
2. Casa dei miei
3. Difetto
4. Domani è gennaio
5. Ogni scelta è in perdita
6. Correggio
7. Trascloco
8. Mio nonno
9. Non morirò
10. Piuttosto bene

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