Intervista ai Gazebo Penguins

gazebo penguins

Piper Club, sono circa le 20 e si respira un’aria più che primaverile. Le prime code al botteghino cominciano a farsi vedere, per una serata che si prospetta un successo. Più di seicento solo le prevendite. All’esterno: falsi nerd, pubblico comune, coppiette, Hipsters, ragazze con leggins, fuorisede, e gli immancabili e riconoscibili pariolini di diciott’anni. Sembra quasi di star assistendo ad una materializzazione delle canzoni dei Cani in fila per sentirli.
I Cani e i Gazebo Penguins, due realtà della musica italiana degli ultimi anni, estremamente diverse ed uniti sul palco stasera. Attendiamo un po’ e finalmente Capra del trio emiliano emo-core, esce dal Piper, stanco e un po’ su di giri per il sound check. Nel Piper naturalmente non riusciamo ad entrare, e così spostiamo la nostra chiacchiera nel suggestivo scenario del quartiere Coppedè.
Tra lo scorcio delle fontane e le poche auto di passaggio, diamo inizio così, seduti su un gradino accuratamente scelto, la nostra intervista.

CHEAPSOUND Allora per cominciare, domanda di rito. Chi sono i Gazebo Penguins?
GAZEBO PENGUINS Noi suoniamo insieme da più di sette anni. Ci siamo incontrati al liceo. Io sono Capra, poi c’è Sollo e Piter. Inizialmente eravamo una cover band, delle band che andava allora per chiarirci. Suonavamo in un locale chiamato Tempo Rock nelle nostre zone. Poi abbiamo cominciato in tre a lavorare di più sulle nostre capacità. È stato difficile. Abbiamo cominciato a suonare un po’ in giro. Siamo riusciti a migliorare, i nostri concerti sono cambiati, come il nostro modo di far musica. E poi con l’uscita di Legna nel 2011 tutto è molto migliorato per la band, abbiamo riscontrato che la nostra musica piaceva, abbiamo cominciato a divertirci molto di più e questo ci ha dato la spinta per andare avanti. Suonare non solo perché era bello, divertente per noi, ma anche per gli altri.


CS Nome abbastanza originale il vostro. Oggi giorno sembra che i “nomi strani” siano direttamente proporzionali al successo di una band. Qual è la storia del vostro nome? Da dov’è uscito?
GP Eh, è una domanda a cui non sappiamo rispondere. È nato per caso, durante le prime prove. C’era un gazebo, e abbiamo pensato che era un bel nome per una band. Poi ci serviva un animale e quindi Gazebo Penguins. E non abbiamo mai pensato di cambiarlo.

CS Storia interessante. E se dovessi descrivermi il tipo di musica che fate, non parlo di generi, etichette o altro, ma solo tre aggettivi. Quali sarebbero?
GP Ti direi che è “punk”, perché comunque nasciamo come gruppo punk, per i suoni, le chitarre distorte, i volumi alti. Suonare senza farsi troppe domande. In quel senso lì la nostra musica è punk. Poi ti direi che è “melodica” perché nel nostro disco ci tenevamo a cantare, e a far cantare. E ti direi infine che è, più che un aggettivo un sostantivo, la nostra musica è “legna” come il titolo del nostro album, che abbiamo appunto scelto perché lo ritroviamo estremamente pertinente con quello che siamo e suoniamo. Dalle nostre parti, quando qualcuno picchia dura, ma di quella violenza controllata, di quella carica che dà energia si dice che legna. E noi ci sentiamo molto così, ecco perché poi nel cd abbiamo deciso poi di giocare con tutti quei termini che fanno da corollario alla parola legna.

CS Chiaro e conciso. E invece i vostri testi da dove provengono. Ogni artista trae ispirazione naturalmente da ciò che lo circonda. Ma nel vostro caso, da dove traete la linfa vitale per le vostre canzoni?
GP Sono io che scrivo i testi, però se veramente una canzone funziona, se è “nostra” lo scopriamo solo in sala prove. Se la band diventa un corpo unico, se ognuno riesce a dare qualcosa di sé, se prende il via, è difficile da spiegare ma è così che mi accorgo se davvero possiamo o non fare un nuovo pezzo. Quando senti che quello che stai facendo tu con la chitarra, le parole, quello che sta facendo il basso e il ritmo della batteria si uniscono e coincidono allora sì che ci divertiamo. Se non funziona invece ce ne accorgiamo subito, quando manca quella coesione che ci unisce e ci rende una band.

CS E se invece dovessi dirmi qual è l’artista o la band sulla scena italiana che in questo momento è da osservare e da tener d’occhio, e che sentite comunque vicino anche al vostro operato musicale quale sarebbe la risposta?
GP Guarda noi ci troviamo molto bene con i Fine before you came che sono una band di Milano con cui ci troviamo bene come obiettivi, come musica e anche e soprattutto come amici e collaboratori. Altri potrebbero essere sicuramente i Giardini di Mirò con cui abbiamo collaborato.

CS Parlando di concerti, come tu stesso hai detto comunque con la crescita della band è cambiato il vostro modo di far musica e di rapportarvi al pubblico. Qual è stato il concerto più bello in assoluto, e quello più brutto fino ad ora nella vostra carriera?
GP Il nostro concerto più brutto è stato sicuramente a Parma, in un piccolo locale, una cascina di campagna, in cui c’era tanto rumore, gente seduta ai tavoli a chiacchierare, bere e mangiare e a sentirci non c’era più di una ventina di persone. Qualche mese dopo invece c’è stato questo festival a Bologna in un centro sociale, il nome del festival era Anti-mtv day il 10° anno che lo fanno, il primo in cui ci hanno chiamato. C’era tantissima gente, un caldo allucinante, la gente stipata in questo centro sociale che soffriva, moriva dal caldo, ma che è rimasta dall’inizio alla fine del concerto e che hanno cantato tutti i pezzi dalla prima all’ultima fila. Una cosa meravigliosa.

CS Sicuramente sono esperienze che segnano. Guardando al futuro, stanno lavorando a qualcosa di nuovo?
GP Guarda, proprio in Gennaio abbiamo inciso dei pezzi, una collaborazione con i Cani con cui ci siamo trovati molto bene, e poi c’è ancora dell’altro in vista. Poi naturalmente speriamo per la fine dell’estate di avere abbastanza materiale per poter fare uscire un nuovo album.

CS Hai parlato della vostra collaborazione con i Cani. Qual è invece la collaborazione che più sognate?
GP Con i Radiohead (senza pensarci nemmeno un secondo, poi con un sorriso) bhè so che è una cosa abbastanza impossibile, ma sognare non costa nulla. Abbiamo già provveduto ad un primo aggancio, tramite in produttore del nostro ultimo disco “Legna” (dice ridacchiando)

CS Infatti chi lo sa, io ve lo auguro di cuore. E riallacciandoci proprio ai Radiohead, voi in una prima fase avete cantato in inglese, poi siete passati drasticamente all’italiano. Com’è maturata questa scelta?
GP Più o meno un anno fa, avevamo otto canzoni, quattro in un inglese inventato, le altre avevamo già cominciato a canticchiarle in italiano in sala prove. Erano di partenza scritte in inglese, diciamo in inglese (si schernisce, ndr). Ci trovavamo così di fronte ad un 50 e 50. E abbiamo optato per l’italiano, e direi che c’è andata bene. Cioè insomma per vedere quale dei due sarebbe stato meglio saremmo dovuti uscire con due dischi identici uno in inglese e l’altro in italiano. Ma adesso come adesso crediamo di aver fatto la scelta giusta.

CS E il vostro pubblico è cambiato, essendo cambiata la lingua dei vostri testi?
GP Sì certo, anche se non so se sia solo per il cambiamento di lingua. Il pubblico si fa di più trascinare, è più carico ora. C’è poi da dire che il disco suona centomila volte meglio rispetto ai nostri lavori passati. Abbiamo cercato di fare canzoni ad un respiro maggiore, è cambiato anche il nostro modo di far musica. All’inizio ci imbarazzava l’idea di cantare nella nostra lingua, eravamo abituati a cantare nel nostro inglese così inventato, e cantare nella nostra lingua ci avrebbe reso diciamo, più comprensibili, più vulnerabili. È comunque un cambiamento significativo, e come ogni cambiamento ha bisogno di un rodaggio. Ma direi che alla fine c’è andata bene.

CS Parlando di stasera, cosa si prova a suonare al Piper, luogo cult della musica della capitale?
GP Devo dirti che forse è conosciuto tantissimo a Roma, ma io non lo conoscevo. Quando poi ho detto a mio suocero, fanatico della musica degli anni 60 e 70, che avrei suonato qui con la mia band, stava quasi per svenire, a pensare che il mio gruppo di sfigati potesse suonare qui.

CS Non vogliamo distogliervi ulteriormente dalle ultime cose da mettere appunto per la serata. La prima cosa che ti viene in mente?
GP È che stasera vorremmo fare un cover, de I Cani Wes Anderson che abbiamo provato solo una volta e non sono molto sicuro che riesca. Bhè staremo a vedere stasera cosa ne uscirà fuori.

CS (domanda un po’ cattiva ma spontanea) Meglio i Cani o i Pinguini?
GP Ehm i Cani non sono Pinguini, e i Pinguini non sono i Cani. Due animali che non si incontrerebbero mai, se non stasera al Piper (risponde un po’ imbarazzato, sorridendo, ndr). O magari in un Zoo. (ride di gusto e si incammina con noi verso il Piper,ndr)

E con quest’ultima battuta di spirito lasciamo andare Capra, disponibilissimo e molto simpatico, a prepararsi per la serata, e a chiamare la moglie prima di salir sul palco ci confessa.
Luisiana Levi 

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