Gazzelle | Superbattito

È finalmente uscito Superbattito, il disco di Gazzelle, nome d’arte di Flavio Pardini, che sono sicuro farà da colonna sonora alle vostre serate per un bel pezzo.

«La verità è che sei solo un inganno della mia testa»

Potrei iniziare questa recensione citando lo stesso Gazzelle: possibile che questo hype ci stia ingannando così tanto? Ci siamo fatti plagiare fino al punto da bramare il prossimo video, il primo disco ed il primo concerto soltanto dopo aver ascoltato una canzone?

Si.

L’hype esiste da sempre, solo che non ha mai avuto un nome così figo. Mi ricordo ancora quando aspettavamo in prima tv la trasformazione in super sayan di Goku o il più recente esordio di Gabigol; è solo una questione di aspettativa, e Gazzelle, o chi per lui, ne ha creata tantissima, e a mio avviso, non ha assolutamente deluso.

Non è l’uomo di copertina, non è l’artista dai big like e basta: è qualcosa di più, di molto di più.

Attraverso canzoni dolci, Gazzelle ci racconta di amori sporchi, tormentati, di situazioni che ognuno di noi ha vissuto almeno una volta nella vita, e riesce a farlo anche con una certa vena di ironia e una non velata dose di presa per il culo (“NMRPM”). «Insomma, suoni, davvero? Perché non provi a lavorare? Ti prego passami il cocktail» frasi accondiscendenti che avremmo voluto dire almeno al 50% della gente “noiosa” con cui abbiamo avuto a che fare nella nostra vita.

“Quella te”, il singolo che ha anticipato l’album e ci ha fatto impazzire tutti per Gazzelle: «Quella te, che mi sconvolge ancora il sabato mattina». Riusciamo ancora a stupirci delle piccole cose? No, perciò abbiamo bisogno dei poeti. Il poeta contemporaneo, l’artista, che riesce a mettere in musica il quotidiano, che nobilita il banale e che, superando gli archetipi della poesia classica ed i tecnicismi, riesce oggi a trovare la vera bellezza nella semplicità, ma soprattutto nelle piccole cose, e ancora, nonostante tutto, riuscire a sconvolgersi.

L’approccio è quello del synth pop, i suoni sono ben curati, giovani e moderni, ma soprattutto mai banali. Non c’è più posto per le chitarre acustiche in questo mondo, almeno ora.

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“Greta” è l’unica canzone che “tradisce” in qualche modo le origini musicali di Flavio Pardini, cresciuto in quella Roma trasteverina con il North Face e le Gazzelle (appunto) ai piedi, quella Roma fatta di SH 125 e Brit Pop a colazione. “Greta” è il pezzo che avrebbe scritto Noel Gallagher se avesse avuto 25 anni oggi e fosse cresciuto a Prati.

Superbattito è un disco che ti entra dalle cuffie e difficilmente riesce ad uscire dal tuo corpo. Te lo porti dietro, con te, nella tua giornata, in metro, al lavoro, in facoltà, al Carrefour…

«Non ho più paura dell’aereo ma non volo più»

In “Demodè” si evince quella sensazione di pessimismo di quando pensiamo di superare le nostre paure, ma soltanto quando lo diciamo agli altri. Una velata critica all’apparenza e all’ostentazione: possiamo sembrare immensi, onnipotenti, ma poi le nostre debolezze emergono nella nostra intimità, nel nostro letto, la sera, quando facciamo i conti con noi stessi.
Infatti «andare in una spa non ci aiuterà, e comprare casa non ci aiuterà»

“Non sei tu” è la canzone più bella del disco. Oltre ad un arrangiamento ben orchestrato, melodici virtuosismi che fanno sì che il pezzo ti entri in testa già dal primo ascolto, traspare dalle parole e dalla musica una certa linearità che stride con la nostra felicità. “Non sei tu” parla di una mancanza che ci strugge, che ci logora. Un amore troppo grande finito, ma soltanto per una delle due persone. Quanti di noi abbiamo sognato di giacere di nuovo con l’amore della nostra vita mentre eravamo in realtà con «una sconosciuta dentro il letto mio che non sei tu»? Quella mancanza che ci devasta, che appiattisce la nostra esistenza, che ci rende sterili e anonimi, e ci fa vedere il mondo in bianco e nero… «Voglia di venerdì, voglia di drink»: l’illusione che diamo a noi stessi che nel divertirci e fare festa possa cambiare qualcosa in quei momenti bui della nostra esistenza.

«Ma che ne sanno gli altri…»

Lo sappiamo Flavio, lo sappiamo bene…
Semplicemente a volte non riusciamo ad esprimerlo come vorremmo, con le parole giuste; ma per fortuna ci sei tu, e per questo ti ringrazio, a nome di chi ha un mondo dentro ancora inesplorato.

 

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