Germanò | Per cercare il ritmo

Una ricerca raffinata che fuggendo dalla moda dei synth trova  in un suono accattivante e testi dal taglio cantautorale la propria dimensione del ritmo.

Alex Germanò, in arte solo Germanò,  è nato a Trastevere e cresciuto a Monteverde Vecchio, non senza aver mai lasciato Roma. Fa musica dal 2008, membro dei Jacqueries, con i quali gira per mezza Italia, sperimentando il proprio alternative rock, arrivando a suonare anche al MiAmi nel 2011. Il 29 settembre esce per Bomba Dischi/Universal Per Cercare Il Ritmo , il primo full-length come Germanò.

Sua è la schiena che compare nel piano solo live in una piscina a dicembre, sua la faccia sbattuta dietro il pianoforte nel video di “Grace” singolo d’uscita del suo primo LP. Il suo progetto continua quella linea di cantautorato raffinato ed intimo che vuole lasciar parlare la musica, presentandosi in un modo sempre anonimo e autoironico. Per Cercare Il Ritmo  è un album molto denso di influenze dal suono pop, trovando però soluzioni lontane dai synth preponderanti nella musica italiana di oggi. Quello che ne esce è qualcosa di nuovo, raffinato, intimo e trascinante.

Talento. Talento di scrittura, di un artista i cui testi sono senza tempo, e di un romanticismo prestato alla musica, che tocca tasti di un benessere piacevolmente malinconico.

Per cercare il ritmo è un titolo che racchiude ricerca alternativa, bisogno di annotare soluzioni, nostalgie del passato. Come Enzo Carella rischia di diventare un eroe periferico della musica italiana più sperimentale. Parlo di brani come “Grace”, che cattura al primo ascolto per la fragilità con cui vengono rievocati i ricordi, le dita sui tasti del piano, ora ferme, decise, ora più sfuggevoli, fino al glorioso assolo finale che scopre un’altra faccia di quel ragazzo che iniziamo a capire adesso, nell’insieme di armonie che è riuscito a creare.

“Niente potrà sostituire il vento che batte sulla mia mano mentre l’auto va “. Sentiamo una voce stendere dolcemente le parole sopra sonorità morbide, mentre sotto, i beat reinventano, in una chiave inedita,  ritmi dance floor e jazz. “L’automobile che corre” è una canzone sull’amicizia che riesce a fotografare il perdersi con qualcuno mentre si attraversa una grande città.

“San Cosimato” è il pezzo che svolta il disco, raccontando il disagio di rincontrare vecchie compagnie per la strada. La confidenza è quella di Battisti in “Prendila così”: il ritmo dell’incontro è nervoso, si sente la carica del momento, di un pop che mira a diventare intramontabile. Quegli spazi nel testo del ritornello fanno sprofondare in vuoti inaspettati chi ascolta, la voce ferita e l’accettazione di quello che si ha davanti con leggerezza.

Ancora, anche il “Carabiniere” diventa un amico a cui confidare un senso di colpa qualunque: “Carabiniere non è colpa mia se ho messo il cappotto al contrario e nel frattempo ho sbarcato il lunario[…]Ma lei faccia quello che deve fare, metta tutto a verbale.”  Qui siamo chiaramente nel mondo di Niccolò Contessa, un artista che si avverte vicino sia per il gioco simpatico di arrangiamenti che per la sensibilità di rappresentare il microcosmo della storia, efficace nella sua semplicità.

Germanò & band tra pochissimo partiranno in tour da Roma e potrete cercare il ritmo insieme a loro.

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