Get Behind|L’esordio degli Astral Week

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Get Behind degli Astral Week è un nuovo mix di suoni che emerge da una frattura della superficie ruvida dell’alternative rock da cui lasciarsi cadere in ambientazioni vintage, psych e funky.

Cammini per la tua città consapevolmente assuefatto al suo trambusto, ai sottoprodotti della sua modernità, ma improvvisamente l’emergenza di evasione trova appiglio in un profumo o un suono diverso che innesca una istantanea fuga dalla realtà, uno stato di alienazione dove trovare riparo. Questa è la genesi di Get Behind, disco d’esordio degli Astral Week: uno squarcio nell’asfalto di suoni ruvidi e compressi, quasi aggressivi, a richiamare il fragore della modernità da cui emergono armonie eteree e psichedeliche che cullano in divagazioni decisamente vintage.

Gli Astral Week sono una band romana in attività fin dal 2013, nata dall’incontro di musicisti appassionati e versatili, con alle spalle esperienze di tour internazionali in formazioni come i Your Hero. Il quintetto è ad oggi formato da Ermanno Finotti (lead vocals), Valerio Brunori (guitar, vocals), Federico Nardelli (guitar, vocals), Dario Gambioli (bass, vocals), Federico Santoni (drums) e Antonio Arcieri (keyboards).

Il sound degli Astral Week è l’impronta digitale della loro attitudine alla contaminazione raffinata di generi: riff decisi e groove graffianti tra garage e blues fanno da struttura ad elementi funky, hip hop “old school” e a incursioni psichedeliche a base di riverberi e polifonie corali in stile Crosby Stills e Nash. Il disco Get Behind (The Beat, 2016) arriva dopo il singolo “Electrifying” del 2015 , trampolino di lancio radiofonico per la band, caratterizzato da melodie circolari, un ritornello d’impatto in pieno stile pop ed una forte componente elettronica. Esperimento stilistico davvero riuscito (tanto da aggiudicarsi l’omonimo contest) è stato la release di “Lunga attesa”, unico esempio in cui il loro sound eclettico supporta un testo in italiano originale di Cristiano Godano (Marlene Kuntz).

L’universo musicale tra contorni sfumati e guizzi quasi acid degli Astral Week prende corpo nelle dieci tracce del loro disco d’esordio, lasciando trapelare la presenza di un concept sonoro più evidente di un fil rouge tematico, che compenetra echi vintage prevalentemente Sixties e Seventies con la contemporaneità electro-pop. Le tematiche ricorrenti si rifanno ad uno spleen contemporaneo e metropolitano quasi decadente, manifesto di una condizione di inadeguatezza rispetto al mondo esterno, che trova la catarsi in uno stato di alienazione ed isolamento attraverso la psichedelia.

Già la prima traccia, “Dead to the World”, espone questo concetto di isolamento e necessità di evasione attraverso la catarsi indotta, cantato nel ritornello “Sometimes I fly upon my ghost /I am a dead to the world”, dove le ambientazioni si aprono e si fanno improvvisamente più eteree. Stesso mood e stesse ambientazioni le troviamo in chiave più intimista nella title track, dove la condizione di frustrazione viene rinnegata e combattuta attraverso l’isolamento “I should try to get behind / ‘cause I don’t want to be always the first in line /I’ll face today the rest of all my days /‘cause I don’t want to be always the first in line”.

“Warning sign” è il racconto dell’epifania della via di uscita attraverso suoni rock garage, più compressi, quasi aggressivi, a cui si aggiungono armonie vocali sempre più verticali in una sorta di fuga dalla realtà: “Does anyone have remedy for me? /But suddenly a warning sign propels me to get away from here”.

“The owls ain’t what they seem” attinge al rock funky: è un brano scuro, dalle ambientazioni più funky che descrive il forte malessere derivante dal sentimento di inadeguatezza.

Musicalmente i groove più sporchi ed energici sono di “Teenage cocodrile”, dove rock funky ed electro si fondono tra chitarre grasse e cori, raccontando di serate storte e situazioni sbagliate e “H.A.Z.Y.”., epilogo sfortunato di un rapporto sentimentale raccontato in pieno stile rock di fine anni 70, un’autentica cavalcata di riff sostenuti e sessione ritmica poderosa, che avrebbe fatto impallidire, per quanto possibile, i Kiss. Il disco regala nella sua track list anche due chicche solo strumenti e voce, prive di testo, dove i cinque si lasciano andare ad armonie strumentali vocali a prova di alienazione.

Get Behind è un disco di sperimentazioni e contaminazioni, dove i contrasti a volte si accentuano quasi al limite della frizione in altri momenti si fondono in una miscela di energia esplosiva. È un disco di suoni psych sfumati, eterei e armonie vocali circolari, ma allo stesso tempo, e nello stesso pezzo, stupisce con dinamiche rock blues e funky. L’ascolto del disco è un viaggio astrale tra realtà ed evasione: i temi delle liriche raccontano di vita e stati d’animo contemporanei e reali in cui è facile immedesimarsi, ma l’accelerazione emozionale è data dalla varietà sonoro e dalla dinamica degli elementi compositivi che attribuiscono a Get Behind forza ed originalità.

 

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