Giancane & Autoreverse Live@Eterna 23/04/16

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E’ sabato, è fine aprile, è festa fino a martedì e suonano gli Autoreverse e Giancane alla Città dell’Altra Economia

Non ce lo siamo fatti ripetere due volte ed eccoci qui ad Eterna: un festival di cinque giorni nato per festeggiare il compleanno della nostra amata città tra musica, mercatini vintage e street food: insomma tutto quello che di bello e buono c’è in giro adesso!

E’ la classica serata in cui esci di casa con il sorriso, perchè andare a sentire questi due gruppi è un po’ come passare del tempo con dei vecchi amici: bastano una birra, due chitarre e ti senti a casa, pronto a ballare e cantare a squarciagola.

Arriviamo verso l’ora di cena e così non possiamo che fermarci in uno dei tanti food truck: decisione difficile, devo ammetterlo, perché come direbbero gli Autoreverse « se la scelta è troppa alimenta anche l’angoscia ».

Mentre addento il mio buonissimo panino ecco arrivare le prime note di “Futuro” e in maniera un po’ goffa cerco di farmi spazio tra la folla, perché quando suonano gli Autoreverse si sta sotto il palco e si canta. Punto.

Cosa altro potresti fare con canzoni che in un modo o nell’altro raccontano di te? Che raccontano di tutti noi in modo semplice e diretto, con parole che ognuno di noi ha detto almeno una volta? Chi non è mai stato « sotto casa tua, che magari poi t’incontro e posso fingere che ci passavo solo per caso »?

E allora cantiamo, tutti, tutto. Della voglia di scappare e mollare e della difficoltà a chiudere una storia sbagliata. Della paura della solitudine e della volontà di non accontentarsi.

La prima parte del concerto è andata e noi non siamo affatto delusi, ma solo più carichi. Giusto il tempo di riempire il bicchiere che comincia Giancane.

Viene introdotto da Giuseppe Lo Monaco di Radio Rock come “Il portatore sano di buon umore” e non si può non essere d’accordo. La festa è ormai esplosa e la gente si accalca sempre più numerosa. Una festa all’insegna dell’allegria e della leggerezza, che fa sempre bene.

E come in ogni festa che si rispetti arrivano gli amici: Wrongonyou, ad esempio. Sale sul palco per suonare “Lunedì” di Vasco Rossi e rimane per tutto il concerto, perché dalle feste divertenti si va via solo alla fine.

Si ride e si scherza, tra il gruppo e con il pubblico, con il piccolo Matteo che dalle spalle dell'”incosciente” papà assiste entusiasta a tutto questo: “Caro Matteo, ti chiedo solo un favore, non ti comprare mai un paio di Hogan blu!”, questa la preghiera di Giancane al giovane fan.

E di nuovo a saltare e a cantare, cantare de “La Vita” (di merda) e di amori nati e morti per colpa di un paio, appunto, di “Hogan blu” (perché anche in questo caso: vorreste dirmi che a voi non è mai capitato?).

L’atmosfera è ormai quella di un falò sulla spiaggia  e allora vai con le cover dei Lunapop e della Pausini, cantate ovviamente dal “Cremonini di Centocelle” (alias Alessio Lucchesi, chitarrista e seconda voce di Giancane) e con un ultimo accorato grido sulle note di “Vecchi di merda”.

La festa è finita, non ci resta che affacciarci al dj set che è iniziato dentro al Villaggio Globale, ma subito ci accorgiamo che forse siamo troppo vecchi per questo e allora ce ne torniamo a casa.

E, come avevo previsto, è stata una bella serata.

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