GianCarlo Onorato | Quantum

In quest’ album GianCarlo Onorato riprende un sound un po’ retro per trattare un tema immortale: l’Incontro.

Un passo indietro non è sempre un passo falso. È questo ciò che prova a dire e a cantare GianCarlo Onorato nel suo nuovo album Quantum. L’intero disco, infatti, recupera sonorità e un tipo di scrittura lontane dalle mode e dalle tendenze di oggi, rivisitandole e donando ad esse un volto nuovo.

Ciò che colpisce al primo ascolto è la ricercatezza del sound pieno e ricco di particolari, un tappeto su cui la voce si poggia senza fatica, creando combinazioni sempre diverse: dalla brutalità all’erotismo, passando da atmosfere luminose ad altre molto cupe.

“Le belle cose”, il brano di apertura, ci fa entrare subito nel percorso verso il quale vuole portarci Onorato: quello dell’Incontro, dell’unione tra persone diverse; così diverse che durante il pezzo risuona, come un ritornello o come una condanna, la domanda «tu chi sei?»: il primo passo, appunto, per iniziarci a quell’incontro che dura dodici brani.

La pesantezza iniziale si trasforma in speranza con “Niente di te”, in cui l’autore narra, tra le note pulite e semplici del pianoforte, un incontro iconografico, la fusione di due corpi che portano alla fecondazione. È l’inizio di un passaggio che porta anche all’erotismo estremo di “La norma dell’attesa”: un brano dal sound quasi stridente, che fa cambiare registro all’intero album, aggiungendo vivacità e spensieratezza.

“Cristo pornografico”, il brano che ha annunciato l’uscita dell’album, è l’opera più sofferta, ma allo stesso tempo la più complessa.
La voce recita parole forti, sfrontate, blasfemie che nascono dal dolore dell’assenza, nel quale “Stanotte senza te” sembra l’unica preghiera innalzata più volte al “Cristo pornografico” del titolo.
Tematica che ritorna, quella dell’assenza, anche con “Scintillatori”, che ripercorre in modo simile, forse troppo, il testo e le sensazioni del brano prima citato.

Quantum è un saliscendi continuo, una montagna russa di emozioni e sensazioni. Così all’apparizione e al suono disteso di “In grazia” si sostituisce subito il dolore della “Primavera di Praga”, che racconta l’esperienza più forte dell’Incontro, la separazione, quel momento in cui anche ciò ci circonda sembra appassire, come recita l’inizio, intonato con voce bassa e malinconica: «le piogge cadono per te – i fiori sbocciano e non sai – di non aver vissuto mai – di non aver vibrato mai».

“Passaggio”, l’ultimo brano dell’album, riprende un sound tipicamente rock e cambia ancora, per un’ultima volta, l’atmosfera, che si fa distesa e rilassata, perfetta per concludere il percorso di Quantum.

Sono testi che raccontano la genesi del dolore quelli di GianCarlo Onorato, dal momento di estasi che precede l’Incontro, alla tristezza che segue la sua fine. Tutto il mondo di Quantum vive in un solo episodio, in singolo spaccato di vita, in una sola persona: il “tu” a cui più volte si rivolge l’autore, la persona che fa nascere quel sentimento e che poi può tradirlo secondo uno schema indefinito, a cui sembra difficile o impossibile dare forma. Eppure Onorato sembra esserci riuscito.

 

A cura di Giorgio Moretti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *